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Rampanti: “Minacce a Cairo? Mi faccio un paio di domande”
Il Torino vince contro il Parma e si risolleva in classifica: la salvezza non è ancora cosa fatta, però la squadra e l’ambiente possono respirare. Hanno fatto inoltre rumore le parole di Urbano Cairo nel post partita, e il rapporto tra il patron e la piazza rimane sempre un tema bollente. Parliamo di tutto questo con Serino Rampanti nella nuova puntata di “Parola al Mister”.
Serino, che partita è stata Torino-Parma? “Partita importantissima per tanti motivi noti. Prima della partita contro la Lazio la società aveva deciso la sostituzione del tecnico perché era ormai subentrata in tutti la paura di essere risucchiati in fondo alla classifica. Quindi sono arrivate la vittoria contro la Lazio e la sconfitta di misura a Napoli. Situazioni che abbiamo cercato di analizzare nelle scorse settimane”.
Cosa ha determinato la vittoria contro gli emiliani? “Quando i calciatori di una qualsivoglia squadra si ritrovano in una brutta posizione di classifica, come era la situazione contingente del Toro, e si ritrovano con un nuovo tecnico, credo che subentri nella loro testa un senso di precarietà e insicurezza sul loro futuro. Con il cambio, il gruppo calciatori vive la nuova realtà con la paura di perdere posizione nella gerarchia di scelte che il nuovo tecnico potrebbe stabilire. Questa sensazione è più grande se la percezione sul valore del nuovo tecnico è fondata. Naturalmente le vittorie non sono mai scontate, comunque mi sembra ovvio che la reazione ci sia sempre e se ciò avviene in particolare nei giocatori più rappresentativi è probabile che la squadra cambi in positivo l’atteggiamento in campo. Poiché la classifica non rispetta la caratura tecnica di una buona parte dei giocatori del Torino, le prestazioni della squadra in queste ultime tre partite sono conseguenti al loro reale valore. Il passo veramente importante è stato far reagire alla grande tutto il gruppo e qui naturalmente bisogna ammettere che la società si è mossa con il giusto piglio. Il direttore sportivo e l’allenatore hanno agito con l’accortezza e l’esperienza che possiedono solo gli uomini che hanno calcato per anni i campi da calcio. La decisione di cambiare un tecnico è sempre una brutta cosa, ma a volte, come in questo caso, riesce nell’intento di risvegliare l’orgoglio insito nell’animo dei calciatori. Il fattore nuovo tecnico, in questo caso, ha funzionato nella loro testa”.
Vedi meriti anche da parte di Petrachi? “A conferma del fatto che nella gestione precedente all’avvento di Petrachi qualcosa non aveva funzionato, il Presidente Cairo ha cambiato prendendo un ds che è riuscito nell’intento di migliorare la rosa dei calciatori già prima dell’arrivo di D’Aversa; un altro fattore positivo che ha aiutato il gruppo a crescere, anche se c’è voluto un po’ di tempo. Vorrei ricordare il magnifico lavoro che Petrachi fece nella sua precedente gestione al Torino. Sono sicuro che l’attuale Ds, nonostante la lontananza da Torino durata qualche anno, non possa aver smarrito le sue qualità che si manifestano in modo egregio nella ricerca di nuovi talenti. Sono altresì sicuro, avendo frequentato e lavorato nel calcio per qualche decina di anni, che Petrachi, a differenza di altri in precedenza, abbia delineato molto bene la strada da percorrere al nuovo tecnico, il quale non avrebbe potuto conoscere a fondo e da vicino una parte dei calciatori così come il nuovo (per lui) ambiente societario. Credo che il tutto abbia reso più agevole il lavoro del tecnico ma sono anche del parere che D’Aversa stia agendo molto bene sul lavoro della squadra e sulle decisioni tecniche che con sicurezza sta mettendo in campo”.
Quali sono, quindi, i suoi meriti principali? “D’Aversa mi piace, perchè consapevole di allenare un gruppo costruito di doppi giocatori su ogni ruolo. Cosa succedeva nella gestione precedente? Immancabilmente, per accontentare tutti, in ogni partita sia all’inizio che durante la gara si cambiava uomini con troppa facilità e così facendo si minavano le sicurezze dei giocatori in campo, soprattutto di coloro che a mio modesto parere in questo gruppo devono sempre giocare. Questo allenatore, invece, sa molto bene che quando trovi un giusto equilibrio nella squadra che ti porta a fare risultati, meno lo tocchi e meno problemi ti vai a cercare. D’Aversa ha da subito inquadrato il tutto stabilendo delle gerarchie e come è giusto che sia, ci sono giocatori inamovibili e altri meno. Lui allena il Torino, non l’Inter o il Milan o altre compagini che hanno in rosa tanti giocatori di pari livello, in cui l’allenatore può benissimo cambiare giocatori in campo senza correre eccessivi pericoli”.
Casadei è rimasto fuori e D’Aversa lo ha invitato, non troppo velatamente, a tirare fuori gli attributi…“Già la scorsa settimana avevamo affrontato l’argomento Casadei, e in questi giorni leggo sugli organi d’informazione le sottolineature e le domande al tecnico sul mancato impiego in campo del giocatore. In passato, relativamente a questo calciatore, ho sempre sostenuto la difficoltà d’inquadrarlo in un ruolo specifico. Egli viene presentato come centrocampista ma colui che gioca a centrocampo, secondo il mio modestissimo parere, deve necessariamente essere in possesso di caratteristiche tecniche che Casadei possiede solo a momenti, il che non basta. Definisco Casadei un calciatore anomalo, bravo nel gioco aereo, ben strutturato fisicamente, dotato di discreta tecnica di base. Ma il centrocampista conosce per prima cosa i tempi di gioco, sa quando deve giocare di prima intenzione e quando deve invece temporeggiare. Porta palla solo quando non può farne a meno. Il centrocampista è colui che più degli altri gioca a testa alta, è colui che più degli altri deve essere dotato di sensibilità di piede che lo porta di conseguenza non a guardare il pallone che sta controllando e guidando, ma a controllare tutto lo svolgimento del gioco che lo porterà ad agire nel migliore dei modi. La scorsa settimana avevamo affermato che Casadei al limite avrebbe potuto ricoprire il ruolo di Vlasic, naturalmente dovremmo anche qui andare a spiegare le diverse caratteristiche dei due giocatori; ci ripromettiamo di affrontare anche questo argomento tecnico in un’altra puntata”.
Si è parlato molto anche delle dichiarazioni rilasciate da Cairo dopo la partita. Che ne pensi?“Lasciami dire che i tifosi possono liberamente dissentire e far mancare il loro sostegno alla squadra e fare lo sciopero del tifo. Per fortuna, viviamo ancora in un paese democratico e quindi ognuno può pensarla come crede. Per quelli che non hanno visto la partita dal vivo, è stato però un vero peccato perchè vedere realizzare quattro goal dalla squadra per cui tu tifi, è tanta roba. Ma in questo momento la situazione ci presenta un aspetto della realtà che non ha niente a che fare con il calcio, perché quando si contesta ci deve sempre essere una soglia che non si può travalicare. Quando si arriva alle minacce di morte, si è superato il limite come quando in una manifestazione si brucia il manifesto con la fotografia del primo ministro o la bandiera simbolo dell’identità del paese. Coloro che arrivano a fare certi atti, non si rendono conto della gravità del gesto e sono arrivati a diventare intolleranti verso tutti coloro che democraticamente la pensano in modo diverso. Mi faccio due domande: dopo il fanatismo religioso e politico, stiamo forse andando verso un fanatismo sportivo? Inoltre, pensando al percorso dei famosi “lodisti” e alla difficoltà che ebbero di trovare qualcuno che mettesse dei capitali e vedendo cosa sta succedendo oggi intorno al Torino, c’è qualcuno convinto che ci possa essere un gruppo o un signor capitalista che possa permettersi di essere indifferente a tutto ciò e farsi avanti? Purtroppo, mi vengono in mente Pianelli e Rossi…”.
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