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Rampanti: “Il Torino è da rinforzare, Cairo deve intervenire ora”

Parola al Mister / Serino analizza così i temi di casa Toro dopo la sconfitta con l'Atalanta

Gianluca Sartori

Due sconfitte in due partite: il Torino non parte bene nella Serie A 2020/2021. Nella settimana che porta a Genoa-Torino, analizziamo i temi più caldi in casa Toro nel nuovo appuntamento della rubrica “Parola al Mister” con Serino Rampanti.

Serino, come interpreti questo momento del Torino?

Il risultato della partita contro l’Atalanta è stato dettato da un evidente gap di qualità tra il Torino e l’Atalanta. Credo che la squadra non sia arrivata ai primi appuntamenti sufficientemente attrezzata. Finito lo scorso campionato, caratterizzato da un’evidente pochezza tecnica e organizzativa, la società era chiamata a fare un’analisi accurata del parco giocatori esistente. E poi scegliere l’allenatore adeguato. Quel che dico è che, a mio modesto parere, non si può arrivare alla prima di campionato con giocatori schierati fuori ruolo. Preciso che non sto incolpando assolutamente l’allenatore, che è una persona seria”.

A chi indirizzi quindi le tue osservazioni?

In qualche precedente intervento sottolineavo che Vagnati ha assunto un ruolo molto complicato; che avrebbe dovuto conoscere a fondo le complessità dell’ambiente, il quale ha una sua influenza sull’andamento della squadra, e dei giocatori a disposizione, con le loro vulnerabilità caratteriali. Al momento sto vedendo una società in difficoltà. I giocatori arrivati sino ad oggi sono di terza fascia; ci vuole altro per avere una salvezza sicura e poi in un secondo tempo puntare nuovamente all'Europa. E poi direttore e tecnico hanno limitato l’attenzione sui giocatori della Sampdoria, che non mi pare abbia fatto campionati particolarmente brillanti negli ultimi anni”.

Giampaolo ha detto: “Il mio calcio non lo cambio”.

Forse invece qualcosa lo deve rivedere. Intendo dire che, ad esempio, Rincon non può giocare regista; è un mediano di rottura, se non lo collochi in questo ruolo lo spogli della sua identità di calciatore. Berenguer non riesce a rendere bene da trequartista tra le linee, il suo ruolo naturale è l’esterno, meglio secondo me da quinto di centrocampo dove può sfruttare le sue caratteristiche. Fammi dire qualcosa di positivo per una volta su Zaza”.

Prego.

Sapete che per me è stato un acquisto deleterio per il Torino. Ma nel primo tempo, finalmente, gli ho visto fare qualche cosa di elementare e utile, senza voler strafare. Fino alla gomitata con cui ha preso un cartellino giallo che avrebbe potuto secondo me essere un rosso. Da lì lo avrei tolto, tenerlo in campo era inutile e anche rischioso perché la squadra avrebbe potuto rimanere in dieci”.

Cosa ti aspetti, quindi, dal mercato?

Per le ragioni sopra esposte direi una seconda punta, un trequartista e un regista. Gino Bartali diceva: ‘L’è tutto sbagliato, l’è tutto da rifare’. Io non credo questo, ma occorre aggiustare la squadra in alcuni punti cardine per tornare a rivedere la luce. A questo punto credo debba intervenire assolutamente il presidente Cairo”.

Hai visto anche tu una squadra remissiva nei due secondi tempi contro Atalanta e Fiorentina?

Direi di sì, è qualcosa che si era già visto nel girone di ritorno della scorsa stagione. Una squadra sfiduciata fatta di giocatori che si sciolgono alle prime difficoltà. Un problema con cui Longo aveva già lottato, ottenendo i risultati utili per la salvezza. Ora deve riuscirci Giampaolo”.

Finiamo con un pensiero per Belotti: ha superato Gabetto nella classifica dei marcatori granata in Serie A, ora è terzo con Mazzola. E’ degno di essere accostato a questi nomi?

Direi proprio di sì, lo attestano i numeri, che peraltro non dicono che ha spesso giocato in un Torino privo di giocatori con la qualità per assisterlo a dovere, che sapessero metterlo davanti alla porta con la giusta continuità. Se riesci lo stesso a segnare così tanto vuol dire che hai le stimmate del grande giocatore. Il Torino deve riuscire a costruire intorno a lui e a Sirigu una squadra degna, che possa tornare a togliersi delle soddisfazioni”.

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