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TURIN, ITALY - MARCH 3: Che Adams of Torino FC and Roberto D'Aversa Head Coach of Torino FC during the Torino FC Training Session on March 3, 2026 in Turin, Italy. (Photo by Stefano Guidi - Torino FC/Torino FC 1906 via Getty Images)
Abbiamo passato giorni a cercare di comprendere come potesse presentarsi alla squadra a livello tattico D'Aversa e a sostenere che non potesse cambiare tanto in così poco tempo rispetto a quanto proposto da Baroni. E invece, il nuovo tecnico granata ha sorpreso tutti mostrando un Torino diverso, non soltanto nell'atteggiamento - questo è il minimo che si richiede ad una squadra che si trova a dover lottare per la salvezza - ma anche dal punto di vista della disposizione in campo. Baroni ha trovato una soluzione d'emergenza nel 3-5-2, con gli esterni in doppia fase, due punte a bloccare il reparto avanzato e un centrocampo composto da un regista puro, una mezzala quasi box-to-box e un Vlasic a muoversi sul binario in modo da unire la zona centrale con l'attacco. D'Aversa è partito da quest'idea ma l'ha re-inventata, con alcune innovazioni...
"Può ricoprire il ruolo da play in un centrocampo a tre, ma può giocare anche a due", ha raccontato Roberto D'Aversa nella conferenza stampa di presentazione di Napoli-Torino riguardo alla nuova situazione tattica e gerarchica di Ilkhan. Contestualmente, il tecnico granata si è soffermato sull'ultima partita, spiegando quanto sembrava già abbastanza chiaro: un cambiamento tattico evidente. "Contro la Lazio avevamo una mediana a due - ha commentato D'Aversa -, Gineitis ha fatto benissimo da mediano. Non mi soffermerei su sistema o moduli: è l'interpretazione della gara e degli spazi a fare la differenza". Una spiegazione sufficientemente chiara per poter illustrare con il supporto di dati oggettivi quanto è successo contro la Lazio: dal 3-5-2 il Torino ha variato tutto dal centrocampo in poi passando a un 3-4-2-1. La differenza può sembrare sottile ma in realtà cambia molto dal punto di vista dell'interpretazione.
L'immagine che vedete qui sopra mostra le heatmap (fornite da Sofascore e riadattate dal nostro grafico) dei giocatori presi in considerazione per spiegare questo cambiamento tattico. Partendo dal basso, risulta abbastanza evidente come Prati e Gineitis non si siano posti come play e mezzala ma come due mediani a tutti gli effetti: i loro fuochi d'azione sono molto bassi (al di sotto della linea del centrocampo) e l'ex Cagliari non ha coperto le zone centrali ma prevalentemente quelle a destra. Un discorso simile si può fare per la trequarti, prendendo in appoggio la heatmap di Zapata: i fuochi del capitano granata sono sparsi in tutto il reparto avanzato, come se fosse un'unica punta - come effettivamente è stato -. Dall'altra parte, invece, è evidente dal grafico come Simeone si sia posto in posizione più arretrata e decisamente sbilanciata verso destra. A completare il reparto, Vlasic: il numero 10 granata con Baroni si prendeva il lato destro del centrocampo mentre contro la Lazio ha occupato la parte sinistra della trequarti.
Ecco, dunque, spiegato come D'Aversa, nonostante il poco tempo a disposizione, abbia portato contro la Lazio qualcosa di diverso rispetto al suo predecessore: non un 3-5-2, ma un 3-4-2-1. Un centrocampo forse più scarno, dove alla mezzala (ora mediano in coppia) si chiedono compiti più difensivi e meno di spinta ma che garantisce un appoggio sufficiente per incrementare il lavoro sulla trequarti (ora presente e composta da due elementi) per supportare l'unica punta. Movimenti diversi e forse più frequenti, com'è stato evidente guardando la partita di Simeone. Questo può cambiare qualcosa non soltanto dal punto di vista tecnico-tattico ma anche da quello delle gerarchie, con Ilkhan e Casadei che devono ambientarsi a condizioni differenti e Adams che avrà la possibilità di giocare anche più basso. La soluzione, comunque, sembra interessante. Se non altro, contro la Lazio ha dato i suoi esiti. Chissà, magari è vero che le soluzioni migliori le si trova quando si è disperati...
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