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E' l'essersi abituati alle débâcle, agli schiaffoni in casa, la disfatta più grande. Essere sconfitti per goleada non è da Toro, non fa parte del nostro DNA. E la rassegnazione dinanzi al disastro calcistico è il fallimento peggiore.
Il Como, trasformato in squadrone, maramaldeggia imponendoci una manita che non ci rifilò il Real Madrid quando ci capitò di sfidarlo e batterlo. Era un'altra squadra, un'altra era calcistica.
“Noi, che abbiamo visto quel Toro così diverso -scrivevo- stiamo invecchiando; e non mi riferisco ai privilegiati che videro il Grande Torino, ma anche solo a noi ragazzi degli anni Ottanta che assistemmo alle ultime imprese granata prima del lungo sonno che, a mio parere, iniziò nel momento in cui l'Arsenal nel 1994 ci fece fuori dai quarti di finale della Coppa delle Coppe per andarsela a vincere nemmeno due mesi dopo contro il Parma”. Continuo a pensarla così.
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La differenza è una sola: sono passati ulteriori tre anni di assuefazione.
Ricordate il film La storia infinita? Il Nulla incombeva sul regno di Fantàsia e lo inghiottiva a poco a poco. Il Nulla sta divortando anche noi e all'orizzonte non si vede un drago magico pronto a strapparci al nostro destino.
Non cambia niente: un articolo vecchio pare scritto oggi. Siamo vittime di un maleficio che ci ha paralizzati nel sonno, come il paese della Bella Addormentata in cui, per un incantesimo, tutti rimangono congelati in un attimo che dura cento anni.
Speriamo che qualcuno ci svegli.
Il resto è silenzio.
Autore di gialli, con "Cocktail d'anime per l'avvocato Alfieri" ha vinto l'edizione 2020 di GialloFestival. Marco P.L. Bernardi condivide con il protagonista dei suoi romanzi l'antica passione per il Toro e l'amore per la letteratura e la canzone d'autore.
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