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Toro, Simeone vive il suo momento perfetto. Ma il futuro…

Matteo Curreri
Matteo Curreri Redattore 
Gol, centralità e leadership: il Cholito si gode il presente, ma le sue parole su cosa accadrà a fine stagione lasciano più di un interrogativo

Giovanni Simeone è l’ultimo dei romantici. Sarà che, prima di accasarsi al Torino, le sue ultime due esperienze lo avevano condotto dalla shakespeariana Verona all’amore viscerale — anema e core — di Napoli. Non può essere, dunque, un caso se, dopo la rete messa a segno contro la Lazio, ha imitato Sal Da Vinci. “Per sempre sì”, dedicata alla moglie Giulia Coppini, con cui lo scorso 11 gennaio ha dato alla luce Tullio Pablo. La “T” mostrata agli obiettivi dopo il gol al Parma, prima del bacio rivolto alle telecamere in quel di San Siro, dopo il gol del momentaneo 1-1.

“Sapessi com’è strano sentirsi innamorati a Milano”, diceva qualcuno, e sicuramente Simeone ci sta prendendo gusto. Da qualche settimana a questa parte, oltre a far battere i cuori dei propri affetti più intimi, comincia a scoccare frecce con continuità — come un novello Cupido — anche verso i tifosi granata. Peccato che ci si metta sempre di mezzo la dura legge di Max: e no, non è Max Pezzali. “Mi dà fastidio questo risultato”, ha confidato nel post-partita, e come dargli torto. Dopo una delle poche repliche in questa stagione in cui il Torino si è mostrato sfacciato, ambizioso e tutt’altro che battuto in partenza, nonostante il gap in classifica e di qualità, non può che essere frustrante tornare a casa a mani vuote.

"Bisogna fare di più", ma i segnali sono positivi

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La gioia del terzo gol nelle ultime quattro è ardente, ma non può soddisfare del tutto un guerrigliero, pane e grinta da vendere, come il Cholito: “Sono contento a livello personale di quello che sto facendo per la squadra, ma bisogna fare di più. E dire che quel qualcosa in più il Toro finalmente lo sta riversando in campo, con convinzione. È trascorso esattamente un mese dalla Caporetto di Marassi, che costò la panchina a Baroni: da quel Toro grigio, quasi funereo e arrendevole. “D’Aversa ha portato le sue idee, noi facciamo quello che ci propone, le cose stanno andando bene: è la conferma di Simeone di qualcosa di visibile a occhio nudo.

E non sono solo i risultati, le due pesanti vittorie casalinghe che hanno fatto respirare i granata, nonostante il pericolo retrocessione non sia del tutto archiviato. Ma è l’atteggiamento. Perché a San Siro il Toro ha spento la luce a inizio secondo tempo esattamente come già accaduto in era baroniana, ma, al contrario di quanto visto più volte con il tecnico toscano in panchina, è rimasto in partita fino alla fine. E Simeone è stato proprio uno dei motivi di questo tentativo di riscossa. “Miracolo a Milano” sarebbe il titolo con cui accompagnare la parata di Maignan del 68’ sul tentativo di prima dell’argentino. Ad anticipare così il lavoro preziosissimo a dieci dalla fine, guadagnandosi il penalty trasformato da Vlasic, che poteva creare i presupposti per un forcing finale frenato dalla maestria di Allegri.

Simeone al centro

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E così, siamo a otto centri in questa stagione con addosso il granata. Già doppiato il massimo raggiunto a Napoli (4), anche se di gran lunga lontano dai 17 centri di Verona. Ma è innegabile che, cambiando allenatori, sistema di gioco e richieste, Simeone resti sempre il fulcro dell'attacco nella mente di chi deve compilare la formazione. Per D’Aversa non ci sono dubbi: è l’unico attaccante che finora ha sempre schierato dal primo minuto, senza sé e senza ma. E il Cholito lo ripaga a suon di gol.

Cruciale lo era anche per Baroni: “Se sta bene gioca. Ha una dedizione nel lavoro di cui abbiamo bisogno, e quando non lo ha coinvolto o non lo ha avuto a disposizione ha perso cinque partite su sei. Numeri che fanno statistica. Specie dopo l’ultima volta in cui il campionato si era fermato per la sosta per le nazionali, quando Simeone, rimasto a lavorare al Filadelfia nelle giornate uggiose di novembre, si era infortunato. Subito dopo arrivavano due bruttissime sconfitte contro Como e Lecce. Ora, per il ritorno del campionato, le idee del Cholito sono parecchio chiare: “Noi dobbiamo affrontare al massimo ogni partita, è un discorso che vale per le zone alte come per quelle basse della classifica: un passo falso rende difficile trovare la luce”.

Simeone, solo il Pisa e la salvezza. Occhio al richiamo del River

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Dal Meazza all’Arena Garibaldi di Pisa è un cambio di location non indifferente, così come di motivazioni e qualità degli avversari. E qui il Toro sarà chiamato a dare la sferzata definitiva per la salvezza. Di fronte, un avversario con cui all’andata è andato in gol, ma il cui risultato di squadra è stato insoddisfacente: 2-2 in rimonta, dopo la doppietta di Moreo. Pisa che poteva essere la sua squadra prima di scegliere il Toro, in un’operazione nostalgia che lo legava al padre, Diego, che assaggiò per la prima volta la Serie A proprio in Toscana.

Ma non è l’unico trait d’union tra “Cholo” e “Cholito”: c'è anche il River Plate, dove il senior ha mosso i primi passi da allenatore e il figlio quelli da calciatore delle giovanili e della prima squadra. E ieri, l’ottavo gol con il Toro lo ha segnato con una maglia speciale: quella dell’Eterna Amistad tra i ‘Millonarios e i granata, di cui è stato uno dei volti della campagna di lancio.

Otto di cui si ha paura che, ribaltato in orizzontale, non abbia a che fare con l’infinito, ma con una parentesi di una sola stagione. Il futuro è incerto, difficile dire qualcosa perché non si sa ancora cosa potrà accadere”: è la lezione filosofica del Cholito, ma che — detta dopo i rumors degli scorsi giorni su un possibile ritorno al Monumental — non fa dormire sonni tranquilli. “Non so cosa potrà accadere, ma in questo momento sto pensando semplicemente a dare tutto” è la posizione ufficiale da qui alla fine del campionato. Per ora, dunque, il cuore e la mente sono da dedicare al Toro e alla salvezza. Il romanticismo, la nostalgia, i giri immensi che poi ritornano… lasciamoli a tempo debito.