Fairplay, lettera aperta all’UEFA: l’affare Neymar/Mbappè e le origini del calcio (Parte 1)

Fairplay, lettera aperta all’UEFA: l’affare Neymar/Mbappè e le origini del calcio (Parte 1)

Riceviamo e pubblichiamo / Anthony Weatherill, nipote dello storico allenatore del Manchester United Matt Busby, analizza il calcio moderno e punta il dito contro quegli interessi che hanno snaturato il football

3 commenti

Riceviamo e pubblichiamo – in 6 parti – la lettera aperta di Anthony Weatherill, nipote del grande Matt Busby, indimenticato allenatore del Manchester United dal 1945 al 1969 (con cui vinse 13 trofei, tra cui una Coppa dei Campioni) e che sopravvisse al disastro aereo di Monaco del 1958, nonostante le gravi ferite risportate.

In questa lunga e interessante lettera aperta, redatta con la collaborazione del tifoso granata Carmelo Pennisi, noto scrittore (sua la sceneggiatura del film “Ora e Per Sempre”, dedicato al Grande Torino), Weatherill manda un messaggio di speranza all’UEFA, parlando delle origini del calcio, e della morte del fairplay così come era inteso agli albori di questo sport. Partendo dal caso Neymar/Mbappé, Weatherill si addentra in un analisi che va a ritroso del tempo, fino alla radice del problema, mettendo in evidenza i reali autori dell’attuale deriva del football. Ecco la prima parte della lettera:

“Le prestazioni di Neymar da Silva Santos junior e Kylian Sanmi Mbappè sono state acquisite dal Paris Saint Germain(PSG) per una cifra che si avvicina ai 450 milioni di euro(con le varie commissioni ai procuratori l’investimento, esclusi gli ingaggi dei giocatori stessi, supera il mezzo miliardo di euro). In questa stessa sessione di mercato il Barcellona aggiunge al suo organico Ousmane Dembelè per 145 milioni di euro(commissione procuratore e ingaggio del giocatore esclusi). Nelle due ultime due sessioni di mercato il Manchester City, che per bocca del suo allenatore Joseph Guardiola ha criticato la strategia economica del PSG, è arrivato a spendere un miliardo di euro.  Tutto questo mi impone delle riflessioni, partendo da due frasi di sir Matt Busby, mio padrino e mitico allenatore del Manchester United, che  sono rimaste valide nel tempo:

“Noi dobbiamo il massimo rispetto ai tifosi, perché non dobbiamo dimenticare che sono loro che ci pagano lo stipendio”.

“Il club è stato quotato in borsa. Abbiamo di certo venduto l’anima, ma non sappiamo a chi”.

All’inizio del gioco fu la casualità a decidere che le squadre fossero composte da undici giocatori: i dormitori dei college inglesi, chissà perché, erano composti da undici letti. All’inizio del gioco fu la casualità che il gioco stesso fosse stato inventato nell’Inghilterra vittoriana e puritana: questo, a causa di una regale pubblica decenza, ne determino lo svolgimento in luoghi chiusi e circoscritti. All’inizio del gioco fu la casualità dell’espansione coloniale europea, unita all’evolversi continuo delle scoperte tecnologiche, a rendere possibile il pallone così come oggi lo conosciamo: la difficoltà di reperire sostanze espansive, che rendessero sicure la sfericità e la resistenza del pallone, furono vinte grazie all’avvento del caucciù e all’invenzione della camera d’aria. All’inizio del gioco fu la casualità a decidere che nessun giocatore poteva correre con il pallone tra le mani(tranne che il portiere) o poteva caricare l’avversario: il segretario fondatore della Football Association, Mr Morley, ebbe la meglio su Mr Campbell, che voleva far diventare il calcio una sorta di sport succursale del rugby. All’inizio del gioco fu la casualità a portare il calcio tra coloro che lo avrebbero dotato di fantasia e allegria: la necessità di costruire una rete ferroviaria sulle sponde del Rio della Plata fu affidata ad una compagnia inglese; e da lì  a poco, grazie anche all’esportazione di frigoriferi inglesi a Montevideo, la rivalità infinita tra Uruguay e Argentina (a tutt’oggi non hanno nemmeno raggiunto un accordo se il grande genio del tango Carlos Gardel fosse uruguagio o argentino. E da quelle parti il tango è davvero una cosa molto seria) si trasferì anche su un rettangolo di un campo di calcio.

Potrei continuare all’infinito sull’importanza che hanno avuto le casualità, vere o presunte, sul diffondersi del gioco del calcio in tutti gli angoli del globo, ma non è un semplice elenco da stilare che mi ha portato a scrivere questa lettera aperta ai dirigenti UEFA. Anche perché l’elenco delle casualità potrebbero indiziarmi come una persona vogliosa di intraprendere un’operazione nostalgia. Non ho deciso di scrivere questa lettera aperta  per ricordare i bei tempi andati, semmai bei tempi sono stati. In questa lettera aperta vorrei mettere  in evidenza una cosa che i casi Neymar e Mbappè mi è apparsa in tutta la sua chiarezza: ancora una volta, da quando in Europa esiste il gioco del calcio, la casualità, che per quanto mi riguarda è sempre una stazione terminale di un processo culturale, ha preso la forma di un pallone tirato a caso e che, quindi, non si sa esattamente dove andrà a finire. Ci si è voluti dimenticare della casualità generata da un processo per sovrapporre qualcosa di estraneo non solo al movimento calcistico europeo, ma ad un comune sentire generale. Ultimo protagonista di questo sovrapporre estraniante, e artatamente forzato, è stato il Fondo Sovrano del Qatar. Questo forziere smisurato in larghezza e profondità, che mi piace pensare pieno di dobloni di piratesca memoria, sta scardinando non solo le regole del buon senso ma anche le regole della necessaria sincronicità (simultaneità di due avvenimenti vincolati dal senso, ma in maniera casuale) che gli accadimenti della vita devono avere.   Se vogliamo capire la gravità dell’operazione Neymar/Mbappè (trascinando come in un terribile effetto domino anche l’operazione Dembelè), bisogna ricordare che lo sport moderno nasce soprattutto in Inghilterra e rapidamente si propaga in tutta Europa. La gente europea, nel corso degli ultimi centocinquant’anni, si affeziona alle gesta sportive grazie agli sforzi di uomini e donne che, per ragioni e strade diverse, diventano miti grazie a delle vittorie che le fanno riscoprire senso di appartenenza ad un luogo e ad una storia” (continua)

Anthony Weatherill / Carmelo Pennisi

3 commenti

3 commenti

Inserisci qui il tuo commento

  1. BACIGALUPO1967 - 3 settimane fa

    Personalmente avrei una semplice domanda da fare ai vertici del calcio italiano…
    “Come mai la ripartizione dei diritti televisivi in Italia è così iniqua e sbilanciata a favore di una sola squadra?”

    Rispondi Mi piace Non mi piace
  2. Sempregranata - 3 settimane fa

    Interessante. Se non sbaglio anni fa questo signore fu l’inventore della famosa carta del tifoso, progetto che gli scipparono snaturandolo vergognosamente nei contenuti e nei suoi principi fondamentali: il tifoso è il vero padrone del calcio e non un prodotto commerciale. Purtroppo stanno distruggendo il calcio e senza interventi radicali di sostenibilità e regolamentazione finanziaria che permettano una sana ed equa competizione, distruggeranno anche i sogni dei tifosi. Speriamo che qualcosa cambi in fretta. Curioso di leggere il seguito.

    Rispondi Mi piace Non mi piace
    1. RobyMorgan - 3 settimane fa

      Perfetto l’articolo e molto pertinente questo commento ,spero la redazione metta presto il seguito.
      Per i denigratori di Cairo , almeno a lui non si può imputare questa mancanza e speriamo che ci abbia fatto crescere lo stesso senza sperperare cifre immorali.
      FVCG srmpre!

      Rispondi Mi piace Non mi piace

Recupera Password

accettazione privacy