Petrachi è riuscito in quello che Vagnati ha provato, senza successo, in diverse sessioni di calciomercato: ottenere Matteo Prati. Il centrocampista classe 2003 è un ex Spal (competenza di Vagnati) e non a caso il club granata aveva aperto i dialoghi in più occasioni con il Cagliari, senza però riuscire ad ottenere niente. In questo mercato, invece, il Torino ha individuato il profilo cercato (giovane regista, possibilmente italiano), ha trattato e ha portato a casa l'obiettivo. Matteo Prati è un nuovo giocatore del Torino: l'ufficialità è arrivata nella serata di venerdì. Con l'arrivo del nuovo numero 4 granata, è giusto fare alcune riflessioni riguardo alla trattativa che l'ha portato sotto la Mole e al suo futuro con il Toro.

Mercato
Più Ricci o Casadei? Tre riflessioni su Matteo Prati
Prati, sei più Ricci o Casadei?
—Per versi molto distinti, Matteo Prati ha qualcosa di Samuele Ricci e di Cesare Casadei. Con il primo condivide il ruolo e in parte la carriera. Samuele Ricci era un prodotto della cantera dell'Empoli e, quando è arrivato, il Torino l'ha pagato una cifra intorno ai 10 milioni di euro. Prati non è un prodotto del Cagliari: ha giocato nel Ravenna e nella Spal, appunto, prima di approdare in Sardegna. Entrambi, però, sono giocatori che hanno fatto buona esperienza in Serie A con squadre di caratura inferiore, che si sono fatti apprezzare da diversi ambienti in Italia e che sembrano rappresentare quell'eleganza di gioco, di tocco e di impostazione che ha sempre contraddistinto il calcio del nostro paese e che ultimamente sembra essersi un po' persa. Dall'altra parte, invece, a Casadei assomiglia per la provenienza, per il percorso e per il fisico: entrambi centrocampisti, entrambi italiani, entrambi di Ravenna, entrambi con un passato nelle giovanili del Cesena, entrambi alti (185 cm Prati e 192 cm Casadei)... Sembra come quando su FIFA si schieravano Alderweireld e Vertonghen uno a fianco all'altro. Insomma, da un lato al Toro farebbe comodo se Prati assomigliasse a Ricci anche nell'esperienza in granata, dall'altro l'amicizia con Casadei potrebbe trasformarsi in un'intesa di valore anche in campo.
L'unica formula possibile
L'unica formula possibile. Forse - anzi, sicuramente - la formula del prestito con diritto di riscatto ha un po' stancato i tifosi granata. In effetti, non è il massimo vedere un prestito di un giocatore che poi si rivela di livello e prontamente non viene riscattato. A volte ha portato grandi risparmi, come nel caso di Vlasic, altre volte grandi rimpianti, come nel caso di Elmas. In questo caso, però, la formula è intelligente: Prati è un giocatore che si è messo in mostra e che ha fatto vedere buone qualità. Tuttavia, va sottolineata anche una mancanza, talvolta, di continuità, che ha portato il giocatore a non essere il pupillo di Ranieri prima e di Nicola poi. Insomma, sembra molto sensato che il Torino con un profilo del genere si prenda la possibilità di non acquistarlo a titolo definitivo. Poi, se invece dovesse rivelarsi di qualità, allora i granata avranno la possibilità di esercitare un riscatto decisamente accessibile (quasi alla metà del prezzo di Ricci).
Prati al Torino: l'errore da non fare
—C'è un grande, grosso errore che il Torino non deve in nessun modo fare. L'arrivo di Matteo Prati non deve oscurare Emirhan Ilkhan. Forse una delle domande più ricorrenti tra i tifosi granata in questa stagione è stata: "Ma perché Baroni non fa giocare Ilkhan?". E in effetti il turco aveva fatto bene nelle prime due gare stagionali, poi è sparito dai radar. In tutto questo tempo ha giocato Asllani, fino a quando l'albanese non è stato messo fuori dal progetto e allora Ilkhan è potuto tornare (a fare bene) sul campo. Che non si ripeta la stessa cosa con Prati: sarebbe inammissibile vedere Prati titolare a prescindere dalle prestazioni (perché Asllani non meritava la titolarità con prestazioni d'oro, va detto) e Ilkhan costantemente in panchina. Tra i due deve nascere un sano ballottaggio, perché le qualità del turco vanno riconosciute come si sta facendo in questo momento.
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