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CREMONA, ITALY - MARCH 16: Coach Paolo Vanoli of ACF Fiorentina reacts during the Serie A match between US Cremonese and ACF Fiorentina at Stadio Giovanni Zini on March 16, 2026 in Cremona, Italy. (Photo by Marco M. Mantovani/Getty Images)
Chiunque legga quest'articolo, lo guardi sorridente nella foto in copertina e abbia il coraggio di dire che non prova neanche un po' di nostalgia. Ma è normale, vi capiamo. Paolo Vanoli ha avuto il grandissimo pregio di comprendere la piazza granata fino in fondo. Anzi, forse insieme a Mihajlovic è stato quello che nel nuovo millennio l'ha compresa meglio. Un tecnico sanguigno, di cuore, qualcuno si espone annoverandolo tra quelli con lo "spirito Toro". Nelle prossime righe vogliamo dare alcuni spunti per farsi un'idea e riuscire a districarsi nel temibile bivio tra il ricordo e il rimpianto. Quando c'è di mezzo il cuore, si sa, è difficile riuscire a visualizzare una situazione in maniera analitica. Perciò proveremo a metterlo da parte, ma non fino in fondo...
L'ex tecnico granata, dopo la separazione con il Torino nella scorsa estate, si è preso un periodo di pausa. Interrotto dall'enorme e complicata sfida di salvare la Fiorentina. Vanoli è arrivato a Firenze dopo il disastro di inizio stagione sotto la guida di Pioli ed è ripartito dalle basi: la consapevolezza della propria posizione. Il 7 novembre la Fiorentina era ultima con 4 punti in 10 giornate e oggi, martedì 17 marzo, dopo 19 giornate sotto la guida del tecnico di Varese, è in zona salvezza, sedicedima a 28 punti. Un percorso estremamente complicato, quello di Vanoli sulla panchina viola, un percorso dove non sono assolutamente mancate lamentele e critiche da parte dei tifosi, ma un percorso che vede momentaneamente Vanoli in una situazione di successo verso l'obiettivo: la salvezza della Fiorentina.
Per comprendere se sia soltanto un bel ricordo o un rimpianto, torniamo indietro alla scorsa stagione. Vanoli iniziava la Serie A 2024/2025 in maniera scoppiettante: 11 punti e vetta della classifica in solitaria al termine della quinta giornata. Risultato incredibile e tifosi entusiasti. Poi la fatalità: settima giornata, Inter-Torino, Zapata si rompe il crociato. Da quel momento in poi il Torino vede tutto buio, non trova più una quadra e inizia un periodo senza risultati, con una sola vittoria in 8 partite. Vanoli cerca una soluzione a tutti i costi e la trova soltanto con un cambio modulo: Lazaro si alza, Ricci si abbassa, Adams guida l'attacco e dal 3-5-2 i granata trovano nuova linfa con il 4-2-3-1. La stagione sembra tornare sul binario giusto ma con i recenti risultati negativi la necessità è arrivare alla salvezza il prima possibile. Il nuovo Torino di Vanoli, aiutato dagli arrivi di Elmas, Casadei e Biraghi, raggiunge un salvezza tranquilla molto in anticipo e ipotizza un futuro anche più roseo. Seconda nota dolente della stagione: i giocatori si siedono, il tecnico sembra non avere più il controllo della squadra e i risultati tornano a mancare. Dopo una sola vittoria e sei sconfitte nelle ultime dieci gare, il 5 giugno Vanoli si separa dal Torino, tra le proteste dei tifosi e le critiche di Cairo, che accusa il tecnico di allenare più i tifosi della squadra.
Che siano vere o meno le accuse del patron granata, una precisazione va fatta: i risultati sul campo di Vanoli non sono stati soddisfacenti. Al tecnico va il merito di aver trovato una soluzione (con il cambio modulo) a un periodo negativo, e alla società quello di avergli confermato la fiducia. Le ultime gare, però, sono state un disastro e il tecnico, nonostante la sua grande grinta, non è riuscito a tenere alta la determinazione. Fatte queste doverose premesse, arriviamo al tema dell'articolo: si può rimpiangere Vanoli? Prima di arrivare all'ambito prettamente calcistico, riprendiamo un attimo il cuore che abbiamo messo da parte nelle prime righe: in questo momento, il Toro va analizzato non soltanto sul campo ma anche sugli spalti. In un clima di aperta contestazione, forse un tecnico così sanguigno, di cuore e amato dalla piazza avrebbe aiutato a tenere i tifosi vicini alla squadra. Non che si siano allontanati, ma sicuramente lo stadio vuoto non favorisce le prestazioni. Vanoli e Baroni sono due allenatori agli antipodi per quanto riguarda il temperamento e il rapporto con la piazza: forse in questo caso sarebbe servito più uno come il primo.
Se la scorsa stagione, con l'undicesimo posto finale, è stata una delusione, questa sta andando ancora peggio. Non è da escludere un posizionamento finale simile allo scorso (undicesimo), ma lo spettro della retrocessione si è avvicinato più del previsto (e decisamente più del sopportabile). Alla base di una stagione tanto negativa si ha una squadra costruita male, in maniera errata e non secondo le idee tattiche del nuovo tecnico. Baroni, come Vanoli, ha trovato una soluzione nel verso opposto: dalla difesa a 4 a quella a 3. Ma comunque, i risultati non si sono raddrizzati più di tanto. Quindi ecco l'arrivo di D'Aversa. Dire se con Vanoli sarebbe andata meglio è compito arduo. Il tecnico oggi in Viola ha fatto meglio del suo successore, con una squadra sicuramente non più forte (Simeone e Zapata mancavano come mancavano anche Ismajli e Obrador) ma che dire più debole non è comunque semplice (viste le certezze di Vanja e Ricci). Dall'altra parte va considerato che, forse, fare un mercato secondo i precetti di un tecnico già in granata da una stagione avrebbe portato meno confusione e non si avrebbe avuto una squadra quasi casuale.
Tirando un po' le somme di quanto abbiamo provato ad analizzare nelle righe sopra, cerchiamo di arrivare ad una soluzione che, oltre ad essere ardua, è sicuramente imprecisa: come nelle migliori "Sliding Doors", è davvero complicato ipotizzare come sarebbe andata se si fossero fatte altre scelte. Nell'universo parallelo in cui Vanoli è ancora sulla panchina granata possiamo, però, fare alcune ipotesi: sicuramente il rapporto tifoseria-squadra sarebbe diverso, probabilmente la stagione sarebbe andata meglio ma, forse, ancora, il Toro sarebbe nel solito limbo, senza niente da rischiare dietro, ma anche senza niente da sognare in avanti. Allora che dire di questo rimpianto? Forse sì, un po' di rimpianto c'è. Ma soprattutto c'è la malinconia di un amore estivo che sarebbe potuto durare anche a settembre, ma dire se sarebbe durata o meno è cosa impossibile. E, forse, è giusto così.
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