ToroPreview, cosa pensiamo di Torino-Inter

ToroPreview, cosa pensiamo di Torino-Inter

Istruzioni per l’uso / Ogni settimana cinque domande a tre dei nostri giornalisti, che ci dicono la loro sul momento del Toro

di Redazione Toro News

Cinque domande, tre pareri diversi a confronto. I nostri pareri, a volte concordi e a volte discordanti tra di loro. Ecco ToroPreview, il nuovo format di Toro News: ogni settimana, prima della partita, tre dei nostri giornalisti risponderanno alle domande della redazione, dicendo la loro sull’impegno che attende la squadra e in generale sul momento dei granata. Opinioni personali a volte agli antipodi, per cercare di dare una visione più completa possibile al lettore sull’argomento trattato. Queste settimana, dall’altra parte del microfono ecco i nostri Lorenzo Bonansea, Nikhil Jha e Diego Fornero.

Torino-Inter: i granata vengono da un momento di “risveglio” ma non partono con i favori del pronostico. Su cosa (e su chi) dovrebbe puntare la squadra per fare male ai nerazzurri?

Lorenzo Bonansea – Sulle idee, prima di tutto. Nella ripresa di Cagliari e nella sfida contro il Crotone si è vista per la prima volta la mano di Mazzarri in modo netto, nel modo di giocare la palla e di difendersi. Le “verifiche”, per citare lo stesso tecnico, stanno dando finalmente i frutti. Certo, contro una squadra tecnica come l’Inter servirà – oltre al coraggio nel proporre il proprio calcio – anche grande attenzione e prudenza: giocare all’arrembaggio non paga mai, e tantomeno lo fa chiudersi a riccio. Serve una sana via di mezzo, equilibrio tra costruzione e interdizione. Perché davanti i granata si troveranno giocatori estremamente tecnici e preparati sotto ogni piano.

Nikhil Jha – Su quella stessa compattezza che condusse il Torino ad una delle migliori partite della gestione Mihajlovic, l’1-1 dell’andata. L’Inter è piena di ottimi giocatori, ma è tutt’altro perfetta, e il lungo momento di difficoltà – sebbene appaia alle spalle – lo dimostra. La squadra di Mazzarri non ha la capacità di giocarsela uno contro uno a tutto campo, ma affrontare l’individualismo nerazzurro coralmente può essere la chiave. E questo il tecnico lo sa.

Diego Fornero – Scontato dirlo: sui giocatori di maggior talento, perché l’organizzazione di gioco conta, ma la qualità conta ancora di più. Non sarà forse vero quanto sostenuto da Mazzarri, con il comprensibile intento di valorizzare i suoi ragazzi, su Belotti “forte quanto Icardi”, ma è indubbio che sia il Gallo, supportato da Ljajic, l’unico giocatore in grado di far fare davvero al Toro il salto di qualità. Si spera che il “letargo”, dovuto a un’infinità di fattori e soltanto in parte sua responsabilità, sia ora definitivamente concluso.

Mazzarri ha dichiarato che il 3-4-3 (o 3-4-2-1) potrebbe essere il modulo giusto per questa squadra. È un sistema che può reggere?

Diego – Certo che può reggere, se tutti hanno la giusta voglia di sacrificarsi, considerati anche i vantaggi dimostrati nelle ultime uscite in termini di palloni serviti a Belotti. La difesa a tre, poi, lascia ad Ansaldi e De Silvestri un po’ più di libertà, anche se Obi e Baselli saranno chiamati ad un iper-lavoro in mediana. Davanti, poi, tanto dipenderà dalla voglia di Ljajic, che dovrà andare di governo ma anche un po’ di lotta…

Lorenzo – È un sistema che mi convince di più del 3-5-2 classico, e spiego il perché. Nel 3-5-2 visto nel primo tempo di Cagliari, Iago e Belotti non han dato l’impressione di potersi esprimere sui loro standard, col Gallo spesso isolato e lo spagnolo fuori dal suo habitat naturale – cioè la corsia destra. Con l’inserimento di Ljajic a raccordo dei due reparti, sia Belotti che Iago hanno modo di esaltare le rispettive caratteristiche. Ovviamente, però, con un mediano in meno, servirà che il talento serbo copra bene gli spazi in fase di non possesso, come per altro fatto eccellentemente contro il Crotone.

Nikhil – Concordo sul fatto che Ljajic dovrà dare una mano, considerando che uno dei due centrali di centrocampo sarà Baselli, altro elemento che tende ad occupare zone offensive del campo. Il sistema può reggere, è equilibrato – almeno così è parso contro Cagliari e Crotone – ma deve affrontare la prova delle grandi. Basteranno due mediani (tra cui, appunto, Baselli) a contrastare gli uomini tra le linee nel 4-2-3-1? La difesa a tre sembra dare garanzie, ma dopo l’Inter sicuramente avremo le idee più chiare.

Anche alla luce dei risultati di ieri (Fiorentina-Atalanta-Sampdoria), le speranze di raggiungere il settimo posto sono fondate? Quanto conteranno coraggio e motivazioni al Grande Torino?

Nikhil – Raggiungere il settimo posto sarebbe un miracolo sportivo. L’Atalanta e la Sampdoria non brillano in questo frangente di stagione, ma la Fiorentina dalla tragedia di Astori ha tratto linfa vitale, cercando di riempire con i punti un vuoto incolmabile. Per l’Europa, i favoriti sono loro. Difficile immaginare che i granata possano rimontare non una, non due, ma tre squadre. Il coraggio dovrà essere un ingrediente fondamentale per riconquistare un pubblico ancora diffidente, che potrebbe ritornare in sintonia con la squadra in caso di prestazione incoraggiante contro l’Inter.

Diego –  Finché la matematica non lo nega, non avrebbe senso non provarci neppure. Giocare senza obiettivi è noioso anche per gli stessi giocatori, anche se più si va avanti, più le possibilità affievoliscono e gli stimoli passano. Sicuramente, molti giocatori hanno necessità di dimostrare il proprio valore: per motivi diversi, Bonifazi; Obi; Ljajic; Baselli e lo stesso Belotti sono quelli che hanno ancora tanto da chiedere a loro stessi ed al campionato. Queste poche partite che restano sono un’occasione importante.

Lorenzo – Io credo non si possa parlare di obiettivo, ma di speranza a cui aggrapparsi – sì. Per quanto poco realistica (per non dire impossibile), il Toro – dopo una stagione di questo tipo – ha il dovere di finire al meglio il proprio campionato, e per riuscirci deve necessariamente porsi un mini-target davanti a sé. Per rispondere alla domanda, dunque, non credo che il Toro abbia possibilità concrete di arrivare al settimo posto, ma sono convinto che sia in dovere dei giocatori sperarci – se questo serve a trovare motivazioni per giocarsi le partite al massimo.

AS Roma v Torino FC - Serie A

Il Toro ha ritrovato in Ljajic un punto di riferimento importante, e contro l’Inter la sua qualità potrebbe far svoltare. Ci si poteva arrivare prima a questa scelta o il suo è stato un percorso necessario?

Lorenzo – Credo che si sarebbe potuti arrivare prima almeno ad un parziale re-integro. Spiego meglio: io penso che nessuno conosca meglio le dinamiche tattiche di una squadra dell’allenatore stesso, e se Mazzarri non ha mai voluto puntare dal 1′ su Ljajic avrà avuto i suoi ottimi motivi. Dopo il derby, però, forse mi sarei posto qualche domanda in più sulla pochezza qualitativa che affliggeva il Toro in campo, con Ljajic che avrebbe potuto (anche solo entrando dalla panchina) alzare il livello tecnico in maniera decisa – nonostante una ancora non perfetta amalgama tattica con i dettami di Mazzarri. È sicuramente una visione semplicistica della cosa, ma credo che in partite bloccate a livello offensivo (come quella contro la Juve, ad esempio), schierare un giocatore di quella classe anche solo per battere i calci da fermo non sarebbe stato insensato. Detto questo, il Ljajic che ci ha restituito Mazzarri è sicuramente un giocatore rinnovato in tutto e per tutto.

Nikhil – Non credo che a Mazzarri piaccia farsi del male, ed è a Torino da troppo poco per avere formulato sentenze definitive. Per questo credo che le ragioni dietro l’esclusione duratura di Ljajic avessero dei motivi risolvibili e risolti – tattici? comportamentali? chissà – e tendo a fidarmi delle sue valutazioni. Non sarebbe stato lo stesso Ljajic che si è visto nelle ultime due. Ho anche la sensazione che Mazzarri voglia amministrare le onde del fantasista serbo, leggendo i suoi comportamenti in settimana e valutando quale delle due note facce di Ljajic si presenterà allo stadio. Se intuisce che è il Ljajic geniale, gioca: altrimenti fuori. Non mi sorprenderei di assistere ad altre pause in panchina, per pungolarlo e averlo sempre al meglio, quando effettivamente può fare la differenza.

Diego – Difficile dirlo da fuori: scegliere di privarsi dell’elemento di maggior qualità della rosa è parsa una scelta un po’ avventata, e soprattutto non supportata dai risultati, ma allo stesso tempo conosciamo la personalità del serbo e l’assoluta necessità di utilizzare con lui il bastone e non soltanto la carota. Ad ogni modo, ora inizia il suo campionato e, come detto, Adem è chiamato a cogliere (l’ennesima) occasione.

L’Inter è tra le quattro squadre più attrezzate della Serie A. Dove può far soffrire maggiormente il Toro? E con quali uomini?

Nikhil – Come scrivevo più in alto, nell’uno contro uno il Toro può soffrire. La linea a tre dietro Icardi (verosimilmente Candreva-Brozovic-Perisic) è tanto potenzialmente rovinosa quanto incostante, succube dell’ispirazione dei suoi singoli. Ma il pericolo numero uno sarà l’attaccante argentino. Ci vorrà grande comunicazione tra i tre centrali, e tanta reattività. Burdisso all’andata esordì in campionato con una prestazione perfetta, conquistando il posto. Una partita che andrà ripetuta in copia carbone.

Diego – Gli uomini da tenere d’occhio sono Skriniar, Cancelo, Brozovic, Rafinha e Icardi: per motivi diversi, sono tutti giocatori che porterei con me in una squadra ideale della Serie A, per oggi o per domani. L’errore da non commettere, è quello di pensare unicamente a difendersi: è l’unica soluzione per non soffrire in ogni reparto e per provare a mettere paura ad una squadra che, a livello psicologico, pur essendo in un buon momento ha dimostrato qualche fragilità.

Lorenzo – La sconfitta della Roma contro la Fiorentina è un ulteriore carica per Icardi e compagni, che adesso vedono da vicinissimo il terzo posto. Una condizione psicologica di non secondaria importanza per l’approccio che i nerazzurri avranno alla partita. In generale, il Toro dovrà essere bravo a reggere l’urto interista soprattutto nel primo tempo, quando la squadra di Spalletti cercherà d’indirizzare immediatamente la partita. Sicuramente, grande lavoro sarà richiesto agli esterni – con De Silvestri e Ansaldi che saranno chiamati agli straordinari su Perisic e Candreva.

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  1. rossodisera - 2 settimane fa

    Mazzarri deve puntare sulle ambizioni dei calciatori, chi vuole convincere il proprio CT per la convocazione mondiale è sicuramente un giocatore motivato eppoi sugli italiani. È chiaro che l’allenatore è arrivato per impostare il prossimo anno e gli italiani dovranno essere la base perché si potrà cominciare con loro la preparazione atletica, tattica e credo del mister. Con l’inter ci vuole molto equilibrio e dovremo far male con le poche occasioni che ci saranno.

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  2. tric - 2 settimane fa

    Questa fissazione dell’Europa ha già fatto danni (non solo nel calcio :-)) Le partite, in qualunque sport, si devono giocare al meglio e con grinta, alla fine si conteranno i punti e …. chissà…

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  3. Toro71 - 2 settimane fa

    Con l’Inter difesa attenta e veloci ed efficaci…poi se Belotti continua a segnare grazie agli assist di Adem ancora meglio. Sicuramente il pareggio non serve a nessuno. Incrociamo le dita e sempre forza Toro.

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  4. Toro71 - 2 settimane fa

    Con l’Inter difesa attenta e ripartenze veloci ed efficaci…poi se Belotti continua a segnare grazie agli assist di Aden ancora meglio. Sicuramente il pareggio non serve a nessuno. Incrociamo le dita e sempre forza Toro.

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