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Tutte le colpe di Cairo sullo sfacelo di Genova e sulla pessima gestione Baroni

Andrea Calderoni
Andrea Calderoni Caporedattore centrale 
Il problema sta a monte: dall'allontanamento di Vanoli al procrastinare l'esonero di Baroni, tutte le colpe di Cairo

Urbano Cairo nel corso dei vent'anni di gestione ha commesso molti errori sia a livello organizzativo sia a livello tecnico. L'anonimato cronico a cui sembrava destinato il Torino anche nel 2025/2026 era lì a certificarlo. Purtroppo per il presidente granata gli ultimi due errori a livello tecnico stanno compromettendo anche il tanto atteso anonimato cronico. Essersi imposto di prepotenza la scorsa primavera sulle sorti di Paolo Vanoli (davvero spregevole la frase "sta allenando più i tifosi che la squadra") non ha detto bene al numero uno granata. In primo luogo ha nuovamente interrotto quel tentativo di progettualità tecnica che era stato avviato con l'attuale tecnico della Fiorentina. La conseguenza (ed è il secondo punto) è che si è dovuto ripartire da zero con un nuovo allenatore (Marco Baroni) confermando però il direttore sportivo. L'ennesima campagna acquisti deficitaria condotta da Vagnati ha portato Cairo a sollevare lo stesso direttore posticipando invece l'esonero di Baroni. Togliere Vagnati per Petrachi tenendo saldo Baroni è stato come un procastinamento dell'ammissione di aver commesso un errore di scelta circa la guida tecnica. Cairo si è imposto su Vanoli, ha affidato le sorti a Baroni e poi per non ammettere che le cose con Baroni non funzionavano le ha tentate tutte, perfino ribaltare la scrivania del direttore sportivo. Ed eccoci quindi al secondo errore: aver tenuto come allenatore del Torino fino al 23 febbraio un Baroni in balia degli eventi dal ritiro di Prato allo Stelvio. Tutto questo permette al Torino di uscire dall'anonimato cronico a cui ha teso nelle ultime svariate stagioni per dover lottare per la salvezza; tra l'altro lo farà con un traghettatore con il quale non si sa se si potrà impostare un ragionamento a lungo termine e di conseguenza ancora una volta nessun progetto tecnico potrà prendere forma.

Lo sfacelo di Marassi ha ricordato il tragico esito di Lecce con Mazzarri

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La situazione in cui si è cacciato il Torino è quindi colpa di Cairo, appare abbastanza evidente. Le sue scelte hanno condizionato negativamente la gestione tecnica della Prima Squadra granata. Detto questo, non si può che bocciare categoricamente la gestione di Baroni. Ormai da mesi si è sostenuto che Baroni ha pasticciato in lungo e in largo dando l'impressione di continuo affanno. I prodromi dello sfacelo di Marassi contro il Genoa erano abbastanza evidenti fin dalla notte di San Siro contro l'Inter. Diciamo che già ad agosto si era capito che la stagione di Baroni al Torino sarebbe stata in salita, non tanto per i 5 gol presi quanto per l'idea di calcio che si voleva sviluppare (palleggio, costruzione dal basso, comandare il gioco, 4-2-3-1). Nulla di quell'idea era attuabile con la rosa a disposizione e dunque ben presto è cambiato tutto e quando chiedi a un allenatore di cambiare tutto, compresa la propria filosofia di gioco, inizi a scavarti la fossa (Marco Giampaolo sotto la Mole docet). Rispetto all'esonero di Giampaolo si è perso un ulteriore mese e la situazione lasciata da Baroni a livello tecnico è a dir poco preoccupante. Un'ultima annotazione: sul 3 a 0 di Genova si può dire poco perché l'impalpabilità dell'ultimo Torino di Baroni ha ricordato molto da vicino il tragico esito della trasferta del "Via del mare" di Lecce con Walter Mazzarri in panchina.