Primavera, Juventus-Torino: quante cose cambiano in quattro mesi…

Primavera, Juventus-Torino: quante cose cambiano in quattro mesi…

Verso la Semifinale Scudetto / Il 23 gennaio scorso per i granata una sconfitta “da polli” che ha cambiato la stagione: da allora, 16 vittorie in 18 partite

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23 gennaio 2015: la Juventus di Grosso vince il derby di ritorno del Campionato Primavera, infliggendo ai granata una sconfitta pesante soprattutto per come maturata. L’espulsione del bianconero Macek al minuto 86 sembrava poter aiutare i granata a portare a casa un sofferto pari, ma una grave disattenzione collettiva permise a Morselli di colpire in contropiede. Una batosta in extremis che convinse molti del fatto che questa Primavera del Torino non fosse all’altezza di quelle precedenti.

LA SVOLTA – Proprio da quel giorno, invece, per i granata è iniziata una “stagione nella stagione”. Il dato numerico è eloquente: nelle successive 18 partite tra Campionato e Viareggio Cup, il ruolino di marcia granata è stato di 16 vittorie e due sconfitte. Una marcia che ha portato i granata a sperare nella qualificazione diretta alle Final Eight fino all’ultimo minuto dell’ultima giornata, quando l’Entella ha sbancato il campo del Livorno in extremis, costringendo i granata a passare dai play-off. Che sono stati superati, con agio prima (3-0 al Cagliari) e con il brivido dei rigori poi (in finale contro la Fiorentina), così come il quarto di finale contro l’Atalanta, che ha ricollocato il Torino tra le quattro squadre Primavera migliori d’Italia. La Juventus, stasera a Reggio Emilia, troverà un Torino molto più accorto, e soprattutto molto più in fiducia e consapevole delle proprie qualità, rispetto alla squadra battuta quel giorno a Vinovo.

Scudetto

PRESENTI E ASSENTI – Ma le differenze rispetto al derby del 23 gennaio scorso non sono solo a livello psicologico. Sarà un Torino diverso anche nel modulo e negli uomini. Quel giorno a Vinovo Longo schierava un insolito 3-5-2, mai più riproposto in precedenza; in difesa giostravano l’ex Genoa Alessio Benedetti, a sinistra un Danilo Avelar che definire “a mezzo servizio” sarebbe riduttivo – basta pensare che di lì a poco sarebbe stata necessaria un’altra e definitiva operazione chirurgica al ginocchio – davanti, insieme a quel Candellone che ha portato i granata in semifinale, agiva Andrea Compagno, il centravanti acquistato a gennaio dal Pinerolo che non ha certamente lasciato un grande segno nella sua esperienza in granata. Di lì a poco il posto da titolare sarebbe stato guadagnato dal classe 1998 Matteo Tobaldo, “motorino” dell’attacco tignoso e valido in zona gol. Non solo: contro la Juventus erano assenti anche Richard Friedenlieb, difensore paraguaiano tesserato il 31 gennaio e diventato una colonna della difesa granata fin da subito, e Simone Edera, che scontava un giorno di squalifica.

Oggi a Reggio Emilia, Moreno Longo presenterà quindi una squadra molto diversa da quella che, quel giorno di gennaio, perse un derby “da polli”. Diverso nel modulo, con il collaudato 4-3-3 che verrà confermato; negli uomini, perchè almeno quattro undicesimi della formazione saranno diversi; soprattutto nella testa. La Juventus, stasera a Reggio Emilia, troverà un Torino molto più accorto, e soprattutto molto più in fiducia e consapevole delle proprie qualità. Da quel derby perso malamente, i granata hanno trovato una nuova spinta, mentre Longo ha trovato quei pochi ma decisivi accorgimenti tecnico-tattici che hanno permesso al Torino di tornare tra le prime quattro squadre d’Italia. E di poter puntare a ragion veduta alla terza finale Scudetto conseutiva…

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