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lettere alla redazione
Le vostre lettere
Oggi le lettere sono due e portano la firma di Sandro Garrone e di Alberto Rossi. Due riflessioni per che esprimono il disagio di un mondo, quello granata, nei confronti della gestione societaria.
Sono papà di due figlie dodicenni, fino a poco tempo fa sempre orgogliose di venire con me per tifare la mia squadra del cuore. Non vivo a Torino quindi seguo alcune trasferte, ultimamente mi chiedono di non venire più allo stadio perché "Papà esce sempre deluso e amareggiato" e iniziano a chiedersi il motivo per cui debbano tifare per una squadra che perde quasi sempre. La delusione la porto dentro ormai da troppo tempo, non è per una partita vinta o persa ma per la situazione in cui si trova la mia squadra del cuore che mi ha portato a scrivere questi miei pensieri.
Che situazione orribile! Quello che sta succedendo lo capisco, ritengo giuste le proteste e la contestazione in atto, anche se non condivido le scritte al cimitero che trovo fuori da ogni logica e le condanno. Però il presidente deve riflettere sul susseguirsi di errori fin qui commessi. L’acquisto del Toro gli ha offerto opportunità di una grande visibilità, anche se non credo l’abbia fatto col cuore e da tifoso vero (in sincerità penso che nel calcio attuale pochi presidenti lo siano veramente), ora questa visibilità sta diventando negativa per lui, per la società e per i nostri colori. Purtroppo penso che forse nessuno dei collaboratori abbia il coraggio di dire al nostro presidente in cosa sbaglia o forse hanno col tempo desistito e compreso che è inutile, come parlare con un muro di gomma, sarebbe però molto utile che lui ascoltasse ed applicasse qualche consiglio.
Io credo che non ci siano molte alternative per uscire da questa situazione: sarebbe buona cosa se finalmente si decidesse ad affidare in modo trasparente ad un advisor internazionale (ad un prezzo equo) la ricerca di un possibile acquirente. Credo non manchino da parte sue conoscenze e contatti importanti per seguire questa strada, essendo un imprenditore di spessore. La vendita del Toro gli permetterebbe di uscire da una situazione complessa con rispetto e recuperata stima da parte dei tifosi come colui che dopo avere stabilizzato la società, dopo il fallimento la lascia in mani sicure e con disponibilità finanziarie. Una sua decisione in tal senso rivaluterebbe la sua persona davanti ai nostri occhi, annebbiati da "mille offerte rifiutate". Sarebbe per lui anche una scelta utile per dedicare più tempo ad attività che sono più idonee e confacenti alla sua capacità imprenditoriale ed alle sue competenze. Ne uscirebbe vincitore e regalerebbe a noi ed ai bambini che nonostante tutto ancora tifano Toro, il sogno di poter tornare a credere in un futuro migliore, recuperare sogni, speranze, ambizioni, dopo tanti anni di delusioni e frustrazioni.
Probabilmente nel 2005 quando acquistò il Toro, osannato dai tifosi, non era del tutto consapevole di dover gestire un mito ma solo una squadra di calcio e l’operazione fu vissuta come una opportunità di posizionamento d’immagine e con criteri di pura finanza. Ora, a distanza di vent’anni e tanti errori commessi, ritengo che serva una svolta, la misura è colma, il rapporto con la piazza è ormai insanabile, tanto che neanche uno scudetto riuscirebbe a rinsaldarlo. Quando un matrimonio finisce inutile trascinarlo, fa male ad entrambi.
Sempre e per sempre FVCG!
Sandro Garrone
Ho letto le dichiarazioni del presidente Cairo sulle scritte apparse sui muri e sulle strade di Masio contro di lui. Come spesso accade, la questione si è rapidamente allargata: dai muri ai bambini che potrebbero leggerli, fino al solito richiamo ai problemi ben più gravi che esistono nel mondo. Piccolo spoiler: Cairo è diventato presidente anche e soprattutto grazie alla pressione del tifo organizzato contro il precedente acquirente. Senza quella pressione, probabilmente avrebbe visto il Toro con il binocolo. Quelle sì furono proteste violente, che portarono perfino all'arresto di alcuni tifosi con conseguenze penali. In quella circostanza non ricordo se vennero tirate in ballo guerre e bambini... ricordo male? (risata amara...) Oggi ci si scandalizza per della vernice. All'epoca succedeva ben altro. Notare e ricordare le differenze. Cairo sostiene poi che eventuali nuovi proprietari troverebbero lo stesso ambiente. A questo punto mi permetto di rassicurarlo. Caro Cairo, non si preoccupi. Se un domani arriveranno proprietari seri troveranno presenza allo stadio, fiducia e sostegno. Esattamente quello che trovò lei all'inizio della sua avventura granata: entusiasmo, affetto e 20.000 abbonamenti nel primo anno in Serie B, seguiti da numeri importanti anche negli anni successivi.
La differenza è che, se saranno davvero proprietari seri, non faranno promesse destinate a restare tali, continueranno ad avere quel sostegno che lui ha perso dopo ben quattro anni (non dopo quattro secondi). Il presidente quindi non dovrebbe preoccuparsi troppo di cosa troveranno gli altri. Dovrebbe piuttosto preoccuparsi di vendere il Toro il prima possibile, magari affidando davvero il mandato ad advisor e professionisti. Perché il rischio, per chi arriverà, non è trovare un ambiente difficile. Il rischio è trovare una tifoseria sempre più vecchia e senza ricambio generazionale, perché l'attuale proprietario continua a far finta di non capire che la sua gestione, oltre a portare disaffezione, è terminata da anni.
Alberto Rossi
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