Dalla Francia: “Ecco cosa sarebbe successo senza la Tragedia di Superga”

Dalla Francia: “Ecco cosa sarebbe successo senza la Tragedia di Superga”

Oggi il club granata sarebbe ai vertici europei: l’articolo del magazine transalpino So Foot immagina cosa sarebbe successo se l’aereo del Grande Torino fosse atterrato sano e salvo

Grane Torino

Il Grande Torino, si sa, non è stato un fenomeno solo italiano. Le gesta e la storia di quella squadra hanno avuto un’eco internazionale unica per quei tempi, in cui i mezzi di comunicazione non erano lontanamente paragonabili a quelli di oggi. Nonostante siano passati ormai 67 anni, non sono solo i tifosi granata a conservarne il ricordo; da molti Paesi dell’Europa e del Mondo arrivano, ogni Quattro Maggio, testimonianze di rispetto e sensibilità per una squadra che ha scritto la storia dell’Italia, calcistica e non.

Questa volta è la versione online del famoso magazine francese So Foot ad avere soffermato l’attenzione su quello che è stato il tragico epilogo del Grande Torino e sulle relative conseguenze. “Se l’aereo del Grande Torino non si fosse schiantato…” è il titolo di un articolo, firmato Giuliano De Pasquale, apparso ieri sul sito del giornale transalpinoIl collega immagina come si sarebbe sviluppata la storia del club granata e del calcio italiano se l’aereo dei campioni non fosse stato inghiottito dalla collina di Superga.

E’ il 4 maggio 1949 e sono da poco passate le 17 quando l’aereo del Torino atterra all’aeroporto della città. La squadra arriva da Lisbona, dove si era recata per giocare un’amichevole in onore del capitano Ferreira, che gioca in quell’occasione l’ultima partita della carriera. Poco prima, quest’ultimo aveva detto al suo grande amico Valentino Mazzola di voler organizzare qualcosa di speciale per il suo addio al calcio. ‘Vorrei affrontare la squadra più forte del mondo’, gli aveva confidato Ferreira. Quel giorno, Lievesley e i suoi uomini avevano perso 4-3, ma poco importa. Era solo un’amichevole, e poi il Torino Calcio è campione d’Italia con quattro giornate d’anticipo dopo il pari di qualche giorno prima contro l’Inter a San Siro. All’aeroporto, il presidente Ferruccio Novo e i due giocatori che erano rimasti a Torino, Tomà e Gandolfi, accolgono il gruppo e poi vanno tutti insieme a mangiare un buon fritto misto alla piemontese in un ristorante vicino allo stadio Filadelfia”.

Il racconto purtroppo immaginario del giornalista francese continua con gli avvenimenti delle settimane successive: “Le quattro giornate restanti del campionato, il Torino le sorvola come il resto della stagione, con un notevole 6-0 inflitto alla Fiorentina, con capitan Mazzola caldo come mai e capace di segnare cinque delle sei reti”… “E’ il quinto Scudetto per gli Invincibili, che dominano facilmente il campionato italiano. Per il presidente Novo, ‘una squadra che vince non si cambia’: quindi l’undici tipo Bacigalupo; Maroso, Ballarin; Grezar, Rigamonti, Castigliano; Menti, Loik, Gabetto, Mazzola, Ossola resta lo stesso anche per la stagione successiva con solo qualche rinforzo secondario. La prima sfida è la Coppa Latina, appena creata per mettere di fronte i Campioni d’Italia, Spagna, Portogallo e Francia”… “Dopo aver superato lo Sporting Lisbona con una tripletta di Gabetto, in finale i granata si affermano sul Barcellona al termine di una partita dura ma terminata 3-2 a loro  favore: reti di Loik, Gabetto e Mazzola. I granata fanno così loro la prima competizione ufficiale che permette alle squadre campioni delle maggiori nazioni europee di confrontarsi”.

I granata portano in alto anche la Nazionale Italiana: “La stagione 1949-1950 passa in un attimo ed è di nuovo il Torino, con Lievesley sempre in panchina, a vincere il settimo Scudetto della sua storia. Questo incomincia ad essere troppo per gli altri club, che non ne possono più di vedersi travolgere puntualmente. Gli stessi cugini della Juventus non riescono nemmeno ad alzare un dito contro il Torino” … “Ma i supporter degli altri club mettono da parte invidie e rancori perchè possono godere per una Nazionale composta da sette giocatori del Torino su undici che vince la Coppa del Mondo del 1950 in Brasile. Bacigalupo, Ballarin, Mazzola, Grezar, Rigamonti, Ossola e Loik sono presenti nella formazione italiana, insieme tra gli altri al bianconero Boniperti e all’interista Amadei”… “E’ così che quasi trent’anni prima dei rivoluzionari olandesi, la Nazionale Italiana gioca ‘alla torinese’, con tutti i giocatori che difendono e attaccano allo stesso tempo. Nel girone finale del Mondiale, i vari Ademir, Varela e Basora devono inchinarsi alla Squadra Azzurra, che vince la sua terza Coppa del Mondo”…

La storia del Torino negli anni successivi fino ai giorni nostri diventa poi un crescendo di soddisfazioni: “Dopo la Coppa del Mondo, la parabola del Toro tocca il punto più alto. I giocatori diventano vere e proprie stelle: il calcio è ancora lontano dagli accordi di marketing dei giorni nostri, ma i vari Mazzola, Ossola e Bacigalupo sono corteggiati per partecipare ai capolavori dell’età d’oro del cinema italiano. Il primo è preferito ad Anthony Quinn per accompagnare Giulietta Masina ne La Strada di Fellini, il secondo ispira Fernandel per Il ritorno di Don Camillo, e l’ultimo compare con Brigitte Bardot in “Voulez-vous danser avec moi?”. Tornando al calcio, le squadre avversarie hanno finito per adattarsi al gioco del Toro e spesso persino lo copiano. I granata sono dei maestri inarrivabili ma nel 1956 il Milan arriva a mettere un termine al regno granata, vincendo il campionato e ponendo finalmente un termine alla striscia di undici titoli consecutivi del Torino”… “La ricostruzione della squadra, un po’ stanca dopo tanti anni passati ai massimi livelli, impiega del tempo e non è prima del 1962 che il Toro torna competitivo per puntare al dodicesimo Scudetto. Ma meglio di questo, arriva la vittoria nella Coppa dei Campioni, con un undici composto tra gli altri da Giuliano Sarti, Guido Vincenzi, Raymond Kopa, Giacomo Bulgarelli, Luis Suárez Miramontes e il giovane Gigi Riva. Col passare dei decenni, il Torino s’è quindi mantenuto tra i più grandi club d’Europa e del Mondo. Dalla sua coppia di bomber Altobelli-Rossi negli anni ’80 passando per la mediana Albertini-Conte-Donadoni-Hassler una decina di anni più tardi, o ancora l’impressionante linea difensiva Roberto Carlos-Nesta-Gallas-Zambrotta con la quale è arrivata la vittoria dello Scudetto del 2007, i Granata possono dire di aver fatto la storia del calcio. E dall’alto della discreta collina di Superga, i torinesi aspettano di vedere una Torino in festa dopo un’eventuale incoronazione in Champions League, dopo la vittoria di martedì scorso, per 3-1 contro l’Atletico Madrid”.

In questo simpatico articolo, anche in Francia realizzano come, senza la Tragedia di Superga, il Torino oggi avrebbe potuto essere uno dei top club europei. Mancherà sempre la controprova, ma un fondo di verità potrebbe esserci eccome.

9 commenti

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  1. puliciclone - 5 mesi fa

    Il nostro destino è quello. Contento così (certo per i familiari può sembrare una in delicatezza, ma parlo da tifoso)

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  2. Davi - 9 mesi fa

    Il mito lo hanno costruito sul campo domenica dopo domenica per anni e anni…un aereo caduto semplifica il concetto e dà il titolo… il lavoro fatto in quegli anni non ha nulla a che vedere con la juve che stravince senza arte ne parte…

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  3. Fb - 9 mesi fa

    Mi ha fatto sorridere, e’ un articolo carino, originale.
    Ma la tragedia e’ chiaramente un elemento centrale nell’averli fatti diventare un mito

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  4. RDS- toromaremmano - 9 mesi fa

    Mi è piaciuto questo fantaracconto, loro sarebbero vivi e forse molti gobbi sarebbero morti d’invidia.

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  5. Franco - 9 mesi fa

    Anche Sandrino ….figlio d’arte ….di sicuro avrebbe contribuito a fare la storia del Grande Toro….e non dell’inter 😉

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  6. Pazko - 9 mesi fa

    Ma saremmo stati come una Juventus qualunque, non IL MITO,

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    1. Atanor - 9 mesi fa

      Commento illuminante :) però l’articolo mi ha divertito :)

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      1. Atanor - 9 mesi fa

        Aggiungo che il Grande Torino la storia l’ha fatta lo stesso senza il bisogno di fantasport.

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    2. ddavide69 - 9 mesi fa

      Ma non sarebbero morte tutte quelle persone che costituivano quello squadrone.

      Solo per questa ragione preferirei non si parlasse ad oggi del MITO del GRANDE TORINO

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