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Toro, notte magica a Roma: tre storie di cuore oltre il 2-3
C'è il calcio dei numeri, delle tattiche e dei passaggi del turno. E poi c'è il calcio delle emozioni, quello che ti fa battere il cuore più forte di un gol al novantesimo. Il 2-3 con cui il Toro ha espugnato l'Olimpico, eliminando la Roma e volando ai quarti di finale di Coppa Italia, appartiene di diritto a questa seconda categoria. Certo, c'è stata la goduria per il risultato, c'è stata la qualità di gioco espressa e quella determinazione feroce che ogni tifoso granata vorrebbe vedere ogni domenica. Ma per chi ha avuto la fortuna di assistere dal vivo a questa impresa, la serata ha regalato tre istantanee indelebili, tre motivi che rendono questa trasferta romana un ricordo da custodire gelosamente.
La prima storia è quella di una passione giovane e pura. Sugli spalti c'era Gian Marco Ciampoli, 18 anni, studente all'ultimo anno di liceo scientifico e calciatore della Lodigiani. Il Toro ce l'ha nel sangue fin da bambino, una fede incrollabile coltivata anche a centinaia di chilometri dalla Mole. La sua presenza all'Olimpico è frutto di un gesto di amicizia che supera le rivalità: il biglietto glielo ha regalato Valerio, il suo amico romanista, consapevole di quanto quella partita contasse per lui. Gian Marco si è presentato con un cartello, una richiesta semplice e diretta rivolta al protagonista della serata: Che Adams. E l'attaccante scozzese non lo ha deluso. Dopo aver siglato una splendida doppietta che ha spaccato la partita, Adams ha dimostrato di essere un campione anche fuori dal campo: a fine gara ha cercato Gian Marco e gli ha consegnato la sua maglia. Vedere gli occhi di quel ragazzo brillare, rendendolo probabilmente il diciottenne più felice di tutta Roma, è stata la vittoria nella vittoria.
Il calcio è, prima di tutto, tradizione e memoria. E non c'è immagine più potente di quella di un padre e un figlio uniti dalla stessa sciarpa. Dopo tanto tempo, il ritorno allo stadio ha avuto un sapore speciale grazie alla presenza di mio papà, Gian Carlo. A 80 anni compiuti a luglio, mio padre è un cuore granata doc, uno di quelli che ne ha viste tante. Condividere con lui questa serata, vederlo esultare ai gol, osservare la sua felicità genuina per la vittoria e, soprattutto, per il fatto di essere lì insieme, ha ricordato a tutti noi l'essenza del tifo. È quel rito sacro che si tramanda "di padre in figlio", come piace a noi del Toro. Una serata meravigliosa che ha fermato il tempo, unendo due generazioni in un unico abbraccio. Con mio figlio, Andrea, in collegamento costante da Sant'Agata Bolognese, al lavoro sui turbo progetti di Lamborghini.
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Infine, c'è quello che succede quando l'arbitro fischia la fine. Il telefono che inizia a vibrare senza sosta, trasformandosi in un collettore di emozioni. È stato un diluvio di messaggi incredibile. Hanno scritto gli amici di una vita, come Domenico e Stefano, compagni del primo liceo a Torino, testimoni di una fede che resiste agli anni e alla distanza. Hanno scritto i tantissimi tifosi granata sparsi per la penisola, risvegliati dall'orgoglio di una prestazione maiuscola. Ma il bello del calcio è anche lo sfottò e il rispetto. Se da un lato sono arrivati i messaggi goliardici degli amici laziali, che hanno "goduto" di riflesso per la sconfitta dei cugini, dall'altro c'è stato il riconoscimento più bello: quello degli amici romanisti. Con grande sportività, in molti hanno ammesso il merito della vittoria, riconoscendo in campo quel Cuore Granata che, quando batte così forte, è difficile da fermare per chiunque.
Il Toro torna da Roma con la qualificazione in tasca, ma soprattutto con la consapevolezza di essere una famiglia grande, capace di unire generazioni, amici e storie diverse sotto un unico, meraviglioso colore.
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Manager, docente Luiss, esperto di comunicazione e Public Affairs, giornalista pubblicista col cuore granata. Michelangelo Suigo è un autore che per chi è avvezzo al mondo della comunicazione, specialmente se legata all’imprenditoria, non ha bisogno di presentazioni. Chi volesse approfondire il suo sterminato curriculum può farlo sul sito di Inwit, azienda di cui ricopre attualmente il ruolo di EVP External Relations, Communication & Sustainability Director. Ma soprattutto, per quel che attiene a questa rubrica, Michelangelo è un orgoglioso e genuino tifoso granata.
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