Bomba Carta al Derby, il tifoso granata ferito: “Allo stadio non vado più”

Bomba Carta al Derby, il tifoso granata ferito: “Allo stadio non vado più”

Processo Saurgnani / Lo spettatore parte offesa: “Una scheggia mi si conficcò nel polpaccio. Non voglio più pagare il biglietto per poi ritrovarmi ad avere paura”

Questa mattina l’udienza del Processo Saurgnani, relativo al famigerato scoppio della bomba carta nel derby tra Torino e Juventus giocatosi allo Stadio Olimpico il 26 aprile 2015, ha registrato diverse testimonianze importanti e rilevanti. Tra di esse, quella di uno dei tifosi granata rimasti feriti a seguito della deflagrazione dell’ordigno lanciato nel primo anello della curva Primavera, che si è costituito parte civile nel processo. Ecco cosa ha raccontato davanti alla Terza Sezione Penale del Tribunale di Torino:

“Mi trovavo nel primo anello della Curva Primavera, sulla parte destra. Personalmente non ho visto la bomba carta in volo. In quei secondi c’era stato un fuggi fuggi generale, ma parliamo di pochi secondi. Io infatti mi sono accorto di poco o nulla perchè guardavo il campo. E poi l’esplosione”.

Che ha procurato al tifoso delle conseguenze non piacevolissime: “Mi hanno estratto in ospedale una scheggia di due centimetri conficcata dentro il polpaccio sinistro. Il pezzo di plastica, che faceva parte del seggiolino esploso, aveva superato pantalone e calzino ed era andato a finire proprio all’interno della gamba. Mi recai prima dal personale sanitario in servizio allo stadio e poi, uscendo dall’Olimpico a partita in corso, all’ospedale”. 

“Non faccio parte di alcun gruppo organizzato, mi ero recato allo stadio con la mia compagna ed alcuni amici. Non sono un assiduo frequentatore dello stadio e non sono abbonato, anzi, quello era il primo derby che vedevo allo stadio. E dopo quell’episodio fino ad oggi non ci sono più tornato. Principalmente per motivi di sicurezza. Per non spendere i soldi del biglietto e poi ritrovarsi ad avere paura…”

Un’altra conferma, insomma, di come eventi negativi del genere rechino ripercussioni altrettanto negative sul sistema calcio. L’equazione è piuttosto semplice: gli episodi di violenza rischiano di tenere le persone lontano dallo stadio, di conseguenza gli introiti dei botteghini diminuiscono, le società hanno meno entrate e i campioni restano lontani dalla Serie A.

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