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Esclusiva

Carlo Grande a TN: “La mediocrità in cui vegeta il Torino è voluta da Cairo”

Carlo Grande a TN: “La mediocrità in cui vegeta il Torino è voluta da Cairo” - immagine 1
In esclusiva le parole dello scrittore, da sempre grande tifoso del Torino. La sua analisi è una pesante critica ai vent'anni di Cairo
Andrea Calderoni
Andrea Calderoni Caporedattore centrale 

Torna a parlare in esclusiva su Toro News Carlo Grande, scrittore di fede granata. Torna a parlare in un momento burrascoso della storia granata alla vigilia di una partita fondamentale contro il Lecce. La sua analisi è una dura critica alla gestione ventennale di Cairo.

Buongiorno Carlo. Si è ripreso dai 6 gol incassati a Como?"Per me è stato peggio del 7 a 0 incassato con l'Atalanta, quella fu la prima volta e ci sembrò di toccare il fondo. Ora sembra che non esista un fondo, l'unica modalità per risalire dal fondo è cambiare proprietà. Il Torino con questa proprietà è diventato uno zombie che cammina, anzi inciampa. Ci sono esseri che camminano come in un film, non esiste più un'anima. Osservare questi esseri è dolorosissimo per chi vorrebbe tifarli. Siamo nei giorni fondamentali per lo stadio: speriamo sia la volta buona per un'offerta pubblica da parte di qualcuno. Se avessi i soldi, lo comprerei io lo stadio per farci giocare il mio amato Toro. E credo che lo farebbero molti altri tifosi". 


Ha paura di potersi giocare la salvezza all'ultima contro la Juventus?"Il pericolo c'è, razionalmente ci ho pensato. La squadra non risponde all'allenatore. Un po' ho giocato a calcio, ho militato a inizio carriera nelle giovanili del Torino, e mi sembra che nel Torino attuale ci sia qualcosa che non funziona all'interno. La situazione Maripan è emblematica: si è venuto a sapere che gli è stato offerto un rinnovo con un contratto inferiore all'attuale e siccome i giocatori sono professionisti di un settore a tutti gli effetti, è chiaro che si rischia di avere una controprestazione. La qualità del gruppo non è altissima, credo che solo 4-5 dell'attuale rosa possano affrontare una Serie A medio-alto. Se poi aggiungi situazioni come quella di Maripan, capisci che la strada si fa molto in salita". 

Quante colpe ha Baroni?"Baroni ha una serie di colpe enormi. Ci sono giocatori presi in estate che hanno il suo stesso procuratore. C'è un bel conflitto di interesse. E alcuni di questi giocatori stanno contribuendo al naufragio del Torino. Il perciolo, lo ripeto, c'è". 

Giugno 2026: Torino in B, Cairo vende la società. Accetterebbe?"Non è facile rispondere. La tentazione ci sarebbe, però non basta. Su una cosa voglio essere chiaro. Il Torino in questo stato vegetativo è stato programmaticamente voluto da Cairo. Mi rifiuto di pensare che Cairo non sia stato in grado in vent'anni di uscire dalla mediocrità perché in ogni altro ambito professionale ha raccolto successi anche in periodi di tempo molto inferiori. La mediocrità in cui vegeta il Torino è coscientemente voluta dalla proprietà. Ci sono tanti esempi di club che oggi giocano e lottano per l'Europa che sono dovuti ripartire dalla Serie C e dalla Serie B nel recente passato. Con proprietà come quella attuale del Bologna o del Napoli sarei pronto a correre il rischio di scendere in B, salutare Cairo e sperare in un nuovo futuro". 

Il Torino ha sbagliato ad aspettare Zapata?"Secondo me no. Il rischio c'era, ma aspettarlo era giusto. Il punto è il suo stipendio e quindi lo stanno mettendo alla porta con un sistema pessimo. Non lo fanno nemmeno giocare, non gli danno minuti. Tanto perso per perso, meglio Zapata. Abbiamo dei fantasmi in campo. Ngonge lo è stato da settembre in avanti. I giocatori venivano scelti prima di tutto per la tenacia ai tempi di Sergio Vatta. Ecco diciamo che con Ngonge Davide Vagnati ha pescato più un influencer che un calciatore". 

Quali sono stati i principali punti deboli dei vent'anni di Cairo?"Cairo non appare uno sprovveduto. Con il Torino ci guadagna in termini di visibilità e in termini economici e tiene il club come le rane a mollo nella pentola. In lui ci sono narcisismo e presunzione. Sono stupefatto come una persona dopo vent'anni, con centinaia di migliaia di persone che non ne possono più, resti attaccato alla sua poltrona. Cairo per i suoi interessi personali rappresenta benissimo il concetto di posto fisso. Tutto questo ha portato il Torino a diventare uno zombie che inciampa costantemente, è una pianta di plastica che non fiorisce mai".