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Berruto a TN: “Non mi sono mai sentito così distante dal mio amato Toro”
Torna in esclusiva a parlare su Toro News Mauro Berruto, grande tifoso granata, oggi più che mai in difficoltà nel riconoscersi nel suo club. L'ex commissario tecnico della Nazionale azzurra analizza la situazione dopo la batosta di Como e traccia un quadro quanto mai allarmante.
Buongiorno Mauro. Cosa lascia il 6 a 0 di Como?"In maniera spietata è emersa la distanza siderale, lo zenit e il nadir, tra il progetto del Como e quello del Torino. Da una parte compattezza di intenti, visione, talenti, entusiasmo, dall'altra niente di tutto questo. Polo Nord e Polo Sud, estremi opposti. L'11 a 1 rende ancor più l'idea del 6 a 0 di sabato".
Quante colpe ha Baroni di questa situazione?"Il primo che si starà interrogando su se stesso è Baroni. Da tifoso però non capisco tante cose. Al di là di come è stata costruita la squadra, la gestione degli interpreti in molti casi è incomprensibile. La scelta tecnica di tenere fuori Maripan non ha proprio funzionato. Togli un giocatore solido e perdi come hai perso ultimamente, vuol dire che hai sbagliato. Questo è solo un esempio di una gestione che da tifoso non comprendo fino in fondo".
E quante responsabilità Cairo dopo vent'anni?"Da tifoso del Toro ti dico che questo che stiamo vivendo è il mio momento personale di maggior distacco da tutto quello che è stato il mio amato Toro. Valori in cui ho creduto e valori che ho difeso. Non mi dimentico di quando siamo retrocessi, di quando abbiamo giocato a Licata, di quando siamo falliti, di quando è stato abbattuto il Filadelfia. Ci siamo arrivati per inerzia. Conoscete il processo della rana bollita? Se la metti nell'acqua bollente questa scappa fuori, se invece la metti nell'acqua fredda e poi tiepida e poi la scaldi ancora la rana muore senza accorgersi. Ecco siamo arrivati alla rana bollita. Non ci sono risultati, non ci sono obiettivi. Si vive alla giornata, si naviga a vista. Provo una condizione di scollamento da tutto quello che è stato il mio Toro, è una sensazione bruttissima. La mia carriera da tifoso granata è lunga, ho fatto anche delle follie come tornare da Mosca in fretta e furia dopo una partita della nazionale di volley che allenavo per vedere Torino-Mantova. A tutti gli effetti resta una delle serate più belle degli ultimi trent'anni di storia. Mai come oggi mi sono sentito apatico, vorrei provarci lo stesso ma so che non cambierà nulla nel breve periodo".
Quali sono le sue principali preoccupazioni legate al Torino di oggi?"La prima è che tutti, dal tifoso all'ultimo dei giocatori, dobbiamo renderci conto che bisogna lottare per mantenere la categoria. Bisogna sintonizzarsi sul canale giusto e farlo in fretta. Domenica sarà una partita difficilissima perché ci sono tutte le condizioni peggiori: partita a mezzogiorno, clima mugugnante, condizioni fisica annaspante, condizione mentale anche peggiore. Con il Lecce sarà cruciale e il Torino ci arriverà nel peggior modo possibile. Io continuo a non considerare nel lotto per la salvezza Genoa e Fiorentina, quindi la concorrenza non è così ampia. E poi ho un incubo: retrocedere nel derby l'ultima giornata di campionato".
La seconda?"Lo stadio. Parlo da tifoso ma lo stadio è un tema che coinvolge il mondo Toro a 360 gradi perché è un elemento imprescindibile per poter aumentare il proprio appeal. Non sapere che cosa accadrà da qui ai prossimi mesi su questo fronte lo trovo angosciante. I progetti sportivi si strutturano sulla casa, è una delle fondamenta su cui si basano i risultati, ce lo insegnano i nostri vicini. La Juventus ha vinto quando ha investito sullo stadio, poi ha provato a fare il super investimento sul giocatore e ha incontrato diverse difficoltà. Il nostro discorso è diverso, mi accontento di un ragiomento serio e strutturato su cosa vogliamo fare sullo stadio ma non da qui a un anno. Dopo vent'anni di presidenza non si può navigare a vista, non si può andare avanti per inerzia. Questa cosa mi spaventa perché stiamo perdendo ogni refulo di identità. L'11 a 1 contro il Como ha ingigantito tutto questo, ha davvero messo in evidenza la distanza siderale tra quello che è il Como oggi e quello che non è il Toro oggi".
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