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24 febbraio 1943: la nascita della Farfalla Granata

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Gigi Meroni, il leggendario numero 7 del Torino, avrebbe compiuto oggi 83 anni
Andrea Croveri

Leggerezza. È forse questa la parola che meglio racconta uno dei simboli più grandi della storia del Torino: Gigi Meroni, la “Farfalla Granata”. Nato su quel ramo del lago di Como il 24 febbraio 1943, Meroni era fantasia pura, creatività, arte. In un’Italia che si avvicinava al Sessantotto e ai grandi cambiamenti sociali, incarnava già una rivoluzione evidente: nel modo di giocare, di vestire, di pensare, di vivere. Ribelle in campo e imprevedibile nella vita, sul prato del leggendario Stadio Filadelfia danzava con il pallone tra i piedi, trasformando ogni scatto in poesia. I tifosi granata vedevano in quel ragazzo magro e geniale non soltanto un campione, ma un simbolo di libertà. Un’icona che passò dal campo da calcio alle pagine della storia granata: la sera del 15 ottobre 1967, in corso Re Umberto a Torino, un’auto lo travolse, spezzando la sua vita a soli 24 anni. Alla guida c’era un giovane neopatentato, Attilio Romero, destinato molti anni dopo a diventare presidente del Torino FC e a condurlo fino al fallimento nel 2005. Quella notte fu una tragedia per la città e per il calcio italiano. Ma nel dolore nacque il mito: l’addio prematuro trasformò Meroni in un simbolo eterno, in una figura sospesa tra realtà e leggenda. Oggi la Farfalla avrebbe compiuto 83 anni. La sua leggerezza, il suo talento e la sua anima libera continuano a vivere nella memoria dei tifosi del Toro, come un dribbling che il tempo non è mai riuscito a fermare.