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Granata dall'Europa

Cosa è cambiato?

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Torna "Granata dall'Europa", la rubrica su Toro News di Michele Cercone
Michele Cercone Columnist 

Baroni è stato forse uno dei peggiori tra i (purtroppo tanti) modesti artigiani della panchina che sono passati da queste parti. Difficile però spiegare come mai gli stessi giocatori che hanno dimenticato di scendere in campo per innumerevoli partite abbiano poi portato a casa la gara con la Lazio e quella con il Parma senza troppi patemi. Nonostante tutti i demeriti di Baroni - e pur volendo dare qualche minimo credito a D’Aversa - resta il fondato dubbio che per molto tempo la squadra abbia giocato contro l’ex mister. Dietro le inguardabili prestazioni degli ultimi due mesi, terminate con quella terrificante e ingiustificabile di Genova, ci sono gli stessi giocatori che hanno disputato con Lazio e Parma (e parzialmente Napoli) partite bruttine, ma ordinate e al limite della sufficienza. Viene quindi da chiedersi cosa sia cambiato davvero e a cosa sia dovuta la trasformazione a cui abbiamo assistito. Difficile dare credito a proprietà taumaturgiche del neo-mister, che in poche settimane tutt’al più può aver evitato di fare danni. Tra le spiegazioni possibili resta quella di un gruppo che non credeva più nella sua guida e in cui parecchi giocatori avevano tirato i remi in barca di fronte alle difficoltà. Se questo fosse vero - come anche le parole di Vlasic sul comportamento fuori e dentro il campo lasciano supporre - allora saremmo di fronte ad una situazione molto più pericolosa ed allarmante del previsto. Avere a che fare con un allenatore dai limiti tecnici e personali è un problema che si può risolvere con un cambiamento puntuale. Avere un gruppo di giocatori che, pur lautamente stipendiati, tirano indietro la gamba e limitano l’impegno mancando di rispetto ai tifosi, è un altro paio di maniche.

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Difficile pensare che sapremo mai la verità su quello che è successo negli spogliatoi, ma l’impressione che si fa sempre più reale è che questa squadra messa insieme male e tardi da un DS senza idee abbia innanzi tutto carenza di uomini veri, prima che di qualità e tecnica. Messa (quasi) in archivio questa stagione, il lavoro da fare è quindi quello di capire quali sono i pochi uomini da Toro da tenere, e quali invece i mediocri pedatori che della maglia granata non hanno capito il peso specifico, e sono quindi da lasciar andare senza remore. In porta il buon Paleari ha messo più di una toppa alla sconsiderata scelta iniziale di affidarsi a Israel, e anche dal punto di vista caratteriale ha dimostrato di poter essere un ottimo numero due in serie A; va pero' trovato un titolare che abbia qualità più adatte alla massima serie. Del pacchetto di difensori centrali è difficile salvare qualcuno: se Maripan e Ismajili (al netto di questioni contrattuali e fisiche) potrebbero offrire una solida panchina, i casi di Coco, Marianucci ed Ebossè vanno risolti al più presto, per rifondare completamente la linea a tre dei titolari (magari anche riportando alla casa madre Dellavalle). Sulle fasce l'unica eccezione all'addio potrebbe essere Obrador, ma il costo elevato del riscatto non fa ben sperare. Di Lazaro, Pederson, Biraghi e Nkounkou meglio tacere, sperando che entrino presto nelle caselle degli ex non rimpianti. Il centrocampo offre qualche spiraglio di qualità e carattere, con Gineitis, Ilkhan, Casadei e Prati da tenere come garzoni di bottega che possono ancora maturare, mentre le cessioni di Ilic, Tameze e Anjorin (chi era costui?) dovrebbero finanziare un unico acquisto di qualità  da schierare titolare insieme ai giovani e a Vlasic. L'attacco attuale potrebbe essere confermato in blocco, anche se l'idea di Kulenovic come potenziale sostituto di Zapata nel tempo sembra peregrina, mentre il vero problema sarà tenere entrambi Simeone e Adams.

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Nel complesso, la rifondazione necessaria – a partire dall'allenatore – riguarda quasi due terzi della squadra, e si combina con uno scenario di mercato in cui non si intravedono plusvalenze rilevanti e le risorse disponibili sono risicatissime. Buona fortuna a Petrachi, che sarà chiamato a fare miracoli con pochi spicci, ma nell'insieme la situazione non ha niente di imprevisto: vendere sistematicamente i migliori e non rimpiazzarli, ciccando clamorosamente i pochi investimenti disponibili e non azzeccando giocatori-scommessa neanche per sbaglio ha un prezzo, e a pagarlo, alla fine, sono i tifosi, che si trovano davanti ad una società sempre più degranatizzata e a giocatori privi qualità umane e calcistiche. L'avvitamento nella mediocrità più avvilente rischia di proseguire ancora per molto, nonostante cambiamenti continui che alla fine non sono altro che toppe su toppe sul vestito ormai logoro e sdrucito della società che - quella si - andrebbe cambiata davvero al più presto.

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