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Guerra in Iran, Pin racconta la fuga: “Per me l’incubo è finito”

Eugenio Gammarino
Eugenio Gammarino Redattore 
Lo storico collaboratore tecnico di Prandelli ha raccontato la sua fuga dall'Iran

Non è stato un periodo facile per Gabriele Pin. Lo storico collaboratore di Prandelli ed ex calciatore di Juventus, Lazio e Parma attualmente è il supervisore del Sepahan, formazione iraniana della città di Esfahan. Pin ha rilasciato un'intervista all'edizione odierna della Gazzetta dello Sport raccontando la sua fuga dall'Iran e l'incubo della guerra: "Avevamo un paio di giorni liberi. Eravamo appena rientrati da Teheran. Qualche giocatore era rimasto nella capitale per partire da lì. Uno mi scrisse un messaggio: 'Mister, cosa sta succedendo? Ci hanno fatto scendere dall’aereo. La gente scappa. Ho visto cadere dei missili'. Erano quelli che avrebbero ucciso Ali Khamenei, la guida spirituale. Usa e Israele avevano cominciato a bombardare". L'ex giocatore ha viaggiato per più di 15 ore prima di arrivare in Italia. Ha percorso circa 2600 km che prima lo hanno portato a Istanbul e poi da lì è volato in aereo direzione Bologna. Ma anche dall'Italia il pensiero rimane in Iran: "I persiani sono persone splendide, dolci, generose e colte. Tantissimi giovani. C’era un ragazzo che lavorava nel mio albergo e, finito il turno, tirava fuori i libri e studiava a un tavolino. 'Mi mancano due esami di Ingegneria. Sogno di viaggiare e di trovare un bel lavoro, ma non mi fanno uscire da qui', piangeva mentre mi raccontava".