Toro News
I migliori video scelti dal nostro canale

tor toro Il Toro e il San Mamés, l’inizio che non c’è stato

IL TEMA

Il Toro e il San Mamés, l’inizio che non c’è stato

Il Toro e il San Mamés, l’inizio che non c’è stato - immagine 1
Undici anni dopo l’impresa di Bilbao resta ancora il punto più alto dell’era Cairo: quella notte doveva aprire una fase, è rimasta un picco
Matteo Curreri

“Quagliarella, la rincorsa, il tiro… rete! Torino in vantaggio al quindicesimo minuto”. Il pari di Iraola, “ma abbiamo visto che per il Torino non è impossibile l’impresa”, e al termine del primo tempo “c’è spazio per Darmian, che entra in area, la mette al centro… Reteeeeeee!!!! Ha segnato Maxi Lopez al quarantasettesimo minuto”. Il 2-2 di De Marcos prima dell’apoteosi definitiva: “Se si attaccano questi baschi non sono invincibili, tutt’altro. La difesa balla e balla parecchio e adesso ci crede il Torino, con questo cross, in area, si coordina, la conclusioneeee… Reteeee!!! Gol del Torino, 3-2. Il gol messo a segno da Darmian, che con il destro riesce a colpire e a mettere il pallone alle spalle ancora di Iago Herrerin”. Al triplice fischio, il boato del settore ospiti granata. “Il Torino va agli ottavi di finale espugnando per la prima volta nella storia di una squadra italiana il San Mamés di Bilbao. Grandi abbracci dei giocatori stasera in maglia azzurra”.

Sembrava l’inizio di una solida realtà, a cui i tifosi del Toro non erano più abituati. Per i più giovani, qualcosa di inedito, dopo anni e anni di anonimato. Eppure, a distanza di undici anni, quella resta ancora la notte più alta dell’era Cairo. Quello che doveva essere un trampolino, un’opportunità per riportare il Torino tra le squadre abituate a giocare nel contesto continentale, è rimasto un picco. “Ho visto una squadra con una capacità di reagire molto diversa rispetto al passato. L’inizio di una nuova fase? Non servono parole, ma i fatti”, così commentava il presidente del Torino Urbano Cairo a poche ore dall’impresa. Spoiler: quella fase non è mai davvero iniziata. La parola disconosciuta in questi undici anni si può riassumere in “continuità”, nel famoso salto di qualità sia strutturale sia di risultati. L’Europa, di fatto, si è congelata il turno successivo, tra il gelo di San Pietroburgo e il gol illusorio di Glik al ritorno.

L’Europa congelata

—  

Sì, si è assistito ai preliminari dell’estate 2019, che, alla lunga, si sono però rivelati di Pirro, perché da quel momento il Toro si è avvicinato molto più alla punizione della Serie B che a prenotare viaggi in giro per l’Europa, con la vittoria della Conference League della Fiorentina che sarebbe stata un gran bel regalo a chiudere un triennio Juric conclusosi affannosamente. Undici anni che separano l’euforia di chi era presente a Bilbao e il sold out con lo Zenit dallo stadio svuotato delle ultime due partite casalinghe, in aperta contestazione contro la proprietà.

Ma l’impresa, come tutte quelle che non vedono un seguito, rischia di assumere una patina romantica quasi scomoda, che non racconta un trait d’union col presente. Un luogo della memoria in cui rifugiarsi più che un punto di partenza. Più passa il tempo, più il ricordo di un sedicesimo di Europa League cresce, ma solo perché non si è riusciti ad andare oltre.

Lo stesso produttore esecutivo di quella notte, Gianluca Petrachi, durante la conferenza stampa che celebrava il reinsediamento da direttore granata, è tornato ai fasti di Bilbao. “La mia ambizione è sentire i tifosi del Toro cantare al San Mamés e avere la pelle d’oca”. Si guarda ancora lì, perché effettivamente, in undici anni, non esiste un metro di paragone alternativo. “Mi ha lasciato ricordi indelebili e non devono restare ricordi. Dobbiamo arrivare a obiettivi che il Toro deve e può meritare”, ha poi aggiunto.

Il Toro è rimasto a guardare

—  

Ridondante quasi ricordare quante altre squadre che, quella notte del 26 febbraio 2015, non potevano fregiarsi di essere l’unica italiana ad essersi imposta al San Mamés e che vivevano un limbo di classifica, se non peggio, negli anni siano riuscite a costruire presupposti europei. Percorsi di crescita relativizzati dal presidente granata, come quando al termine della scorsa stagione Paolo Vanoli aveva confrontato la sua società con Atalanta, Bologna e Como: “Il Bologna ha sicuramente avuto idee, ma anche speso 300 milioni in 10 anni. Se facciamo il conto degli ultimi 13 anni in Serie A, il Bologna è dietro di noi”, aveva detto Cairo.

Ad oggi, invece, ci ritroviamo di fronte a una delle sue squadre più prive di mordente e spaesate del suo ventennio. Quella che, a guida di Baroni, proprio contro il Bologna, ha raccolto la settima sconfitta casalinga al Grande Torino e che, contro il Como, ha incassato undici gol in due confronti senza storia. Undici, come gli anni di distanza da quella notte che non ci sono dubbi sia stata straordinaria, ma rimasta un unicum nella possibilità di appiccicare ad altri avvenimenti un tale aggettivo.