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Più Ricci o Casadei? Tre riflessioni su Matteo Prati

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Le similitudini con i due profili, l'unica formula possibile e l'errore da non fare...
Davide Bonsignore Redattore 

Petrachi è riuscito in quello che Vagnati ha provato, senza successo, in diverse sessioni di calciomercato: ottenere Matteo Prati. Il centrocampista classe 2003 è un ex Spal (competenza di Vagnati) e non a caso il club granata aveva aperto i dialoghi in più occasioni con il Cagliari, senza però riuscire ad ottenere niente. In questo mercato, invece, il Torino ha individuato il profilo cercato (giovane regista, possibilmente italiano), ha trattato e ha portato a casa l'obiettivo. Matteo Prati è un nuovo giocatore del Torino: l'ufficialità è arrivata nella serata di venerdì. Con l'arrivo del nuovo numero 4 granata, è giusto fare alcune riflessioni riguardo alla trattativa che l'ha portato sotto la Mole e al suo futuro con il Toro.

Prati, sei più Ricci o Casadei?

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Per versi molto distinti, Matteo Prati ha qualcosa di Samuele Ricci e di Cesare Casadei. Con il primo condivide il ruolo e in parte la carriera. Samuele Ricci era un prodotto della cantera dell'Empoli e, quando è arrivato, il Torino l'ha pagato una cifra intorno ai 10 milioni di euro. Prati non è un prodotto del Cagliari: ha giocato nel Ravenna e nella Spal, appunto, prima di approdare in Sardegna. Entrambi, però, sono giocatori che hanno fatto buona esperienza in Serie A con squadre di caratura inferiore, che si sono fatti apprezzare da diversi ambienti in Italia e che sembrano rappresentare quell'eleganza di gioco, di tocco e di impostazione che ha sempre contraddistinto il calcio del nostro paese e che ultimamente sembra essersi un po' persa. Dall'altra parte, invece, a Casadei assomiglia per la provenienza, per il percorso e per il fisico: entrambi centrocampisti, entrambi italiani, entrambi di Ravenna, entrambi con un passato nelle giovanili del Cesena, entrambi alti (185 cm Prati e 192 cm Casadei)... Sembra come quando su FIFA si schieravano Alderweireld e Vertonghen uno a fianco all'altro. Insomma, da un lato al Toro farebbe comodo se Prati assomigliasse a Ricci anche nell'esperienza in granata, dall'altro l'amicizia con Casadei potrebbe trasformarsi in un'intesa di valore anche in campo.

L'unica formula possibile

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L'unica formula possibile. Forse - anzi, sicuramente - la formula del prestito con diritto di riscatto ha un po' stancato i tifosi granata. In effetti, non è il massimo vedere un prestito di un giocatore che poi si rivela di livello e prontamente non viene riscattato. A volte ha portato grandi risparmi, come nel caso di Vlasic, altre volte grandi rimpianti, come nel caso di Elmas. In questo caso, però, la formula è intelligente: Prati è un giocatore che si è messo in mostra e che ha fatto vedere buone qualità. Tuttavia, va sottolineata anche una mancanza, talvolta, di continuità, che ha portato il giocatore a non essere il pupillo di Ranieri prima e di Nicola poi. Insomma, sembra molto sensato che il Torino con un profilo del genere si prenda la possibilità di non acquistarlo a titolo definitivo. Poi, se invece dovesse rivelarsi di qualità, allora i granata avranno la possibilità di esercitare un riscatto decisamente accessibile (quasi alla metà del prezzo di Ricci).

Prati al Torino: l'errore da non fare

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C'è un grande, grosso errore che il Torino non deve in nessun modo fare. L'arrivo di Matteo Prati non deve oscurare Emirhan Ilkhan. Forse una delle domande più ricorrenti tra i tifosi granata in questa stagione è stata: "Ma perché Baroni non fa giocare Ilkhan?". E in effetti il turco aveva fatto bene nelle prime due gare stagionali, poi è sparito dai radar. In tutto questo tempo ha giocato Asllani, fino a quando l'albanese non è stato messo fuori dal progetto e allora Ilkhan è potuto tornare (a fare bene) sul campo. Che non si ripeta la stessa cosa con Prati: sarebbe inammissibile vedere Prati titolare a prescindere dalle prestazioni (perché Asllani non meritava la titolarità con prestazioni d'oro, va detto) e Ilkhan costantemente in panchina. Tra i due deve nascere un sano ballottaggio, perché le qualità del turco vanno riconosciute come si sta facendo in questo momento.