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Lasciarci le penne

Toro, svegliamoci prima che sia tardi!

Marco P.L. Bernardi
Marco P.L. Bernardi Columnist 
Torna "Lasciarci le penne", la rubrica su Toro News di Marco Bernardi: "Non mi aspetto che il Toro carichi sempre a testa bassa come è riuscito a fare lo scorso 13 gennaio a Roma. Però..."

I miracoli non si ripetono

regia di Yves Allégret - 1951

I miracoli non si ripetono, film francese del 1951 con Alida Valli e Jean Marais, non lo avevo mai sentito nominare. Si tratta di una travagliata storia d'amore in cui due giovani, separati dallo scoppio della seconda guerra mondiale, vivono a lungo di rimpianti, per poi ritrovarsi, rinunciare alle vite che si sono costruiti e ai nuovi compagni con i quali fingono relazioni senza sentimento, e infine rendersi conto che il loro antico amore è solo un ricordo e che i miracoli non si ripetono, che l'incanto che vissero non è destinato a ricrearsi.

Me ne ha parlato una gentile lettrice di Lasciarci le penne subito dopo l'ennesima sconfitta in casa contro la Roma, per rispondere all'entusiasmo che avevo esternato nell'ultimo articolo, successivo alla vittoria in Coppa Italia contro i Giallorossi. Si è tornati in campo contro gli stessi avversari e... fine dei miracoli. Come d'abitudine la realtà ci ha risbattuti a terra: siamo passati dal trionfo al tappeto. Il coraggio spavaldo dimostrato a Roma è evaporato a Torino, insieme al bel gioco.

Le cause sono molteplici, ma una brucia più delle altre: la presenza di un ottimo calciatore, Malen, appena acquistato dai nostri avversari e subito in grado di far volare la squadra. A vedere le giocate dell'attaccante olandese, che solo cinque giorni prima non esisteva neanche come ipotesi negli schemi romanisti, ti chiedi perché loro quell'acquisto siano riusciti a farlo in tempo per fregarci e noi no. Lui segnava mentre il nostro nuovo terzino sinistro, Obrador, se ne stava in tribuna a vedere i compagni tartassati da avversari desiderosi di rivincita. Magari non sarebbe servito per cambiare qualcosa, se fosse stato in campo. Il problema è che non lo sapremo mai, visto che lui, a differenza di Malen, è rimasto un'ipotesi, mentre a noi serviva la pratica, la pura e semplice pratica in grado di strapparci dal consueto limbo, o peggio dalle sabbie mobili che rischiano di risucchiarci in una lotta per non retrocedere che potrebbe sorprenderci e trovarci impreparati.

Quando scendemmo in B per la seconda volta nella nostra storia, nel 1989, la squadra era stata pensata per lottare per la qualificazione alla Coppa UEFA; invece finì nel tritacarne e non seppe raccapezzarsi. Quindi vediamo di sbrigarci a chiudere i conti con questo ennesimo campionato interlocutorio ed evitiamo sorprese che sarebbero devastanti: trovarci a fine campionato ancora invischiati potrebbe rivelarsi deleterio. E all'ultima giornata abbiamo la Juve...

I miracoli non si ripetono e non mi aspetto che il Toro carichi sempre a testa bassa come è riuscito a fare lo scorso 13 gennaio a Roma. Però che trovi uno straccio di continuità, sì. Che non trasformi l'Olimpico Grande Torino in terra di conquista per troppi, sì.

Che faccia qualcosa di granata, per parafrasare l'iconica frase di Nanni Moretti, sì.

Svegliamoci, prima che sia tardi!