Se esiste il famoso detto sull'erba del vicino, vuol dire che questa dinamica è abbastanza scontata e diffusa nell'intero genere umano, viene spontaneo dire: diverso, però, è avere la voglia di analizzare quanto sia verde poi davvero questa benedetta erba! Ad esempio, la famosa tranquillità dell'ambiente del Chievo potrebbe non bastare quest'anno a tenere in A i clivensi, così come l'ennesima infornata di sudamericani (e la partenza di un paio di validi elementi, uno su tutti Lodi) potrebbe rivelarsi insufficiente al Catania ad evitare il tragitto dalle stelle dell'anno passato alle stalle di quest'anno. Anche l'Udinese sembra non essere in grado di perpetuare il circolo virtuoso dei risultati sportivi e delle plusvalenze di bilancio, forse perchè non si è dato il giusto peso al fatto che un anno dopo l'altro Di Natale non ringiovanisce, anzi... Chi di noi invece tutto sommato un po' invidiava uno Zamparini che spendeva e spandeva per il Palermo (ma altrettanto vendeva!) l'anno scorso si sarà dovuto ricredere di molto, mentre chi analogamente metteva Cellino e Preziosi in un'ipotetica classifica di presidenti davanti a Cairo forse non ne sarà più così convinto dopo il carcere dell'uno e i tracolli dell'altro.
In generale è troppo facile prendere ad esempio una squadra che vive una o due stagioni di grazia e additarla come un modello di riferimento assoluto da seguire e da imitare. Imparare dagli altri, cogliere aspetti positivi dei loro modi di gestire le cose o di interpretare e sviluppare certe dinamiche è cosa buona e giusta, nonchè segno di grande intelligenza e di aderenza alla realtà che sta intorno. Farlo con atteggiamento prevenuto, o peggio ancora disfattista, perchè tanto c'è sempre qualcuno che fa meglio è invece deleterio e poco costruttivo. In fondo il Toro i proprio modelli di riferimento li ha nella propria storia e nei valori che in essa si sono consolidati e caratterizzati. Non c'è bisogno di invidiare il Verona perchè è quarto in classifica oggi: ciò che sembra una luce a volte è solo un abbaglio.
Meglio concentrarsi sul Toro e su come lo vorremmo: non un supermercato come l'Udinese, il Palermo o il Genoa, nè succursale di gobbi da rigenerare o rottamare come il Parma e neppure provinciale come il Chievo o il Sassuolo che tanto a Torino quell'ambiente "tranquillo che ti fa lavorare senza pressioni" non lo avremo mai. Tutt'al più con qualche bandiera in più, com'è Conti nel Cagliari, senza paura di far giocare i giovani bravi come fanno ad Udine e un pochino più ambizioso come lo sono stati il Palermo e il Genoa in certi frangenti.
Io, personalmente, lo vorrei un po' più simile al Toro degli anni Settanta, anni in cui il giardino più verde era spesso il nostro: ma tanto anche quando è cosi il vento prima o poi gira e l'erba del vicino torna ad essere sempre la migliore. E allora quel vizietto molto granata inevitabilmente fa di nuovo capolino...
Alessandro Costantino
(foto Dreosti)
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