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TURIN, ITALY - SEPTEMBER 24: Urbano Cairo President of Torino FC during the Serie A TIM match between Torino FC and AS Roma at Stadio Olimpico di Torino on September 24, 2023 in Turin, Italy. (Photo by Stefano Guidi/Getty Images)
In occasione della presentazione di Roberto D'Aversa come nuovo allenatore del Torino, nella sala conferenze dello stadio Olimpico-Grande Torino è intervenuto anche il presidente granata Urbano Cairo: "Stavo per dire che è un piacere essere qui, ma non siamo felici di tornare dopo due mesi e mezzo dalla presentazione di Petrachi. Ma sono contento perché D'Aversa è una vecchia conoscenza, l'ho sempre apprezzato e seguito con attenzione, soprattutto per quello che ha fatto a Parma. Annunciare un esonero non è un piacere, è una cosa che lascia con molto rammarico. Quando accade tutti sono responsabili, non solo Baroni che peraltro ho apprezzato molto come persona e come uomo determinato. Rispetto all'immagine che dà nelle interviste è molto più determinato, purtroppo le cose non sono andate bene come avremmo voluto complici diverse situazioni".
Ha parlato di errori. Un bilancio della situazione?
“Ne abbiamo già parlato alla presentazione di Petrachi. Quando fai una campagna acquisti con un’idea di gioco e poi in corsa ti accorgi che mancano giocatori per quel gioco è una partenza già zavorrata. Tutto questo si porta dietro dei problemi. Siamo riusciti dopo un inizio horror a San Siro a fare meglio: abbiamo vinto a Roma cambiando modulo di gioco, poi siamo incespicati e poi un buon filotto di sei partite. Dopo la sosta siamo ripartiti malissimo col Como, abbiamo fatto male a Lecce e contro il Milan siamo partiti benissimo e ci hanno rimontato. Bene Cremonese e Sassuolo, poi incespicato col Cagliari. Poca continuità, con fiammate importanti. Ricordo la vittoria a Roma in Coppa Italia, una gran partita. Tutto questo è il bilancio che faccio: partenza falsa, correzioni, poi recuperi e poi di nuovo male”.
La situazione ambientale quanto ha inciso?
“Sicuramente l’ambiente non è il più favorevole per la squadra, ma deve trovare al suo interno la forza per ribaltare la situazione e farsi appoggiare dai tifosi. Il nostro tifo è pazzesco, ricordo la vittoria col Mantova: all’allenamento del sabato dopo la sconfitta per 4-2 c’erano 2.500 tifosi che hanno dato una spinta incredibile, poi i 60 mila in partita hanno dato una spinta pazzesca. Un po’ come ha fatto il Genoa domenica contro di noi. Il pubblico può dare una mano incredibile, dobbiamo essere noi a cercare di ribaltare le cose. Spero che questo si possa fare”.
Ha la stessa voglia di continuare o sta pensando di vendere?
“La contestazione la vedo e la sento. Per quel che mi riguarda, la cosa importante è fare le cose con responsabilità. Sono presidente di una squadra importante come il Toro, devo passare in mezzo alle fiamme quando ci sono e cercare di spegnere il fuoco. tutto il resto è relativo: quando verrà e se verrà, lo diremo. Nelle difficoltà sono abituato a trovare in me tutte le risorse che ho e che posso produrre. Non mi dà scoramento ma più voglia di fare bene. Ho una responsabilità importante davanti a un milione e mezzo di tifosi del Toro, devo onorare questo impegno quando le cose vanno male così come l’ho fatto quando andavano bene. Con Juric per due volte ci siamo giocati l’Europa fino all’ultima partita, non buttiamo tutto in maniera poco costruttiva”.
C’è la volontà di scusarsi coi tifosi?
“Sicuramente essere qui a presentare un nuovo mister è segno di un percorso che non è andato come avremmo voluto. In questo ci sono già le scuse implicite, io sono massimamente dispiaciuto di come è andata la stagione. Siamo partiti con un altro obiettivo e altre prospettive. Avevo fatto investimenti non piccoli per giocatori che non ci hanno ancora dato quello che avremmo sperato. Sono dispiaciuto e mi scuso con i tifosi del Toro, nutro grande rispetto per loro e accetto critiche e contestazioni. Così come ci possono essere gli applausi, ci possono essere anche le contestazioni. Da parte mia c’è voglia di invertire la rotta e fare le cose nel modo migliore possibile. La responsabilità è fondamentale e io me la assumo tutto”.
Sta pensando di comprare lo stadio?
“Stiamo valutando la situazione dello stadio e di quello che può essere così com’è, le tante manutenzioni straordinarie da fare, il progetto per come lo cambieremmo. È una valutazione complessiva per arrivare poi a un’offerta. Poi si dovranno capire le formule: i 99 anni o altre cose. Ma stiamo lavorando per conoscere lo stadio in tutti i suoi aspetti. Come lo vorremmo far diventare e quello che potrebbe essere anche un aspetto commerciale che va insieme allo stadio, come è stato per la Juventus al Delle Alpi. Poi arriveremo con un’offerta”.
Il Comune aveva chiesto di fare una valutazione.
“Io al momento non conosco la cifra. Intanto facciamo noi una valutazione del valore dell’impianto, ho visto le situazioni anche di Udine (4 milioni e 800 mila) e Bergamo (8 milioni): questi sono i valori di riferimento. Poi vediamo i tanti interventi straordinari che dovrebbe fare il Comune e che non ha fatto: se prendiamo lo stadio li dobbiamo fare noi. Come il tema della metratura commerciale, va tutto considerato e valutato per metterci nelle condizioni di fare un’offerta”.
Il museo al Filadelfia?
“C’è una fondazione che partecipa e abbiamo dato un contributo, facendo anche mille altre migliorie per il Fila. La Fondazione ha risorse in cassa, può procedere e fare almeno parte di quello che manca: non so perché non lo facciano. È la Fondazione che deve completare con museo e quant’altro. Se acquistassimo lo stadio, potremmo anche pensare – se non si andasse avanti al Fila – di farlo proprio qua come accade in molti altri stadi. È un’ipotesi a cui sto pensando. Al Filadelfia nulla impedisce di fare il museo: la Fondazione ha soldi e può farlo”.
Ci sono novità sulla vicenda stadio?
“Stiamo lavorando, non ci sono ancora annunci da fare ma un lavoro sotto traccia. Me ne occupo direttamente e ho delegato anche Paolo Bellino. Il Robaldo è praticamente ultimato, mancano solo degli interni della palazzina. I campi sono operativi da giugno e le squadre dall’Under 12 all’Under 16 ci stanno facendo i campionati. Ci sono stati ritardi iniziali e intoppi per situazioni particolari del terreno ma ormai siamo in dirittura d’arrivo. Bellino mi sta coadiuvano nelle valutazioni e poi per l’offerta per vedere se troviamo un punto d’intesa con il comune”.
Non è tardi arrivare a marzo e dover ancora valutare quanto potrebbe costare lo stadio?
“Il Comune ci ha detto che poteva vendere lo stadio solo a gennaio, prima c’erano le ipoteche. Sono state tolte a gennaio, non in estate. Stiamo parlando di uno stadio che non era disponibile per la vendita, oggi lo è. Ci siamo incontrati con il sindaco ed è iniziato un rapporto per vedere valutazioni, c’è anche un tema di perizia che non c’era ed è molto più recente. Il discorso è in fieri. Noi conosciamo lo stadio, quello che non si sapeva è la perizia: io non so ancora oggi quale sia il valore, dovremmo sapere a breve. Le ipoteche erano un macigno che gravava ed era impossibile ipotizzare una vendita”.
La prossima stagione si vede ancora presidente? Ha intenzione di vendere? Lei è davanti a un fallimento progettuale e sportivo.
“L’ho già detto, sono disponibilissimo a vendere in vendita il Toro se c’è qualcuno più bravo e più disponibile di me. A oggi non ho avuto offerte, pur avendo dato pubblicamente una disponibilità: più che dire pubblicamente che sono disponibile a considerare una vendita del Toro non so cosa fare. Dare un mandato? Sono cose riservate”.
Il progetto Cairo sta facendo disamorare i tifosi.
“Quando ho preso il Toro era fallito, prima di me aveva fatto 6 anni di B ed è retrocesso tre volte. Siamo in A da 14 anni, per otto volte nella parte sinistra e per due volte in Europa. Per colpa del Parma? Le regole vanno rispettate, altrimenti scattano sanzioni. Ci siamo trovati a guardarci le spalle il primo anno di ritorno in A e poi nell’anno del Covid e nell’anno successivo. Quest’anno siamo in una situazione in cui le cose non vanno come avremmo voluto e abbiamo fatto cambiamenti. Il Toro che ho preso io non era quello degli anni 70 o del Grande Torino. La gente non si ricorda più ma era contestato, aveva problemi enormi”.
Se per lo stadio il gioco non valesse la candela, sta valutando alternative?
“Io spero che sia possibile arrivare a un accordo col Comune che sia possibile per entrambi. Siamo molto legati a questo stadio, è intitolato al Grande Torino. Stiamo lavorando per fare un’offerta che possa essere accettabile dal Comune e tenga conto degli investimenti che vanno fatti e delle valutazioni degli stadi in giro per l’Italia”.
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