Se l’incontro giocato in casa contro la Lazio aveva acceso e smosso un battito nel cuore dei tifosi del granata, la sfida con il Napoli ha decisamente ridimensionato il Torino. In città il clima resta teso e la squadra di D’Aversa dovrà dimostrare molto di più per riconquistare la fiducia del pubblico e riportarlo allo stadio. La (netta) superiorità del Napoli, chiaramente emersa sul campo, può spiegare la sconfitta, ma non giustifica l’atteggiamento mostrato dalla squadra. A dieci giornate dalla fine del campionato, l’ultima gara lascia in eredità tre sentenze che aiutano a fare il punto sulla situazione dei granata. Vediamole insieme.

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Le tre sentenze di Napoli-Torino 2-1: salvezza non ancora raggiunta, il Toro deve lottare
Approccio troppo debole
—Limitarsi alle statistiche spesso offre una lettura parziale e sterile di una partita, ma in questo caso i numeri raccontano bene l’andamento della gara e, soprattutto, l’approccio sbagliato del Torino. Il Napoli si è dimostrato nettamente più forte sotto ogni aspetto: più tiri in porta (9 a 4), più possesso palla (65% contro 35%), maggiore precisione nei passaggi (91% contro l’80%) e molti più calci d’angolo (11 a 3). Numeri che evidenziano non solo la qualità dei padroni di casa, ma anche una difficoltà ricorrente dei granata: troppi errori tecnici, talvolta persino nei passaggi più semplici. Il problema principale, però, è stato l’atteggiamento della squadra di D’Aversa, apparsa timida e poco reattiva, permettendo al Napoli di prendere subito il controllo della partita. I padroni di casa hanno indirizzato il match già dopo sette minuti con il gol di Alisson Santos. Il Torino è rimasto per novanta minuti in balia degli avversari e la rete dell’ex Eljif Elmas ha di fatto chiuso la gara. Il gol granata, arrivato con Casadei di testa sugli sviluppi di un calcio d’angolo, è rimasto un episodio isolato. Almeno, rispetto ad altre uscite stagionali, il Toro ha evitato un passivo più pesante.
Casadei, l'arma in più
—Prima del match Casadei è stato elogiato da D’Aversa, ma contro il Napoli non è partito titolare: una scelta che fa discutere, visto che il centrocampista è tra i granata più in forma pur trovando spesso poco spazio. Eppure, ogni volta che viene chiamato in causa, risponde e dimostra di poter incidere. Il tecnico lo vede bene come trequartista di destra, ruolo in cui può sfruttare le sue qualità fisiche - non comuni per quella posizione - risultando utile sia nella manovra, sia sui calci piazzati. Il nodo è la concorrenza: Vlasic resta centrale per qualità e capacità di legare il gioco, mentre in mezzo Ilkhan e Prati presidiano la regia. Anche Gineitis sta trovando spazio, grazie alla crescita delle ultime settimane e al suo mancino che aggiunge varietà. Un cambio di modulo potrebbe essere una soluzione, ma comporterebbe sacrifici in una squadra dagli equilibri parecchio fragili. D’Aversa dovrà chiarire la situazione, perché un Casadei così non può restare in panchina.
C'è ancora da lottare per la salvezza
—Al Torino servono punti. E i granata non possono pensare di salvarsi limitandosi a sperare che le squadre dietro ne accumulino di meno: la salvezza deve essere costruita con le proprie forze, partita dopo partita. La trasferta al Maradona era una delle più difficili del calendario, per il valore dell’avversario, per i precedenti e per la diversa qualità in campo. Proprio per questo, però, sarebbe servito un atteggiamento diverso. Il test non è stato superato soprattutto per l’approccio, timido e poco determinato. Con dieci partite ancora da giocare, la corsa salvezza è tutt’altro che chiusa. Il margine resta fragile e ogni punto può fare la differenza. Per questo il Toro dovrà cambiare passo e ritrovare continuità, perché da qui alla fine non ci sarà spazio per cali di tensione. Servirà una squadra capace di lottare su ogni pallone, pronta a soffrire quando necessario e a portare a casa risultati anche nelle partite più complicate. La salvezza è ancora tutta da conquistare, e il Torino dovrà dimostrare di avere la forza e la determinazione per andarsela a prendere.
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