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Pulici: “Cairo ha mandato via tutti quelli che sapevano di Toro”

Paolo Pulici al Filadelfia con la sciarpa del Torino Calcio
Nel giorno del compleanno del club, l’ex bomber parla senza filtri: sul presente, sui valori storici e sull’eredità morale trasmessa ai tifosi più giovani
Andrea Croveri

"Ogni tanto mi chiedo come faccia questa gente ad andare ancora allo stadio a vedere tutto ciò" dice Paolo Pulici a La Stampa, nel giorno del compleanno del Torino. L’ex simbolo granata parla di un club che, a suo avviso, ha perso anima e riconoscibilità. E alla sua stessa domanda prova a rispondere: "Sarà una malattia, ma chi l'ha creata? Giocatori che non mollavano mai e davano tutto. Ora non è più così" poi affonda il colpo: "Nessuno trasmette quelli che erano i valori del Toro e quindi la squadra non sa neanche dove sta giocando o quale maglia sta indossando. Cairo non l'ha mai capito e ha mandato via tutti quelli che sapevano di Toro".

Nel giorno della ricorrenza, l’ex attaccante manda anche un augurio: "Di tornare ad essere il Toro, quando vinceva e faceva paura a tutti" e chiarisce cosa significa, per lui, essere granata: "Che non devi tremare in campo, ma pensare di essere forte per poter sfidare chiunque", aggiungendo però: "solo che per farlo devi essere un giocatore di un certo livello: questi non giocano da Toro". Il pensiero corre poi ai suoi anni in granata: "Il Toro mi ha dato tutto, compresa la fortuna di avere Ferrini come capitano. Con lui ho capito che prima di essere giocatori, bisogna essere uomini. Questa è la base: giocavi come un uomo e dovevi comportarti in una certa maniera. Io non ero un capitano con la fascia, ma mi sentivo un capitano nell'anima."

Guardando al presente, Pulici mantiene un filo di orgoglio: "La soddisfazione più bella dopo tanto tempo è vedere bambini che tifano Toro e sanno che cosa abbiamo fatto per questa maglia. Perché papà, mamme o nonni hanno trasmesso lo spirito granata" e manda un pensiero al suo “maestro di Toro”: "Orbedan Ussello, che allenava la Primavera. Lo adoravo: ha creduto in me e mi ha insegnato tutto, oltre a farmi capire che il Toro era un simbolo e giocare per un simbolo è qualcosa di unico."