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TURIN, ITALY - FEBRUARY 15: Nikola Vlasic of Torino FC celebrates a goal during the Serie A match between Torino FC and Bologna FC 1909 at Stadio Olimpico di Torino on February 15, 2026 in Turin, Italy. (Photo by Stefano Guidi - Torino FC/Torino FC 1906 via Getty Images)
Era il 7 agosto del 2025 e Marco Baroni si era insediato sulla panchina del Torino da appena 63 giorni. Il campionato, l’esordio da mani nei capelli di San Siro e quello in Coppa Italia, in uno striminzito 1-0 con il Modena, erano soltanto presenti all’orizzonte. Le difficoltà dei granata erano però apparse già evidenti dalle tutt’altro che rassicuranti amichevoli con il Monaco, da cui il Toro era uscito sconfitto in entrambi i test col risultato di 3-1. Sei reti incassate in due partite, prologo dell’attuale peggior difesa della Serie A: ma era calcio d’agosto e il 4-2-3-1 pareva ancora il vestito tattico su cui impostare un’intera stagione, secondo un’idea di calcio offensivo professata dal nuovo tecnico. E appunto, le migliori sensazioni, dalla campagna acquisti, provenivano proprio dal reparto più avanzato.
Solo nelle ore precedenti a quel 7 agosto, Giovanni Simeone aveva lasciato il ritiro del Napoli per accasarsi alla corte di Baroni. Prima di lui altri innesti, tanto che presso la venue del Memorial Mamma e Papà Cairo i toni erano, a dir poco, entusiastici: “Abbiamo un attacco veramente potente, ho una gran voglia di vederlo”. A pronunciare tali dichiarazioni il padrone di casa, il presidente granata Urbano Cairo: “Abbiamo sei attaccanti di altissimo livello” e tra loro non potevano che figurare, oltre al Cholito, il rientrante dal lungo stop Duvan Zapata, Ché Adams ma soprattutto altri due nuovi arrivati come Zakaria Aboukhlal e Cyril Ngonge.
A distanza di sei mesi dalle uscite del numero uno granata (ieri contestato dentro e fuori il Grande Torino), la prova del campo racconta qualcosa di diverso. Un attacco da sogni presidenziali rischia invece di essere lo specchio di una stagione da incubo, o peggio, insulsa, che ha fatto sbottare definitivamente la piazza. C’è bisogno di ricordare la parentesi Ngonge? O un Aboukhlal adattatosi a esterno a tutta fascia quando era già con le valigie in mano? E chi mai si sarebbe aspettato, con queste premesse, che a guidare la classifica cannonieri granata non fosse un attaccante tout court ma Nikola Vlasic, che da quest’anno si è reinventato addirittura mezzala?
Un Vlasic così non si era mai visto. Prima di quest’anno ci si era accontentati di sprazzi, momenti, ma non di un percorso a lunga gittata. Voluto fortemente da Ivan Juric nel 2022, prima del Mondiale in Qatar offre grandi prestazioni, prima di consumarsi fisicamente e portarsi dietro la pubalgia e un infortunio all’adduttore che lo hanno escluso prima dagli Europei con la Croazia e poi dalla preparazione agli ordini di Vanoli. “Per noi si tratta di un nuovo acquisto, decisamente importante”, diceva l’ex mister granata, che dopo averlo visto faticare nel girone d’andata, lasciandolo addirittura in panchina per 90 minuti contro il Genoa a Marassi (prossimo scenario dei granata di Baroni), lo ha visto eguagliare la prima stagione con cinque gol, tra cui quello nel derby. Ma la sensazione era che il croato non avesse ancora espresso il suo potenziale, non riuscendo ad assumersi pienamente i gradi di leader tecnico.
La stagione corrente, dettaglio non da poco, Vlasic l’ha iniziata già dai nastri di partenza, come non era mai successo da quando è a Torino. “Se riesco a fare tutto il lavoro estivo potrò aiutare tanto la squadra”, diceva nei primi giorni di ritiro. Sarà per questo, sarà per la maggiore responsabilità attribuitagli dalla fascia da capitano, ma già dall’esordio in Coppa Italia contro il Modena arriva la sua firma. Senza fraintendimenti: doveva essere la sua stagione. Eppure, fino a novembre il suo nome alla voce gol e assist non perveniva, mentre lo si poteva notare nell’elenco dei convocati della Croazia nella finestra di novembre. Il CT Dalic non lo convocava da marzo e Vlasic lo ripaga con le reti a Far Oer e Montenegro.
Una volta rientrato a Torino è il suo momento. Dapprima segna nella prima delle due carneficine col Como e non è decisivo contro il Milan, ma la giornata successiva firma dal dischetto i tre punti con la Cremonese. Non segnava per due giornate consecutive da agosto-settembre 2022. Ci prende gusto anche col Sassuolo, col Cagliari e a Natale ha già pareggiato i suoi conti personali a cinque, nonostante una continua abnegazione anche in fase di non possesso. Perché Vlasic è il motore del Toro e l’unica volta che è mancato, a Firenze per squalifica, Baroni non poteva far finta di nulla: “Quando manca Vlasic, ognuno deve dare qualcosa in più per sopperire alla sua assenza”.
Ed eccoci al rientro col gol, il primo del 2026, in una serata che, curiosamente, è l’emblema di un’annata. È lui lo sfortunato deviatore, nella propria porta, del pallone che regala il vantaggio al Bologna, come è lui stesso a rimettere i conti in ordine, prima di dover accettare per l’ennesima volta di giocare per la squadra più perforata del torneo. Dalle azioni visibili a occhi nudo sul rettangolo verde ai freddi numeri: (dati SofaScore) la crescita del croato è inequivocabile. Oltre ad aver già superato il bottino della scorsa stagione, la media realizzativa parla di un passaggio da 0,17 reti a partita a 0,25. Migliora anche l’efficienza sotto porta, nella conversione dei tiri: dal 16% della 24-25 al 21% attuale, in over-performance rispetto agli xG di questa stagione. Vlasic è anche più centrale nel gioco: dai 36 tocchi medi, 1.1 passaggi chiave e l’82% di precisione nei passaggi, ai 42.5 tocchi, 1.3 passaggi chiave e l’83% di precisione attuale. È, globalmente, il miglior marcatore della rosa (6) e primatista per somma di gol e assist (9).
Ma non solo. Se si guarda il dato sugli xG è dietro soltanto a Simeone, con 5.02 contro 4.33, ma con una conversione più efficace. Così come l’argentino lo supera nella frequenza di gol in minuti: il Cholito segna ogni 241’, Vlasic ogni 316’. Ma il quadro diventa ancor più significativo se inserito nel rendimento complessivo di squadra. I granata producono quasi 12 tiri e oltre quattro conclusioni nello specchio a partita, ma mantengono una media realizzativa di poco superiore al gol a gara. Una difficoltà cronica nella finalizzazione che racconta uno scenario diverso rispetto a quello dipinto in estate da Cairo, oltre alla preoccupante assenza di identità nella proposta di gioco. Da qui, l'ardua sentenza: in un contesto avulso da riferimenti stabili, Vlasic resta l’unico in grado di garantire continuità e incisività sotto porta.
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