Borel, Novo e l’introduzione del modulo “WM”: lo schieramento di gioco del Grande Torino

Borel, Novo e l’introduzione del modulo “WM”: lo schieramento di gioco del Grande Torino

Verso il 4 maggio / Il Grande Torino fu squadra evoluta anche dal punto di vista tattico: primi in Italia a vincere col “Sistema” di Chapman. Ecco come fu introdotto nella squadra granata

 

Nei primi mesi della stagione 1941-42, il Torino di Kutik non andava molto bene. Dopo un buon esordio il 26 ottobre 1941 contro il Liguria (3-2) fino al 7 dicembre la squadra riuscì a ottenere solo due vittorie. E dopo una sconfitta pesante per 3-0 nel derby in casa della Juventus, il presidente Novo era preoccupato e voleva cercare di capire cosa ci fosse dietro i risultati altalenanti della squadra.

Tra i giocatori di quella squadra granata, ce n’era uno che aveva particolari rapporti col Presidente: Felice Borel, calciatore famoso e di successo, arrivato l’estate prima dalla Juventus dove in nove anni aveva giocato 206 partite e segnato 117 reti, già Campione del Mondo nel 1934 con l’Italia di Pozzo. “Pres, la squadra non ha problemi di gruppo e ha ottime qualità” disse un giorno Borel a Novo, “secondo me però lo schema di gioco che usiamo è un po’ superato”.

Era chiaro quello che aveva in mente Borel: passare dal “Metodo” al “Sistema”. Il “Metodo” era lo schema di gioco il cui padre e ideatore era stato Vittorio Pozzo, non l’ultimo arrivato, ma il CT che schierando la squadra in questo modo aveva vinto due titoli mondiali e un alloro olimpico negli anni ’30. Lo schema era una sorta di 2-3-2-3, anche detto “WW” perché ripeteva sul campo la formazione di queste lettere. In Italia praticamente era lo schema applicato da tutte le squadre.

L’idea di Borel attecchì subito nella testa di Novo, che intuì che la squadra avrebbe accolto con entusiasmo una variazione di modulo. Il presidente organizzò così un incontro a tre, nella sede di Via Alfieri, con Borel e Roberto Copernico, il direttore tecnico. Era la notte del 17 dicembre 1941 quando i tre raggiunsero una decisione: “Giocheremo con il Sistema che usano in Inghilterra. Ci permetterà di distribuire meglio i compiti difensivi e darà modo ai nostri giocatori più talentuosi di esprimere il loro potenziale”.

Il “Sistema” era il modulo di gioco inventato da Herbert Chapman, tecnico dell’Arsenal negli anni ’30. Tutto nacque da una decisione datata 1934 dell’Ifab, l’organo che ancora oggi decide le regole del calcio: per aumentare la spettacolarizzazione del gioco, si passò dal fuorigioco “a tre uomini” a quello “a due”. Per farla breve, l’attaccante, per essere “in gioco”, deve vedere frapposti tra sé e la porta due giocatori avversari. Una modifica che indusse gli allenatori a schierare squadre infarcite di attaccanti, la cui unica tattica era il lancio lungo dalle retrovie.

Il pioniere inglese ravvisò allora la necessità di bilanciare gioco difensivo ed offensivo e di rafforzare la difesa. Pensò quindi di ricollocare il centromediano, il regista arretrato del “Metodo” che giocava davanti alla difesa, in una posizione più arretrata, sulla linea dei difensori, per permettergli di occuparsi “a uomo” del centravanti avversario, con i terzini che scalavano sulle fasce per marcare le ali. Era nato, insomma, lo stopper. Il centrocampo diventava poi una sorta di quadrilatero, con i due mediani che dalle fasce si spostavano davanti alla difesa e le mezzeali che rimanevano in posizione centrale davanti a loro, con lo schieramento che ricalcava, questa volta, le lettere WM. Davanti, le due ali affiancavano il centravanti: così Chapman vinse, negli anni Trenta, cinque titoli inglesi.

In Europa il “Sistema” attecchì un po’ ovunque, ma in Italia quasi tutti gli allenatori erano restii ad abbandonare quel “Metodo” che aveva fatto la storia del calcio nazionale. Salvo qualche esperimento non di grande successo, nessuno in Italia ebbe mai il coraggio di compiere questo passo verso la modernità. Il 18 dicembre 1941, però, Novo si recava dalla squadra e dall’allenatore: “Vi proponiamo questo metodo di gioco, il “Sistema”. Ellena giocherà da difensore centrale e ai suoi lati ci saranno Piacentini e Ferrini. Cadario e Baldi saranno i mediani, Borel e Petron le mezze-ali, Menti e Ferraris (o Ossola) le due ali, Gabetto il centravanti”.

Fu così che la squadra cominciò a macinare risultati, concludendo la stagione al secondo posto (tre punti dietro alla Roma). Nella stagione successiva, quando arrivarono due mezze-ali nuove dal Venezia, Loik e Mazzola, ci fu il primo Scudetto di una striscia vincente che si fermò solo con la sciagura aerea del 1949.

Il Grande Torino fu insomma una squadra innovatrice anche e soprattutto dal punto di vista tattico, prima in Italia a introdurre e ottenere successi col “WM”. E un ruolo preponderante in questo ebbe Felice Borel, che nel Torino giocò solo un anno, ma che riuscì a imporre un’idea che fece la storia della società e del calcio italiano.

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