Era solo il 21 dicembre quando Gianluca Petrachi per la prima volta parlava di Luca Marianucci. Un nome che già da inizio mese aveva iniziato a circolare, quindi ben prima della reale apertura del calciomercato. Un nome che, in effetti, al Torino piaceva eccome. Ma c'era un grosso ostacolo: la formula. "Lui è di sicuro un giocatore interessante, un giovane che sta facendo benissimo, ma c'è un presupposto per questo mercato: non voglio giocatori di passaggio. Mi piacerebbero giocatori che arrivano con l'idea di rimanere a lungo, perché solo così si instaura un senso di appartenenza",affermava il DS granata prima di Sassuolo-Torino, proprio in quel 21 dicembre. Un grande messaggio: no a "giocatori di passaggio", no a "crescere giovani di altri", sì a "creare un senso di appartenenza". Poi Marianucci è arrivato davvero...

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Il giocatore giusto… nel modo sbagliato: tre riflessioni su Luca Marianucci
Marianucci: il giocatore giusto...
—Se si è iniziato ad accostare Marianucci al Torino, è perché il profilo è decisamente quello giusto. La dirigenza granata si è mossa dall'inizio del calciomercato con alcune necessità ma una priorità assoluta: un difensore centrale. Le linee guida stabilite da Petrachi, in accordo con il tecnico, erano chiare da subito: un profilo giovane, duttile, in grado di adattarsi a varie posizioni (tra centrale e braccetto), prestante fisicamente e con il quale iniziare ad ipotizzare un futuro. A livello di duttilità ci siamo: tra Empoli, Napoli e nazionali, Marianucci ha giocato in diverse posizioni, tra centrale, braccetto e all'occorrenza anche mediano. Anche a livello di fisico, con i suoi 186 cm di altezza e i suoi 76 kg di peso, si pone tra i giocatori che creano spessore in area di rigore. Quando a età e futuribilità, nulla si può dire a un classe 2004. Ecco perché il Torino ha da subito cercato lui per mettere una toppa, e anche qualcosa in più, in difesa.
... nel modo sbagliato
—La modalità con cui è arrivato, però, annulla se non tutto almeno buona parte di quanto abbiamo analizzato finora. Luca Marianucci si è trasferito da Napoli a Torino con la formula del prestito secco: il 30 giugno di quest'anno, il classe 2004 di Livorno farà ritorno al club partenopeo. Questo annulla le parole di Petrachi che abbiamo ripreso in apertura: "No a giocatori di passaggio". Certo, va detto che non è, in realtà, dipeso dai granata. Il Torino aveva chiuso per un altro profilo che ben rispettava le caratteristiche descritte sopra: il 2003 brasiliano João Pedro Tchoca. Alcuni problemi nelle visite mediche, però, hanno bloccato la trattativa e Cairo è dovuto tornare da De Laurentiis accontentandosi sulla formula. Il prestito secco, prima rifiutato, è diventato l'unica opzione per avere un difensore pronto da regalare a Baroni per la seconda parte di stagione. Questa formula, di certo, come non soddisfa i tifosi e non soddisfa neanche la dirigenza granata.
Marianucci: e adesso?
—Adesso, però, bisogna sfruttare quanto si ha a disposizione. L'abbiamo detto, Marianucci non arriva certo con la modalità che il Torino avrebbe voluto. Ora però è in granata e bisogna sfruttarlo, almeno fino a giugno, quando tornerà a Napoli. Le prestazioni di Tameze hanno convinto molto poco, Coco spesso si è mostrato disattento e Ismajli ha diverse fragilità fisiche che lo tengono fuori a fasi alterne. Un difensore pronto e di qualità come Marianucci, per quanto la futuribilità sia annullata dalla formula, è fondamentale per il Toro in questa stagione: Baroni deve farne un protagonista finché ce l'ha. Poi magari in estate, se si sarà trovato bene sotto la Mole e se Conte non gli garantirà un certo minutaggio, potrà fare ritorno a Torino con una formula diversa. Mai dire mai.
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