Un Cairo più "granatizzato" è in fondo quello che tanta parte della tifoseria gli ha chiesto negli anni più bui della sua presidenza. Spesso in passato in parecchie sue mosse non si capiva perché, al di là di scelte giuste o sbagliate, non provasse, anche sbagliando, a fare qualcosa di veramente granata piuttosto che limitarsi al copione da cumenda milanese. A me sarebbe piaciuto che mi dicesse e poi lo traducesse in fatti: "Non compro Tizio o non rinnovo Caio perchè destino quei soldi al vivaio o al Filadelfia". Cose così, che lì per lì mi avrebbero comunque fatto arrabbiare, ma per le quali mi sarei fatto una ragione sapendo che però dall'altro lato si facevano crescere dei giovani o si trovavano delle risorse per il Fila. Vedere, oggi, germogli di questo granatismo rinascere in Cairo mi sembra una buona notizia: per noi, per lui e soprattutto per il Toro.
E se si facesse prendere la mano e davvero costruisse una squadra forte per l'anno prossimo?
Intanto aspettando un'amichevole col Benfica, mi godo la faccia di Conte e l'attesa di Chievo-Torino che sarà sicuramente una dura battaglia: l'ultima di tante, la prima di altrettante. E' la storia del Toro, ed è bella così. Unica nel suo genere, toccante come poche. Obrigado Toro!
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