Un Leicester italiano: ecco perché non accadrà

Un Leicester italiano: ecco perché non accadrà

Una favola nel calcio – 1^ parte / Il sistema e la cultura sportiva italiana sono troppo distanti da quelli inglesi perché possa succedere anche da noi

4 commenti
Leicester

Ne hanno parlato tutti, ma proprio tutti, anche chi generalmente non si occupa di calcio o di sport in generale. L’impresa del “piccolo” Leicester di Ranieri che ha vinto lo scudetto nel campionato inglese battendo colossi come i due Manchester, Arsenal, Chelsea, Liverpool e Tottenham (l’ultimo ad arrendersi) ha fatto il giro del mondo e riempito pagine di giornali, ore di palinsesti televisivi e innumerevoli conversazioni da bar. Nel nostro Paese l’eco dell’impresa e’ stata ancora maggiore soprattutto perché l’allenatore delle “foxes” e’ il nostro connazionale Claudio Ranieri, etichettato ai tempi della Juve come “perdente”, da oggi titolare di un posto di rilievo nella storia del calcio mondiale. Da campioni quali siamo del nostro sport nazionale preferito, il salto sul carro del vincitore, tutti i nostri mass media hanno esaltato l’impresa del Leicester non lesinando dosi di facile prosopopea del Davide che sconfigge i Golia. In effetti il paragone che rende bene l’idea sul piano sportivo della portata del titolo conquistato dalla squadra di Ranieri è quello di un’Udinese, un’Atalanta od un Empoli che vincano uno scudetto. E il punto è proprio questo: potrebbe mai succedere da noi una cosa del genere? Una squadra abituata a fare su e giù tra serie A e serie B, che l’anno prima si è salvata per il rotto della cuffia, potrebbe diventare la sorpresa del campionato e vincerlo l’anno dopo?

Ranieri, Leicester
Claudio Ranieri, tecnico del Leicester

La risposta è no, o più correttamente un si con una percentuale di probabilità simile a quello che ha un meteorite di grosse dimensioni di colpire la Terra: praticamente nulle.

Il motivo principale è presto detto: il nostro sistema calcio. Il mondo del pallone italiano, a differenza di quello inglese che ha importanti voci di ricavo anche dal marketing, dagli stadi di proprietà e dalle sponsorizzazioni, basa quasi esclusivamente le proprie entrate sui diritti televisivi. Diritti che, come tutti sappiamo, sono divisi tra le società del campionato nella maniera più sperequata ed iniqua che ci sia. Le cosiddette grandi del calcio italiano si guardano bene dal dividere più omogeneamente le fette di torta delle televisioni, abbassando cosi notevolmente il rischio di ritrovarsi piccole squadre “alla Leicester” molto competitive. Il Leicester, per capirci, ha incassato la scorsa estate quasi 80 milioni di euro di diritti televisivi, pochi rispetto alle grandi d’Inghilterra che viaggiano su cifre quasi doppie, ma sempre tanti rispetto alla “miseria” incassata, per esempio, dall’Empoli in Italia (circa quattro volte meno). E’ chiaro che con quella disponibilità Ranieri ha potuto comunque fare un mercato da più di 40 milioni di euro prendendo giocatori, come ad esempio Inler dal Napoli, che in altri campionati giocavano in squadre di vertice. Gli stessi stipendi che corrisponde il club neocampione di Inghilterra sono di ottimo livello e quasi inarrivabili per i club italiani: Vardy, il bomber di Ranieri, prende più di 5 milioni all’anno e anche le seconde linee guadagnano almeno un milione di euro. Chiaro che tutto è proporzionale e i numeri del Leicester sono piccoli rispetto a quelli di Manchester City o Chelsea, ma è anche vero che Vardy potenzialmente potrebbe essere meno attratto economicamente da un’offerta di una big inglese rispetto a quanto, faccio un esempio, potrebbe esserlo un Simone Zaza che gioca nel Sassuolo: un conto è cambiare squadra passando da un salario di 5 milioni ad uno di 6, cioè con aumento di circa il 20% un conto è passere da mezzo milione ad uno e mezzo con un incremento del 150%!

Ma non è solo questione di soldi o di budget. Ciò che ha permesso al Leicester di vivere e realizzare un sogno è anche legato alla mentalità ed alla cultura sportiva inglese e, più in generale, dei Paesi anglosassoni. Usa, Gran Bretagna, Australia, Canada sono “lands of opportunities”, terre di opportunità, dove chiunque abbia capacità, costanza e idee può ritagliarsi uno spazio importante. Anche nel mondo dello sport. In Inghilterra favole simili a quella del Leicester si erano già viste a fine anni Settanta col Nottingham Forrest e a metà dei Novanta col Blackburn, non sono quindi una novità assoluta. Ma quello che è molto differente dall’Italia è anche il clima mediatico che c’è attorno al calcio: la cavalcata del Leicester è stata seguita con grande passione e partecipazione dal mondo anglosassone, la stampa e gli sportivi non si aspettavano il crollo della squadra di Ranieri, ma in un certo senso ne sostenevano la cavalcata. Il ritorno d’immagine per il calcio inglese in tutto il mondo è stato immenso, molto superiore a quello generato dalle vittorie delle “solite” squadre: un volano economico impressionante per tutta la Premier League che di sicuro, facendosi due conti, ha visto di buon occhio questa ventata di aria fresca al vertice. In Italia la Lega di Serie A o la FIGC come prenderebbero uno scudetto dell’Empoli o dell’Atalanta? Con lo stesso spirito e con la stessa vista lunga? Ne dubito fortemente… E la stampa sportiva? Cavalcherebbe l’ondata di novità o creerebbe le condizioni di tensione e stress per riportare la situazione nei soliti ranghi? Mi viene da pensare ad un quotidiano sportivo nazionale con sede a Torino cosa titolerebbe all’indomani di un ipotetico scudetto del Sassuolo o di un qualunque altro outsider: “Juve, lo hai perso tu”. Finché in Italia si “venderà” il prodotto calcio attraverso l’ottica delle grandi squadre una favola in stile Leicester, spiace dirlo, non avrà mai un lieto fine (fine prima parte -continua)

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  1. ddavide69 - 11 mesi fa

    Beh ma nessuno impone al club più piccoli di serie A di fare cartello fra loro e a fronte di introiti così sperequati di impedire che si trasmettano le partite in casa propria quando giocano con le grandi. Certo ci va coraggio, cosa che manca in molti imprenditori italiani che antepongono la accesso al sistema spartitorio alla sudditanza. Pensate che bello, le solite sei, sette squadre che si affrontano e che si vedono in tv e poi gli altri mesi dell’anno dove i loro tifosi (visto che sono gli unici che contano, pare) ad andare ai giardini o a fare le gite fuori porta… Ripeto: CI VA CORAGGIO!!

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  2. prawda - 11 mesi fa

    Il Leicester ha incassato 98,53M di diritti televisivi ed e’ al quindicesimo posto, il Chelsea primo con 136,21M, il rapporto e’ meno di 1 a 1,4 (ultimo il QPR con 89,28M ed un rapporto di 1 a 1,5); in Italia tra i gobbi e l’ultima il rapporto e’ di 1 a 5. Concordo in Italia non potra’ mai avvenire, il meteorite ha molte piu’ possibilita’; quello che ci differenzia con i paesi anglosassoni e’ la cultura per lo sport, negli USA per esempio le regole sono fatte per favorire le squadre che l’anno precedente sono finite piu’ indietro in classifica in modo da riequilibrare, in Inghilterra una distribuzione dei diritti televisivi equa consente di avere un campionato piu’ equilibrato, in entrambi i casi si traduce in una migliore vendibilita’ del prodotto, reso molto piu’ appetibile e con un maggiore interesse. Da noi e’ invece esattamente l’opposto, c’e’ una societa’ che fattura sette volte di piu’ il fatturato medio della serie a, c’e’ una societa’ che da sola incassa di diritti televisivi quanto le ultime cinque, c’e’ una societa’ che da cinque anni vince un campionato sempre piu’ noioso, sempre meno seguito in Italia ed all’estero. Perche’ si compra qualcosa di cui non si conosce il risultato finale, se lo sai gia’ non c’e’ interesse a guardarlo.

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    1. ddavide69 - 11 mesi fa

      Prawda, ma se in Italia non riusciamo neppure a trasmettere delle trasmissioni sportive che non parlino per il novanta per cento del tempo delle solite quattro i cinque squadre., come possiamo pensare che il sistema si autoriformi? gli unici che potrebbero andare controcorrente sono i presidenti delle squadre come la nostra è quelle minori, ma ce l hanno il coraggio??

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  3. ziocane66 - 11 mesi fa

    Balle : riformiamo la figc e facciamo sparire gli ovini, e tutto potrà accadere. Vogliamo che il calcio ritorni uno sport con regole uguali per tutti

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