Ma la questione è ancora un altra. Il Belotti dell'anno scorso ci avrebbe regalato qualche punto in più, verissimo, ma al netto delle pressioni che ha subito quest'estate, dell'iniziale cambio di modulo del Torino, dell'infortunio patito contro il Verona e della tremenda delusione per la mancata partecipazione al suo primo mondiale, non stupisce che il Gallo quest'anno non stia rendendo come ci si aspettava. Ora ci sono due vie per gestire la cosa: supportarlo facendogli sentire l'affetto che la torcida granata sa dare a chi ha sempre dato tutto per la maglia, lasciandolo in pace fino a quando non tornerà sui suoi livelli oppure criticarlo spietatamente perché si credeva chissà chi ed era pronto a lasciarci per una squadra più “prestigiosa”. Francamente opterei per la prima alternativa: la seconda è da gobbi.
E poi chi dice che in fondo questo apparente ridimensionamento di Belotti non sia un bene per lui e per il Toro? Il giocatore potrebbe aver capito di non essere una stella di prima grandezza e, una volta digerita la cosa, potrebbe realizzare che il Toro è la sua dimensione ottimale. Giocare le prossime due stagioni in Europa col granata addosso, diventare punto fermo del nuovo corso della Nazionale per presentarsi all'Europeo del 2020 nel pieno della maturità calcistica pronto ad entrare nella storia azzurra dopo aver scritto quella granata: uno scenario neanche troppo fantascientifico. Il ragazzo è intelligente ed umile: sa che Torino coccola, altre piazze lo potrebbero stritolare a fronte di periodi bui di forma e rendimento. Si può essere grandi giocatori anche senza marcire sulla panchina del Real Madrid o del Chelsea…
Lasciamo in pace Belotti, facciamolo tornare con calma quel trascinatore che è stato l'anno scorso. E magari scopriremo che esistono ancora scelte di cuore, quando il portafoglio è già sufficientemente gonfio.
Da tempo opinionista di Toro News, dò voce al tifoso della porta accanto che c’è in ognuno di noi. Laureato in Economia, scrivere è sempre stata la mia passione anche se non è mai diventato il mio lavoro. Tifoso del Toro fino al midollo, ottimista ad oltranza, nella vita meglio un tackle di un colpo di tacco. Motto: non è finita finché non è f
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