“Il Grande Torino”: un’eterna leggenda che non tramonta mai

“Il Grande Torino”: un’eterna leggenda che non tramonta mai

Mondo Granata / La storia tragica e commuovente di Valentino Mazzola non bisogna smettere di raccontarla o dimenticarla ma deve restare come simbolo d’identificazione di tutto il popolo del Toro

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Bacigalupo, Ballarin, Maroso, Grezar, Rigamonti, Castigliano, Menti, Loik, Gabetto, Mazzola e Ossola. La formazione tipo che ogni tifoso del Torino ha impresso come un marchio nella mente: dagli anziani sino ai più giovani. In questa società liquida dove tutto cambia e passa in base alle mode, i sostenitori del Toro rappresentano una bella eccezione. Non si tratta di vivere nei ricordi ma senza conoscere il proprio passato e la propria storia non si può neanche costruire un futuro e c’è il rischio di perdere la propria identità.

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Al Torino, anche negli ultimi anni, sono mutate tantissime situazioni, si è visto avvicendarsi moltissime persone: presidenti, allenatori, giocatori, capitani, dirigenti ma i tifosi con il proprio drappo granata restano sempre in quanto si riconoscono in un simbolo che va aldilà di una squadra di calcio. Sembra retorica, queste frasi le hanno pronunciate milioni di persone ma bisogna continuare a ricordarle fino all’infinito.

lapide grande torino

Quando un bambino comincia a tifare per una squadra spesso effettua questa scelta perché ci gioca il suo giocatore preferito o perché ha trionfato nell’ultimo campionato. Ai bambini che poi diventano granata, invece, viene raccontata la leggenda del “Grande Torino”: la morte tragica di una squadra che stava unendo l’intera nazione dopo la guerra più sanguinosa e crudele della storia. Sin da subito diventa quasi un dovere morale parteggiare per il Toro nonostante che negli ultimi anni non abbia brillato ed, anzi, abbia addirittura rischiato di scomparire.

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L’esempio che oggi Aldo Cappon, nipote di Aldo Ballarin, raccontava in un’intervista rilasciata al nostro giornale è commuovente. Nonostante siano passati sessantotto anni i bambini delle elementari ed i ragazzi delle medie ascoltavano affascinati a scuola una lezione sul “Grande Torino” facendo domande e restando interessati per tutto il tempo. Questo è successo a Chioggia, una città lontana dal Filadelfia ma comunque vicina con il cuore al luogo dove i due concittadini Aldo e Dino Ballarin giocavano a calcio tutti i giorni sino al momento della loro morte.

torino-milan
(fonte Wikipedia)

La storia della squadra costruita da Ferruccio Novo quindi non bisogna smetterla di raccontare, anzi anche attraverso i nuovi mezzi di comunicazione, che diventano sempre più virali, bisogna cercare di diffonderla ancor di più perché c’è ancora troppa gente che non sa e, quindi, non può capire cosa c’è dietro al Toro. Un club che agli occhi di tutti sembra normale ma invece nasconde una storia unica e gloriosa.

 

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  1. Spygor - 3 settimane fa

    Quando sento parlare del Grande Torino o leggo qualche aneddoto che ricorda questa squadra leggendaria,mi fermo e mi commuovo…e quando rivedo quelle immagini tragiche di quei giorni,piango e mi viene un nodo in gola…Quando cominciai a tifare per il Toro,giocavo da poco al calcio o cercavo di farlo…avevo 9 anni circa e un po per dispetto o per antagonismo,in famiglia sono Juventini,iniziai a tifare per questa squadra e con gli anni,crescendo e conoscendo la storia,diventai sempre più consapevole che ero un tifoso del Toro e che non era un caso…Ho vissuto gioie e dolori con questa squadra e non mi sono mai abbattuto quando facevamo altri campionati…Abbiamo vissuto la notte di Amsterdam,con una squadra che ci fece quasi sognare.Tra qualche giorno ci sarà l’anniversario di Superga,mi fa piacere la Mole illuminata.Vorrei si tramandasse l’importanza di quel Grande Torino,affinchè tutti i giovani ragazzi che parlano e vivono il calcio oggi, forse in un modo diverso e anche più superficiale potessero conoscere e apprezzare il Toro e quando vedono una partita poter dire,ecco la squadra che ha fatto la storia…Spygor67

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  2. prawda - 3 settimane fa

    Ho vissuto la leggenda del Grande Torino attraverso i ricordi di mio padre e di mio nonno, racconti non solo di quanto accadeva sul campo di calcio ma soprattutto di cosa ha rappresentato quella squadra per chi usciva da una guerra in una Italia completamente da ricostruire, l’orgoglio di una intera citta’, purtroppo fino alla tragedia. Quei racconti ho cercato di trasmetterli a mia volta a mio figlio ma mi rendo conto che cominciano a non essere piu’ sufficienti; la mia generazione e’ cresciuta con il mito del Grande Torino ma anche con la forza di Ferrini, la potenza di Pulici o la classe di Sala, insomma c’era una squdra leggendaria nel passato ma c’era anche l’orgoglio per un presente, magari poco vincente, ma comunque sempre ai vertici. Oggi cosa hanno le nuove generazioni? Cosa possono sognare? Un nono posto in classifica? In quale giocatore possono identificarsi che non sia ceduto appena dimostra qualche capacita’? Il passato e’ importante ma senza presente e senza futuro purtroppo serve a poco; senza un progetto serio che provi a riportare il Torino, non dico a vincere perche’ non e’ nemmeno ipotizzabile, ma almeno a lottare per entrare nei primi sei posti, il Grande Torino restara’ un mito, una incredibile leggenda granata ma di un passato sempre piu’ lontano e sempre piu’ sfocato.

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  3. VG - 3 settimane fa

    Giusto per riempirci la bocca e ci teniamo i parassiti come braccino. I tifosi granata di un tempo ci prenderebbero a calci nel culo

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