La vittoria della Coppa Italia del 1993 e la fine dei sogni!

La vittoria della Coppa Italia del 1993 e la fine dei sogni!

La finale di Amsterdam è ancora davanti ai nostri occhi, quando durante l’estate 1992 inizia il calciomercato.
Il presidente Borsano, da poco diventato deputato nelle file del PSI di Craxi grazie ad oltre 36000 preferenze, viene indagato per bancarotta…
di Beppe Pagliano
La finale di Amsterdam è ancora davanti ai nostri occhi, quando durante l’estate 1992 inizia il calciomercato.
Il presidente Borsano, da poco diventato deputato nelle file del PSI di Craxi grazie ad oltre 36000 preferenze, viene indagato per bancarotta fraudolenta, in merito al crack Ipifim, per il Toro ed i suoi tifosi sta per iniziare uno dei periodi più drammatici della propria storia.
Il castello di carte su cui è poggiata la società creata da Borsano, crolla inesorabilmente.
Il Toro ha necessità assoluta di denaro, motivo per cui vengono ceduti in rapida successione il capitano Cravero alla Lazio, Martin Vazquez al Marsiglia, Benedetti alla Roma e Bresciani al Cagliari. 
Borsano però giura solennemente di trattenere Lentini e ricostruire su di lui la squadra futura.
Negli ultimi giorni di mercato si muove di persona il presidente del Milan Silvio Berlusconi, il quale ha deciso di portare Lentini a Milanello. L’accordo viene raggiunto di notte.
Nel momento in cui la notizia diventa pubblica i tifosi granata si riversano per le vie della città scatenando una sorta di guerra civile, la sede storica di Corso Vittorio viene presa d’assalto dai tifosi che per l’ennesima volta si sentono traditi da un presidente che ha giurato il falso e da un giocatore che non ha saputo dire di no alle lusinghe di un grande club, si saprà in seguito che la cessione di Lentini è stata in gran parte basata su fondi neri finiti direttamente nelle tasche di Borsano e non nelle casse del Torino Calcio.
In quei giorni quello che è stato il Toro, lentamente, tradimento dopo tradimento, inizia inesorabilmente a morire.
Il mercato comunque porta volti nuovi in casa granata: dal Genoa arriva il bomber Aguillera, dal Napoli l’altro attaccante Silenzi, dal Venezia il promettente Poggi, dall’Ascoli il difensore Aloisi, dalla Lazio il terzino Sergio, dal Bari il centrocampista Fortunato ed infine dal Nacional di Montevideo la meteora Saralegui.
In panchina viene confermato Mondonico che si arrangia come può, la squadra termina al nono posto in campionato, a metà classifica, perdendo entrambi i derby per 2 a 1, ma oggettivamente non è pensabile chiedere di più.
In Coppa UEFA questa volta la cavalcata termina al secondo turno ad opera dei russi della Dinamo Mosca, vincitori al Delle Alpi per 2 a 1, la partita di ritorno a Mosca finisce 0 a 0 e sancisce la nostra eliminazione.
In Coppa Italia la squadra di Mondonico riesce a dare invece il meglio di se: dopo aver eliminato Monza e Bari, nei quarti si trova davanti la forte Lazio.
Il 27 gennaio 1993 a Roma i biancocelesti dopo 34 minuti sono in vantaggio per 2 a 0 grazie alle reti di Neri e di Signori su rigore, ma al 45’ un caparbio Fusi, colpevole di un errore che ha causato il penalty a favore della Lazio, segna la rete del 2 a 1 rimettendo la partita in discussione. A due minuti dalla fine l’arbitro Amendolia fischia una punizione a nostro favore, e Scifo da distanza siderale riesce a superare il portiere avversario Fiori riportando il risultato in parità.
Sette giorni dopo, il 3 febbraio 1993, Borsano lascia la carica di presidente al notaio pinerolese Goveani per 12 miliardi di lire. A fine anno si scoprirà il patto clandestino tra il vecchio presidente ed il notaio cantante per il versamento di una quota in nero che porterà al sequestro delle azioni da parte della magistratura.
Il 10 febbraio il Toro riesce comunque a superare la Lazio per 3 a 2 qualificandosi per le semifinali di coppa Italia dove incontrerà la seconda squadra di Torino.
Il 10 marzo 1993 nella partita di andata che è pure quella casalinga, è un grande Toro quello che scende in campo. Nel primo tempo un salvataggio sulla linea su colpo di testa di Casagrande, un gol annullato ad Aguilera ed un rigore non concesso negano il vantaggio ai granata.
A inizio ripresa sono invece i gobbi a passare in vantaggio sul solito rigore concesso dall’arbitro Nicchi, il Toro non si perde d’animo ed al 79’ il nuovo entrato Poggi, in acrobazia, ci regala il pareggio. 
Per il ritorno, che si gioca dopo tre settimane, tutto è ancora in discussione.
La sera del 31 marzo bastano solo quattro minuti affinché la Juve passi in vantaggio, un tiro di Dino Baggio colpisce la traversa, ma mentre la palla ritorna in campo va a colpire l’incolpevole Marchegiani, proteso in tuffo, e si va ad infilare in rete, tipica cosa da Toro!
Il primo tempo termina così con i bianconeri in vantaggio, ad inizio ripresa Mondonico ributta nella mischia il giovane Poggi, eroe della partita di andata.
Il Toro nel secondo tempo attacca sotto la Maratona e dopo sette minuti un cross dalla trequarti di Annoni viene colpito di sinistro al volo dallo stesso Poggi che supera Peruzzi riportando il risultato in perfetta parità.
Minuto 62’: Ravanelli lasciato colpevolmente solo riporta la Juve in vantaggio, a questo punto per qualificarci è assolutamente necessario pareggiare.
Passa solo un minuto ed è un Toro furioso quello che si fionda all’attacco, sempre Annoni dalla trequarti butta un pallone in area che Casagrande controlla e riesce a passare ad Aguilera il quale nello stretto è abile a superare Peruzzi ed a regalarci la finale.
A fine partita, i giocatori granata, omaggiano la Maratona festante, che nemmeno per un attimo ha smesso di sostenerli.
In finale l’avversario sarà la Roma, che negli anni ottanta ci scippò ben due finali di Coppa Italia.
La finale di andata è in programma il 12 giugno; siamo più di 40.000 al Delle Alpi.
Quello che scende in campo è un Toro da favola, al 17’ Silenzi schierato a sorpresa al posto di Casagrande porta in vantaggio i granata con un diagonale di sinistro sporcato dall’ex Benedetti.
Al 53’ è Cois da distanza ravvicinata a segnare il 2 a 0, ma non è finita il Toro continua ad attaccare ed al 78’ sugli sviluppi di un calcio d’angolo è Fortunato a siglare la rete del definitivo 3 a 0.
Usciamo dallo stadio felici e sicuri di avere la coppa ampiamente in tasca, finalmente uno spiraglio di luce in questo momento buio che sta attraversando la nostra società.
La partita di ritorno è in programma sette giorni dopo, le ore che precedono la sfida vengono stranamente caricate dalla stampa romana la quale spinge la squadra giallorossa verso un’impresa che appare francamente impossibile, c’è da considerare, tra l’altro, che la finale di coppa è l’ultima opportunità che ha la Roma per qualificarsi per le coppe europee.
Il 19 giugno sono davanti al televisore ed una strana premonizione mi assale, ho la sensazione che quella che sto per vivere non sarà una serata tranquilla.
La Roma attacca come è logico che sia, ma non riesce a sfondare, al 22’ Carnevale si tuffa in area senza che nessuno lo tocchi, per l’arbitro Sguizzato, all’ultima sua direzione, è rigore. Giannini supera Marchigiani dal dischetto e porta in vantaggio i giallorossi.
La partita è ancora lunga e l’arbitraggio è smaccatamente a favore dei nostri avversari, c’è poco da stare allegri, ma all’ultimo minuto del primo tempo è Silenzi a superare il portiere avversario con un preciso diagonale. Esulto con tutta la rabbia che ho in corpo, a questo punto a 45 minuti dalla fine la coppa è nostra e più nessuno potrà portarcela via, ma non ho fatto i conti con il signor Sguizzato.
47’ minuto: Rizzitelli di testa riporta in vantaggio la Roma, ma per vincere la coppa ai giallorossi servono ancora ben tre reti, quindi nessuna paura.
50’ minuto: Hassler è colto da un mancamento in area, per Sguizzato è chiaramente rigore che Giannini regolarmente trasforma in rete tra la disperazione dei nostri giocatori, proprio in quel momento le telecamere inquadrano il volto sorridente dell’allenatore romanista Boskov, il quale è diventato famoso per aver coniato l’affermazione “Rigore è quando arbitro fischia”, inutile dire che stasera fischia davvero a senso unico.
La mia schiena intanto è attraversata da un brivido di paura.
53’ minuto: calcio di punizione dalla metà campo per noi che viene scodellato a centro area, Fortunato appoggia al centro dove Silenzi dall’alto dei suoi 193 centimetri, con un pallonetto di testa supera il portiere avversario portando il risultato sul 3 a 2. E’ finita! Impreco in tutte le lingue del mondo con rabbia e disprezzo verso questo sport inquinato. A questo punto la Roma deve segnare ancora tre reti e sinceramente non immagino la cosa possibile.
55’ minuto: Cois si appoggia su Carnevale appena entrato in area e Sguizzato stabilisce il record mondiale di arbitraggio a senso unico fischiando il terzo rigore a favore della Roma. Giannini, ormai allenato, trasforma dal dischetto con estrema sicurezza.
Sono fuori di me, inizio a compiere atti di teppismo domestico, solo il tempestivo intervento di mia madre riesce ad evitare danni irreparabili ai danni dei mobili di casa, giuro sul Grande Torino che se vinceremo questa coppa non esulterò e non scenderò in strada a festeggiare.
La nostra squadra nel frattempo è frastornata ed impaurita, mentre al contrario gli avversari spinti dal pubblico sono indemoniati.
65’ minuto: Sguizzato stanco di fischiare rigori, regala una punizione ai giallorossi, che lo specialista Mihajlovic trasforma in rete. 
Roma 5 Toro 2, mancano 25 minuti e alla Roma manca una sola rete per vincere la coppa, quella che doveva essere una passeggiata si è trasformata in un autentico viaggio nel terrore.
Il Toro sbanda paurosamente, Marchegiani compie un miracolo su Rizzitelli servito incredibilmente da un rimpallo dal solito signor Sguizzato, Giannini colpisce un palo con Marchegiani battuto, ed alla fine ci prova pure quello che dovrebbe essere un cuore granata, vale a dire Benedetti, a superare il nostro portiere, il quale riesce a sventare il suo perfetto colpo di testa.
Ben oltre al 90’ Sguizzato fischia la fine, l’imprecazione con cui accolgo il triplice fischio dell’arbitro è il più classico dei vaffan…, mantengo la promessa fatta e non esulto, me ne vado a letto senza festeggiare, furibondo verso uno sport sempre più inquinato da porcherie varie.
A distanza di vent’anni, mi accorgo che quello che è stato l’ultimo trofeo conquistato dal Toro, non ho potuto goderlo fino in fondo: grazie di cuore, signor Sguizzato di Verona!
 
 
Beppe Pagliano
Twitter  @beppepagliano
 
 
 
 
 
 
  
 
 
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