Ecco, se vogliamo, la costante di queste tre ultime annate è rappresentata dal tempo: il tempo che ha impiegato, ogni anno, Ventura a trovare la quadra per far rendere al meglio la squadra. Quest’anno a dire il vero ci eravamo illusi che finalmente si potesse partire forte e per le prime giornate così è stato. Poi la vertigine d’altezza (il primo posto clamorosamente mancato nel pomeriggio di Modena…) e i tanti infortun,i uniti ad un calendario che ha assunto le fattezze di un gran premio della montagna, hanno affossato la squadra, ricacciandola nel limbo della parte destra della classifica. L’istinto suggerirebbe che forse parte delle colpe di questa situazione di stallo è da imputare alla mentalità poco elastica e vincente del mister, incapace di “sorprendere sé stesso” nei momenti difficili osando e di dare un impulso decisivo quando si può svoltare verso l’alto (sbagliate quasi sempre tutte le partite decisive dalla trasferta di Pescara in B, alla partita col Parma in casa o quella di Firenze l’anno del settimo posto, fino alla sciagurata gara col Carpi).
In realtà la razionalità ci spinge ad essere moderatamente tranquilli e sufficientemente ottimisti per l’immediato futuro. Ventura ha sempre trovato il bandolo della matassa e raggiunto, a fine stagione, gli obbiettivi prefissati all’inizio. Perché non dovrebbe essere così anche stavolta? L’ossatura della squadra è la stessa e una certa qualità non manca. Certo che fa rabbia pensare a quelle prime sei giornate e alla metamorfosi radicale delle ultime sei. Ma se la ricetta societaria continua a prevedere più attenzione alle plusvalenze che a tutto il resto sarà difficile commentare inizi di stagione differenti: mastro Ventura dovrà comunque ogni anno reinventarsi nuovi equilibri. Con l’augurio che anche lui sappia rinnovarsi per non essere sempre troppo uguale a sé stesso…
© RIPRODUZIONE RISERVATA
/www.toronews.net/assets/uploads/202304/ddac8753fc020448d0304f1213d22e07.jpg)
/www.toronews.net/assets/uploads/202602/e3e8fb464ea14780d85e0fb4c9230b8f-scaled.jpg)