Il presidente della FIGC, Gabriele Gravina, ha rilasciato un’intervista al Corriere dello Sport in cui ha affrontato diverse tematiche: dal rischio di una terza assenza consecutiva dai Mondiali, alla sua posizione in federazione, fino a spiegare l’avvicendamento in panchina che ha portato all’esonero di Luciano Spalletti. “Ogni volta che la Nazionale commette un passo falso, immediatamente scatta l’indignazione popolare e si chiedono le teste. Ci sta, è il gioco dei tifosi. Ma continuiamo a cercare colpevoli senza renderci conto che la FIGC non può imporre certe cose, ma soltanto sensibilizzare”, ha affermato Gravina, che risponde così ai detrattori: “A chi mi dice ‘vai a lavorare’ rispondo: se vado via io, riparte il calcio e vinciamo i Mondiali? Se ne avessi la certezza, sarei il primo a farmi da parte. Per questo sono un uomo sereno”.

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Gravina si difende: “Se vado via riparte il calcio e vinciamo i Mondiali?”
Gravina: “Spalletti? Non l’avrei mandato via”
—Gravina ha poi aggiunto: “Se pensiamo che, quando c’è un risultato negativo, bisogna cambiare il presidente, commettiamo un altro errore. Io in campo non vado, ma le mie scelte le difendo. Se vado via io, che succede? L’Italia vince il Mondiale e spariscono i problemi?”. L’intervista si è poi spostata su quanto accaduto dopo il 6 giugno scorso, data della sconfitta azzurra a Oslo per 3-0. In lizza per il ruolo di ct, secondo quanto afferma il presidente federale, c’era anche Roberto Mancini, pronto al ritorno: “È vero. Ci ho parlato. Aveva dato la sua ampia disponibilità”. Ma quel ko costò comunque la panchina a Luciano Spalletti: “Io non l’avrei mandato via neanche dopo Norvegia-Italia. Sì, alla fine di quella conferenza io e Luciano, insieme, avremmo annunciato la risoluzione”.
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