Io mi limito a mettere in dubbio il concetto di ambizione da loro espresso e quello che si identifica comunemente usando quel termine. Riconosco che tutti, e i calciatori non sono da meno, lavorano per guadagnare il più possibile e tutti ambiscono ad avere il meglio per sè e, per chi ce l'ha, per la propria famiglia. Quello che mi lascia perplesso è che ci sono lavori, tipo il calciatore, dove l'aspetto emotivo ha comunque un suo peso e dove la scala delle soddisfazioni professionali è molto relativa. Per un operaio o per un manager la differenza tra un'azienda e un'altra spesso si nota solo nel peso della busta paga. Ma se uno di loro può permettersi valutazioni che vanno al di là del semplice stipendio, certamente terrà conto anche del "clima" aziendale in cui lavorano: quindi vado (o resto) dove mi trovo meglio per l'ambiente che mi circonda (colleghi, capi, stress lavorativo, ecc.). Infine c'è l'ambizione: lavorare nella migliore azienda che ci sia sul mercato, non vuol dire automaticamente essere al top. Non è meglio essere il capo di una piccola-media azienda che il numero 15 di una multinazionale? Tutto è relativo. In fondo nel Toro Ogbonna guadagnava due volte quello che guadagna un manager di una multinazionale con grandi responsabilità, ne era l'uomo simbolo (o uno dei) ed aveva anche raggiunto in pianta stabile la Nazionale nell'anno prima dei Mondiali. Non male, no? Ma anche qui si può affermare che tutto è relativo.
Stando così le cose, mi piacerebbe quindi chiedere a Ogbonna: non è un tipo di ambizione anche essere il capitano del Torino, trascorrervi gran parte (o tutta) la carriera, magari raggiungere con questa maglia traguardi non eccelsi, ma da assoluto protagonista e vivere il resto della vita amato dai tifosi (chiedere a Pulici per info...) sapendo di aver fatto la storia di una gloriosa società di calcio italiana? E analoga domanda la potrebbe fare un napoletano qualsiasi a Cavani.
Il problema è che per quanto uno non giuri amore eterno alla maglia e non si senta un traditore, alla fine resta in tutta onestà difficile non pensare che in fondo, in fondo, sia stata tutta una semplice e mera questione di soldi. Ecco allora che la nobile ambizione si ritrova a braccetto con la remunerazione ed una diventa la giustificazione dell'altra. Ed allora aveva ragione quel tizio che diceva che in fondo andare con una bella donna è facile per chiunque. Più difficile è stare con una normale, amarla per tutta la vita e pensare sinceramente che sia la donna più bella del mondo.
Ci vuole cuore e non c'è stipendio che lo possa comprare.
Alessandro Costantino
Twitter: AleCostantino74
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