Il Carotao Meravigliao è il vostro sponsorao

Il Carotao Meravigliao è il vostro sponsorao

di Mauro Saglietti

Si fa tardi.
Si sta facendo tardi.
Si sta facendo molto tardi.
E io sono sempre fermo su questa pagina: La pagina numero uno di queste stramaledettissime fotocopie.
Sono almeno due ore che sono qui.
Leggo, mi distraggo, torno indietro e mi distraggo ancora.
Sulla sinistra il ritratto sgranato di Immanuel Kant, mi guarda come se fosse tutto logico.
Certo,…

di Redazione Toro News

di Mauro Saglietti

Si fa tardi.
Si sta facendo tardi.
Si sta facendo molto tardi.
E io sono sempre fermo su questa pagina: La pagina numero uno di queste stramaledettissime fotocopie.
Sono almeno due ore che sono qui.
Leggo, mi distraggo, torno indietro e mi distraggo ancora.
Sulla sinistra il ritratto sgranato di Immanuel Kant, mi guarda come se fosse tutto logico.
Certo, per lui lo sarà stato.
Per me no.

 

La Critica della Ragion pura per me diventa critica a priori.
L’indomani, vale a dire tra poche ore, ci sarà una interrogazione che potrei scampare soltanto grazie a un miracolo… e io non so un… accidente.
In sottofondo inoltre c’è qualcosa che mi distrae.
Arriva dalla televisione, è qualcosa di strano.
Di sciocco, di molto sciocco.
Sciocco?
Che cos’è sciocco?
Il programma che mi distrae, ormai a quest’ora tarda, oppure Kant?
Abbasso gli occhi sulle fotocopie.
Li rialzo sul video.
Li abbasso, li rialzo, li riabbasso e li alzo nuovamente.
Mi scappa una risata.
Ma chi sono questi scemi? E scemi è detto in senso buono.
Guardo le fotocopie.
Kant… senti un po’… ma va a…
Buonanima. Mi perdonerà, mentre i fogli volano.

 

Nel 1985 Renzo Arbore ed un gruppo di amici, avevano sorpreso un po’ tutti presentando un programma in seconda serata, partito un po’ in sordina, Quelli della notte, che aveva in pochi giorni conquistato le platee.
Era assai inusuale che un programma in tale fascia oraria, potesse ottenere un risultato notevole, ma l’esperimento di Arbore si era rivelato vincente.
Spesso garbatamente ironico e anticonvenzionale, Quelli della notte aveva proposto in chiave televisiva, alcune idee guida che molti anni prima avevano caratterizzato una pietra miliare radiofonica come Alto Gradimento, il cui secondo piatto della bilancia era stato l’amico Gianni Boncompagni.
Vale a dire la proposta di personaggi improponibili, al limite tra l’autoparodia ed la convinzione di se stessi, intervallata a momenti musicali della tradizione melodica italiana, elementi sui quali Arbore avrebbe poi lavorato a partire dagli anni ’90.
La sensazione di piacevole agio che si provava guardando Quelli della notte derivava però probabilmente dal fatto che si avesse la sensazione non soltanto di stare osservando, ma di fare parte di un gruppo di amici.
Grazie anche alle sigle di testa e di coda di facile e divertente ascolto, Quelli della notte si rivelò un successo epocale per una televisione nazionale che da tempo era minacciata, non solo sul campo della programmazione, ma anche su quello pubblicitario-economico, dalle incombenti reti private.
Così, mentre Gli USA for Africa cantavano We are the world, i Simple Minds conquistavano il mondo con Don’t you (forget about me) e gli Eurythmics sfornavano Sweet dreams, la vetta dei 33 giri era occupata dall’Lp tratto dalla trasmissione di Arbore.

 

Quelli della notte era stato un divertissement che aveva lanciato personaggi rimasti ancora oggi nell’immaginario collettivo, la cui satira sociale era appena sfiorata.
Tutt’altra musica si respirò due anni più tardi, sul finire del 1987, quando Arbore ripresentò un contenitore di seconda serata, completamente rinnovato ed imprevedibile rispetto al suo illustre predecessore, che riuscì nella non facile impresa di superarlo per popolarità.
Stiamo parlando di Indietro Tutta!

 

Diciamola tutta, il personaggio Arbore può essere antipatico a molti, ma gli deve essere riconosciuto un ruolo di primo piano, negli spazi televisivi che fu in grado di conquistare nella Rai lottizzata dell’epoca. E soprattutto il coraggio di aver osato, annusando i tempi con largo anticipo, prevedendone forse la rovina, rischiando molto, sempre che davvero gli importasse di rischiare.

 

La prima puntata di Indietro tutta! andò in onda  il 14-12-1987 su Rai due, sempre in seconda serata.
I paragoni con Quelli della notte si fermarono presto in quanto si trattava di due trasmissioni completamente differenti.
Se l’ambientazione della prima era il cosiddetto salotto di casa Arbore, informale al limite della confusione, la scenografia della seconda era volutamente sfarzosa e confusionaria, illogica e ridondante.
La scusa, su cui impostare uno show della durata di un’ora era evidente.
Una sfida tra il pubblico, diviso in Nord e Sud, sulla base di ciò che andava per la maggiore in quegli anni, ovvero i quiz, sempre più idioti, sempre più a prova di cerebrolesi.
L’intento parodico era evidente, non soltanto a livello di quiz.
Era l’intera televisione ad essere messa alla berlina, in modo indiretto, sotto la patina bonaria della battuta e del sorriso.
Ciò che doveva essere sfuggito ai solerti funzionari Rai dell’epoca, in fase di approvazione del palinsesto, non tardò a manifestarsi in tutta la sua pericolosità, quando, col passare delle puntate, gli occhi di mezza Italia, politici compresi, si puntarono sul varietà, con la vista pronta a cogliere un riferimento a uno o all’altro che non arrivò mai.
La satira di quel programma pungeva indirettamente anche chi propinava un certo tipo di cultura e di televisione, politici compresi, di cui non era necessario fare per forza i nomi.

 

Così Indietro tutta!, una trasmissione che veniva registrata nel pomeriggio, con una canovaccio quasi totalmente improvvisato,  andò a colpire il pubblico, trattenendolo sul ciglio del burrone nel quale sarebbe precipitato di lì a poco, trascinando con sé in quel baratro anche chi pubblico non era.
La sensazione, comune a Quelli della notte, era ancora quella di trovarsi di fronte ad un gruppo di amici che si stavano divertendo un mondo tutti insieme.
E molti dei protagonisti lo erano per davvero.
Arbore dirigeva dall’alto, vestito da ammiraglio, lasciando la conduzione vera e propria al “bravo presentatore” Nino Frassica, estremamente a suo agio nel ruolo, che lo vedeva presentare giochi astrusi o rispondere a telefonate del pubblico senza alzare la cornetta del telefono.
Il gioco della ripetizione della battuta, funzionò di nuovo.
I personaggi venivano ricordati per il loro modo di dire ed in breve diventavano familiari a quel pubblico che volevano in realtà parodiare.

 

Sì, avevo scampato l’interrogazione, ma Kant incombeva sempre e veramente mi chiedevo come si potessero comprendere, mentre tentavo pietosamente di fingere di studiare ad ora tarda, quelle che definivo in modo irriverente “masturbazioni al cervello”.
Anche a scuola, che pure era un ambiente portato ad un certo finto snobismo verso un certo tipo di spettacolo, l’immaginario collettivo venne colpito, e non tardarono le prime battute, o la parodia sulla parodia, ovvero il compagno messo alla berlina su una delle musichette del programma.

 

Già, la musica, parte integrante della trasmissione.
L’orchestra Mamma li Turchi, presente in studio e guidata dal maestro Mazzo  (in realtà il noto maestro Mazza), accompagnava la fanfara della sigla di inizio Sì, la vita è tutta un quiz, dal testo esplicitamente beffardo.

 

Sì, la vita è tutta un quiz,
E se indovini,
Quante occasioni!
Perché è col quiz che ci danno i milioni,
Evviva le televisioni!

 

Allo stesso modo, la sigla Vengo dopo il tiggì, giocata su un facile doppio senso, accompagnava gli spettatori verso un finale che arrivava sempre troppo presto.
All’interno poi della trasmissione, non mancavano i piccoli motivetti della premiata ditta Arbore-Mattone, che rimanevano impressi, come ad esempio le canzoni di scherno del pubblico (Nord o Sud), a turno vincitore dello stralunato gioco della serata.

 

Pirulirulì, pirulirulì, pirulirulera,
pirulirulì, pirulirulì, pirulirulera,
pirulirulì, perderete ogni sera,
pirulirulì, pirulirulì, pirulirulà.

 

Certo, Simon & Garfunkel erano altra cosa, ma ogni cosa va ricondotta alla sua giusta dimensione.
Abbiamo parlato di motivetti e non possiamo dimenticare quello che fu il jingle principe del programma, ovvero quello dello sponsor, il famoso Cacao Meravigliao.

 

Cacao Meravigliao,
che meraviglia ‘sto Cacao Meravigliao…

 

Quattro ballerine di colore dalle forme prorompenti (una di loro aveva fatto parte del complesso Milk and Coffee), addobbate alla carnival, irrompevano sul palco, attorno a un campione dello storico prodotto, le cui qualità venivano magnificate da Frassica.
Importato in Italia dal fondatore Paulo Meravigliao (poveruomo, chissà chi era. Un signore ghignante coi baffazzi, probabilmente un amico della Arbore band) di cui era presente anche un cartonato in bianco e nero, era presentato nelle sue tre versioni; Delicassao, Spregiudicao e Depressao.
L’intento di parodia (benché l’ombra del dubbio sulla veridicità del prodotto sia venuta a molti) era evidente.
Ciò nonostante avvenne l’imprevedibile, come vedremo in seguito.

 

Le presenze femminili erano il succo e la chiave di volta della satira Indietro Tutta!
Una delle due odalische  dello studio era nientemeno che Maria Grazia Cucinotta, altre belle presenze femminili erano la Feliciana Iaccio e la più famosa Nina Soldano, Miss Sud.
Ma la particolarità del programma, furono le ragazze coccodè, una ventina di ventenni (perdonate il gioco di parole), vestite con portapiume gallinaceo e autoreggenti bianche, nonché con fiocchetto rosso a mo’ di cresta.
Una parodia dichiarata di un certo tipo di ragazza.

 

Coccodé coccodé,
Siam ragazze coccodé,
Siamo come gallinelle, siamo belle e stupidelle,
Coccodé, coccodè, siam ragazze coccodé,
Ma lo sai che c’è di nuovo?
Non riusciamo a fare l’uovo!
Co-co-co, co-co-co, io l’ovetto non lo fo’,
Co-co-co, coccodé… se lo vuoi fallo da te!

 

Arbore seppe, con lucida e amara lungimiranza, focalizzare quello che sarebbe stato il futuro della figura femminile, in particolare grazie all’avvento di un certo tipo di televisione commerciale. Un atteggiamento e una considerazione che non sarebbero rimasti delimitati all’ambito televisivo, ma avrebbero presto o tardi fatto sentire la loro influenza anche nel sociale, con modelli etici ed estetici dei quali tutti i giorni possiamo vedere le tristi conseguenze, nella loro apparentemente inarrestabile macchia di degrado.
Le ragazze di Indietro Tutta! si ricordano ancora oggi per quanto fossero carine. Nessuna loro ammiccava verso pubblico e telecamera con aria vogliosa.
Non è la Rai, altra tappa drammatica della storia di questo paese, curiosamente diretto da quel Boncompagni che era stato l’alter ego di Arbore, non era ancora arrivato, con le sue inquadrature dal basso a cercare le gonne delle ragazze, fiere di farsi riprendere.
Sembrano due millenni fa, in mezzo a noi è cambiato l’universo.
Anche questo aspetto del programma ebbe sviluppi inattesi, come vedremo più sotto.

 

Col passare dei giorni, buona parte dell’Italia attendeva la seconda serata per sintonizzarsi su Rai Due.
Alcuni momenti della trasmissione sono passati alla storia.
I finti quiz di Frassica, ad esempio, con la ruota della fortuna che estraeva il numero del gioco.
Il numero estratto era quasi sempre il “tre”, dopo che, in piena improvvisazione, la banda di amici aveva intonato un noto motivetto…

 

Io vado al regolamento,
È uscito il numero tre.

 

Il “tre” andava benissimo nella metrica della canzone.
Oppure i giochi strampalati, come quello del pensatore.
Un uomo con una parrucca arruffata veniva portato in studio a bordo di un piccolo trono semovibile ed il gioco consisteva nell’indovinare a cosa stesse pensando.
Arbore intervallava i duetti con Frassica facendo partire finti interventi filmati di alcuni personaggi, celebre quello di Montanelli che ripeteva
– Mah, guardi… la mia prima reazione è stata di rabbia.
L’effetto esilarante nasceva dal fatto che il filmato venisse mandato in onda ogni sera, sempre come risposta a una domanda diversa di Arbore.
Momenti meno felici della trasmissione erano gli interventi della Volante 1 e della Volante 2 e del professor Pisapia, per il quale prestava la voce Alfredo Cerrutii, già componente degli Squallor.
Così come il Riccardino di Mario Marenco risultava alle volte un po’ pesante e non sempre gradito.
Tra gli ospiti figuravano anche saltuariamente due giovanotti non più in erba, che entravano in scena vestiti da marinaretti col nome appunto di Los Marineros, presentando la loro canzone talmente imbarazzante da risultare simpatica e vincente, Ti devi decidere.

 

O scegli me, o scegli lui
(ciappachì, ciappalà)
A me così non va
(ciappachì, ciappalà)

 

Sul ciappachì ciappalà, che ci lascia (e ci lasciava) con gli occhi sgranati, ci sarebbe da riflettere assai, ma ci perderemmo nel Uakkadì uakkadù dei Nuovi Angeli, e più indietro ancora nel bom-bo-bom ritornelleggiante di Se mi vuoi lasciare, di Michele, per non parlare del Tipipipitì di Bertiana memoria (Oriettana, non Loredana).
Ti devi decidere comunque entrò in classifica, nei primi 50, sul finire dell’estate successiva, pubblicata troppo in là nel tempo, dal momento della fine della trasmissione, per arrivare ai primi posti.
Un altro pezzo che ebbe molto successo, fu la celeberrima Grazie dei fiori bis..
Essendo alcune puntate previste in contemporanea al Festival di Sanremo (una delle edizioni più seguite), la troupe decise di andare in onda con largo anticipo, presentando una canzone che faceva il verso alla Grazie dei Fiori Pizziana.

 

Grazie… dei fiori, grazie…
dei fiori grazie… dei fiori gra!
Cha cha cha.
Grazie… dei fiori, grazie…
dei fiori grazie… dei fiori bis!
Inutile dirlo, fu un successo memorabile.

 

Dicevamo di molti problemi che sorsero in seguito alla trasmissione.
Prima di tutto l’Italia si scoprì malata di cacao.
Credo che Arbore avesse intuito e previsto la possibilità, ma non quello che successe in realtà.
La gente andava nei supermercati per comprare il Cacao Meravigliao.
Non è assurdo, andò proprio così.
La gente lo voleva, anche se non avrebbe saputo cosa farsene.
Immagino le risate fredde, e anche un po’ amare non solo del conduttore, ma anche degli autori, quando la cosa si venne a sapere.
Arbore era riuscito a mettere il dito nella piaga della suggestionabilità del pubblico italiano, al quale sarebbe bastato uno spot ben fatto per essere pilotato.
Anni dopo un cielo azzurro ed una bella canzoncina ottennero un effetto ancor più devastante.
Qualcuno comunque fiutò l’affare.
Un imprenditore brevettò il nome e tentò di vendere questo cacao, ma la Rai lo bloccò e ne nacque un contenzioso che durò anni.
Un altro tizio tentò di vendere il Cacau Meravigliau, prima di venire bloccato anch’egli.

 

Qualche organizzazione femminista poi, le cui componenti non avevano compreso il ruolo di parodia offerto dalle ragazze coccodé, protestò per il fatto che, secondo loro, il ruolo della donna ne uscisse sbeffeggiato e svillaneggiato.
Hai voglia quello che avrebbero dovuto vedere nei 24 anni successivi.
Una delle ragazze coccodé, poi, prese la palla al balzo e in men che non si dica le sue foto che la ritraevano sì in costume da coccodé, ma senza alcune parti fondamentali, apparvero su Men (senza “che non si dica”).
Arbore la eliminò dal programma, causando l’ira della ragazza, che manifesto in una piazza la propria rabbia.
Ai giorni nostri una cosa del genere farebbe ridere, anzi! Tutti a solidarizzare con la povera figliola, estromessa per aver esposto le proprie graziose tette su un giornale.
Ormai è diventato lo sport nazionale, quasi un passaggio obbligato, quello del calendario, del backstage, della vendita del proprio corpo come parte integrante del proprio marketing, che quasi si fatica a comprendere un comportamento contrario.
Arbore fu inamovibile in tal senso.
Su di lui Massimo Catalano, già personaggio fisso di “Quelli della notte”, disse a “Sorrisi e Canzoni”:
– (..) Certo che alle volte le ragazze Coccodé lo fanno un po’ arrabbiare. Lui le ha scritturate per mettere alla berlina un certo tipo di donna, non per esserne le portabandiera… (…)”

 

L’impatto della trasmissione fu tale che, inevitabilmente, la gente dello stadio di quei tempi, non se lo fece ripetere.
E dal momento che la grande differenza tra noi e i gobbi in quegli anni era la nostra superiorità indiscussa a livello di cultura, socialità e ironia (in pratica in tutto), il 3 gennaio del 1988, in occasione del primo dei due derby della stagione 1987-1988, in Maratona venne esposto uno striscione la cui destinazione era ovvia, e che si basava sul fantomatico prodotto, parodiandolo.

IL CAROTAO MERAVIGLIAO E’ IL VOSTRO SPONSORAO

 

Umorismo delizioso di grana non troppo grossa.
Sono convinto che molti in curva Filadelfia non furono in grado di apprezzarlo
Prima di tutto perché lo striscione era in italiano.
E poi perché si trattava di associare troppi concetti quali lettura, comprensione, parodia e coniglite acuta, insomma, impresa troppo complicata per loro.

Alcune canzoni poi entrarono a far parte dei cori degli stadi.
Pochi mesi dopo la Maratona intonava, sulle note di Sì, la vita è tutta un quiz

 

Siam venuti fino qua,
siamo l’armata, Ultras Granata
Son 20 anni che giriamo..

 

Il finale della canzone poi ricalcava la metrica dell’originale.
Quindi Perché è coi quiz che ci danno i milioni, diventava Perché degli Ultras, noi siamo i campioni
Evviva le televisioni diventava E non rompeteci i c…….!

 

Non solo. La canzone di Frassica Io vado al regolamento, diventò:

 

Io vado al Coordinamento,
e dico che sono Ultrà.
Mi devo anche portare, la Carta d’Identità…

 

Troppo ben di Dio per i discografici.
Il Discao Meravigliao uscì inaspettatamente e in tutta fretta a Marzo, sul finire della trasmissione.
Si trattava di una raccolta (alla quale erano stati aggiunti degli evidenti riempitivi), dei maggiori motivetti della trasmissione.
Oltre alle già citate Sì, la vita è tutta un quiz, Vengo dopo il tiggi e Grazie dei fiori bis, Frassica faceva la parte del leone con C’è chi c’ha, mentre si veniva a scoprire che il motivetto del Cacao Meravigliao era in realtà cantato da una giovanissima Paola Cortellesi.

 

Proprio il finale del programma fece discutere e suscitò molti rimpianti.
Le polemiche, anche politiche, divampavano ormai ogni giorno.
Un po’ tutti volevano controllare la creatura di Arbore e assogettarla, avendone paura, essendosi la classe politica resa conto della micidiale potenzialità di quell’esplosiva calamita.
Allo stesso modo, il successo fu tale, che la Rai propose ad Arbore di prolungarla per altri due mesi.
Arbore, troppo scaltro per non fiutare l’aria esplosiva, intuì prima di altri che un programma passa alla storia, se ne lasci ancora voglia al pubblico.
La trasmissione pertanto ebbe termine, tra mille rimpianti, l’11 marzo 1988, giusto in tempo perché Sì la vita è tutta un quiz balzasse, insieme al Discao Meravigliao, al comando delle hit parade.
E non sbagliò.
Perché noi, di una certa età, ricordiamo ancora con piacere quel programma, anche a distanza di tanti anni.
Un po’ come fece Fabio Fazio con Anima Mia nel 1997.
A differenza dei Migliori anni di Carlo Conti, gradevole all’inizio della serie, ma ormai ripetitivo e imbarazzante nelle coreografie in cui giovani ammiccanti tentano di cantare ed andare a  tempo su canzoni che non conoscono.

Infine Indietro Tutta! Viene ancora citato, come episodio di costume in alcuni film. Clamoroso e grossolano l’errore in Notte prima degli esami, nel quale viene collocato nel 1989 (!!!)

 

Questa fu la storia di Indietro Tutta!, amici e degli attimi che precedettero il nostro salto nel baratro.
Arbore, uomo del Sud, seppe coinvolgere anche un Nord, non ancora relegato al ruolo macchiettaro di grettezza mentale, nell’immaginario collettivo.
Altro che Nord e Sud, quella che appariva differenza fu unità.
E mezzo di percezione per comprendere anni nei quali, complici mille fattori, il nostro benessere, soprattutto intellettuale, sarebbe andato a farsi benedire.
Forse per sempre.

 

Kant, Kant, sono ancora su questa pagina.
In fondo non l’ho mai girata.
Ma sì, studio domani mattina.
A quali dannate torture siamo stati sottoposti noi studenti?
Svegliarsi presto per studiare… follia, chi c’è mai riuscito?
Ogni età ha le sue angosce.
Sarà… sarà che forse si dovrebbe studiare altro.
Sarà anche che, di Kant non ricordo assolutamente niente.
Mentre ricordo tutto di quelle splendide serate, trascorse vivendo momenti meravigliosi e ironici, che non sono più tornati.
E che forse sono stati una scuola ancora migliore.

 

 

Mauro Saglietti

 

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