La Primavera del Torino e il suo Scudetto: una Storia che parte da lontano

La Primavera del Torino e il suo Scudetto: una Storia che parte da lontano

Final Eight Primavera / Il vivaio del Torino è tornato ai fasti di un tempo grazie a un percorso durato dieci anni

È il coronamento del percorso di tutti noi”, ha spiegato Moreno Longo nel post-partita di Torino – Lazio. Verissimo: perchè è uno Scudetto, il nono della storia per la Primavera del Torino, che parte da lontano.

Parte dal 2005, quando Urbano Cairo, appena arrivato al timone del Torino, conferma Silvano Benedetti e Antonio Comi rispettivamente come Responsabile della Scuola Calcio e Direttore del Settore Giovanile. A loro due il compito di ricostruire dalle fondamenta un vivaio che, fino a una dozzina di anni prima, era sempre stato il migliore d’Italia, e che aveva avuto tra i suoi maestri storici alcuni “scienziati” del calcio italiano come Baloncieri e Vatta.

Una mossa che nel tempo, ha dato i suoi frutti. Perché Benedetti e il suo staff hanno fatto sì che il Torino si trovasse in casa per la Primavera, a distanza di anni, giocatori come Rosso, Fissore, Procopio e Zenuni, senza dimenticare i Barreca e gli Aramu, che un anno fa mancarono immeritatamente il raggiungimento della gloria tricolore per un soffio… Tutti ragazzi cresciuti con una maglia granata addosso fin da bambini. E perché Antonio Comi, tra mille difficoltà, qualche intuizione giusta negli anni l’ha avuta. Come quella di portare Moreno Longo al Torino, nel 2009, sulla panchina degli Allievi.

La storia poi passa dal 2012, quando al timone del Settore Giovanile granata arriva Massimo Bava: uno che il calcio giovanile piemontese lo conosce come le proprie tasche. Come prima cosa, il nuovo capo del settore giovanile promuove quel Moreno Longo di cui sopra sulla panchina della Primavera. Pochi tifosi si ricordano di quel terzinaccio rude e grintoso transitato in Prima Squadra da calciatore in uno dei peggiori momenti della storia granata, tra il 1995 e il 1997. “È cresciuto al Filadelfia e saprà fare entrare il Toro nei ragazzi”, dice fiducioso Bava, che poi aggiunge: “I primi risultati del nostro lavoro li vedrete fra tre anni”.

La storia passa anche da una finale Scudetto persa da favoriti, quella contro il Chievo nel 2014. Longo in quel momento reagisce da granata vero: anziché andarsene, rinnova col Torino e decide di darsi una seconda chance. In cuor suo, forse sentiva che la cosa più giusta era riprovarci.

Ed è una storia che termina ieri sera, col coronamento di un’annata che ha visto il Toro partire a fari spenti a luglio, con una squadra rinnovata da cima a fondo; un gruppo che, anche passando attraverso alcune batoste come la sconfitta nel derby in Coppa Italia, l’eliminazione dal Viareggio ai rigori con l’Atalanta e la sconfitta in rimonta contro la Fiorentina in campionato, ha saputo compattarsi intorno al proprio allenatore e diventare sempre più consapevole delle proprie forze strada facendo.

Una squadra che ha finito per stendere con caparbietà e merito corazzate come Milan, Fiorentina e Lazio, e che, 23 anni dopo, adesso può di nuovo far affermare con orgoglio al suo pubblico: un Settore Giovanile come quello del Toro, non ce l’ha nessuno…

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