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L’inutilità del (nostro) calciomercato
Poniamo di essere i presidenti di una squadra con evidenti lacune nell'organico emerse sin dalle prime giornate di campionato, di aver esonerato il ds proprio a causa dei risultati pessimi del mercato estivo e di avere un mister che non ha ancora trovato il bandolo della matassa a inizio del girone di ritorno: che cosa faremmo, sapendo di avere il mercato di riparazione alle porte? Il buon senso direbbe che daremmo carta bianca al nuovo direttore sportivo, preso apposta tra l'altro proprio per le sue capacità "creative" di arrangiarsi e di pescare dove molti non si scomodano nemmeno a farlo, esigendo di avere rinforzi disponibili ed arruolabili subito. Poniamo anche che questa ipotetica situazione appena descritta ricalchi in maniera molto realistica quella che sta vivendo il Torino FC in questa stagione: come ci aspetteremmo che agisca Cairo? Come descritto sopra? La risposta è tutta in uno striscione apparso a Torino su di un cavalcavia a firma TH e che recita: "Volevi essere come Pianelli, sei peggio di Cimminelli". Ecco, in sintesi c'è tutto e credo che, oggettivamente, descriva bene la sostanza della presidenza Cairo in questi vent'anni: a parole come i migliori nel ruolo (Novo, Pianelli) nei fatti come il peggiore di tutti (Cimminelli, oltretutto juventino dichiarato). Leggere che al 30 di gennaio sono arrivati i primi veri rinforzi per Baroni dal mercato invernale, a parte fare imbestialire noi tifosi che da vent'anni ci sorbiamo sessioni di calciomercato simili per modus operandi e per piattume nei profili trattati (mai che si sogni con un acquisto roboante, mai...) fornisce l'assist per un paio di considerazioni. La prima è di carattere generale: cosa serve avere durante il campionato un mese intero di calciomercato quando l'ottanta per cento dei movimenti si concretizza nelle ultime 72- 48 ore?
Questa finestra, proprio perché è di "riparazione", dovrebbe durare sette, massimo dieci giorni, a cavallo tra fine del girone di andata e inizio di quello di ritorno. Fine. Stop. Un mese di mercato non fa altro che destabilizzare le squadre che hanno molti elementi coinvolti nei rumors e non permette agli allenatori di lavorare in tranquillità. In una settimana si può fare quello che si fa ora in un mese dato che, di fatto, è già così. Il problema è che il calcio è ormai in mano ai procuratori che hanno tutto l'interesse a tenere aperto il più possibile la finestra degli scambi e di conseguenza aumentare le proprie possibilità di guadagno. In una sola settimana molte "manfrine" studiate apposta per creare "false" necessità nei club o presunti mal di pancia di certi giocatori per farli poi muovere, non sarebbero realizzabili. Si farebbero solo gli affari più essenziali e veramente necessari a discapito del monte commissioni degli agenti. L'altra considerazione è invece legata alla nostra (del Toro) capacità di fare mercato: quando mancano i soldi, lo scouting ben fatto e le idee ti salvano e ti vengono in soccorso.
In casa Torino FC è assodato che manchino i soldi, ma in tutti questi anni ci si è ben guardati dal fare qualcosa per sopperire a tale mancanza e, ad esempio, investire su una affidabile rete di scouting e su persone competenti che almeno avessero la capacità di fare mercati dignitosi in assenza di budget elevati. Senza voler buttare la croce addosso a Petrachi che è l'ultimo arrivato e che quindi non può aver seminato, né inciso così tanto in poche settimane sulla filosofia del mercato granata, sempre stretto fra necessità di rinforzi più o meno pronti, e la scarsità di risorse a disposizione, stupisce invece l'atteggiamento di Cairo che con la squadra a rischio collasso e in caduta libera verso la zona retrocessione non ha aperto nemmeno questa volta i cordoni della borsa per evitare quel fallimento economico che sarebbe l'andare in Serie B (non parlo nemmeno di fallimento sportivo perché a Cairo non interessa minimamente quest'ultimo aspetto). Dall'inizio del mercato la squadra ha perso praticamente tutte le partite di campionato accentuando drammaticamente l'estremo bisogno di rinforzi: lasciare scientemente questa situazione degenerare non è sicuramente un tipo di comportamento che in diritto viene codificato come "da buon padre di famiglia". L'umiliazione col Como ha poi messo a nudo il divario non solo economico, ma soprattutto di capacità di programmazione tra il Torino di Cairo e società come quella lariana. Certo la proprietà comasca è economicamente solida ma non ha comunque sperperato denari come spesso fa chi ha queste grandi disponibilità: ha preso un allenatore moderno, gli ha messo a disposizione giocatori funzionali alla propria idea di gioco, ma soprattutto gli ha comprato calciatori giovani e molto talentuosi in modo da avere sia risultati nel breve periodo che, cosa più importante, future certezze nel lungo.
Inoltre gli Hartono hanno messo in piedi un progetto di marketing che ha trasformato Como (Como...) nella mecca sportiva dei vip del jet set che non vedono l'ora di andare a vedere una partita con vista sul lago della squadra lariana. Il Torino, invece, ha preso Marianucci in prestito secco dal Napoli (ex Empoli) solo dopo aver bocciato alle visite mediche il brasiliano Tchoca, un diciottenne inglese del Tottenham, un terzino spagnolo che faceva panchina al Benfica, un centrocampista che non era neppure titolare nel Cagliari e un centroavanti croato con un passato nella primavera della Juve. Un mercato schizofrenico e senza un filo conduttore, di prestiti, che solo di riscatti costerebbe quasi 25 milioni, ma soprattutto, un mercato in cui si fatica a vedere un cambiamento di atteggiamento rispetto al recente passato. Se attendo gli ultimi giorni per prendere quello che mi serve veramente, posso parlare di vera strategia. Se aspetto gli ultimi giorni e prendo un po' a caso perché ho disperatamente bisogno di prendere comunque qualcuno, non posso parlare per nulla di strategia. Per l'ennesima volta quello che ci mostra il mercato è semplicemente lo specchio di una mala gestione che va avanti da troppo, troppo tempo...
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