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Chi è Sandrucci: il 2007 nato in maglia granata che oggi brilla in Primavera

Andrea Croveri
Andrea Croveri Redattore 
Numero 30 sulle spalle, la giovane ala sta trascinando la squadra di Baldini dopo un inizio di stagione complicato

Chi va forte gioca” è il mantra che l’allenatore Francesco Baldini continua a ripetere alla sua Primavera. La stagione, tuttora in corso, è stata rocambolesca: la squadra ha faticato fin da subito a ingranare e il tecnico si è trovato costretto a fare scelte importanti. Col tempo, però, è arrivata una discreta continuità, non solo nei risultati ma anche nella qualità di gioco espresso, pur restando invischiata nella piena lotta salvezza. In questo contesto, una delle decisioni che più sta ripagando Baldini riguarda un classe 2007, mancino, con la maglia numero 30: Romeo Sandrucci.

Prima, però, facciamo un passo indietro

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Oggi Sandrucci è un punto fermo della squadra di Baldini e sta crescendo come un’ala moderna: accelera, attacca la profondità, salta l’uomo, ma sa anche gestire il ritmo e accendere la gara, sia in movimento sia su palla inattiva, come dimostrano le punizioni decisive contro Verona e Napoli. Il suo ingresso in Primavera è stato in punta di piedi, finché proprio quei piedi non hanno iniziato prima a correre, poi a saltare l’uomo e infine a cercare la porta. “All’inizio di quest’anno l’ho provato anche da mezz’ala. Ha quelle caratteristiche, ma una mezz’ala deve avere anche una fase di non possesso importante”, ha dichiarato Francesco Baldini in merito alle prime uscite stagionali, quando la squadra giocava con il 3-5-2.

Il suo talento si intravedeva già da giovanissimo: cresce sotto la Mole, nella scuola calcio del Torino, dove si mette in evidenza con l'Under 15 guidata da La Rocca, raggiungendo i quarti di finale Scudetto, miglior risultato della categoria fino al trionfo dello scorso anno. Poi il passaggio in Under 18, dove lo Scudetto arriva davvero.

Sandrucci si è guadagnato spazio e attenzioni

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Il primo impatto con la Primavera è stato complicato: panchina all’esordio contro la Fiorentina il 17 agosto, poi fuori dai convocati fino al 28 settembre. Torna a disposizione a inizio ottobre contro il Cagliari, senza però scendere in campo. La prima vera occasione arriva il 18 ottobre, nel pareggio con il Frosinone: mezz’ora in campo, senza lasciare il segno. Seguono un’altra panchina e appena sei minuti nella gara successiva, poi solo spezzoni di gara. La svolta arriva il 12 dicembre contro il Genoa. Con il passaggio al 4-3-3 gioca 80 minuti di intensità e serve il primo assist stagionale. Da quel momento cambia tutto. Il sistema resta, lui cresce dentro il ruolo: aumenta la fiducia, cresce il peso specifico nelle partite e diventa una presenza stabile nel tridente. La consacrazione arriva nel 3-3 contro il Lecce, dove firma tutti e tre i gol con una doppietta e un assist. Da lì in avanti si prende definitivamente la scena: 1346 minuti, sei gol e due assist. I numeri raccontano la crescita, ma non la spiegano fino in fondo. Il talento di Sandrucci si intravedeva da tempo: la differenza, oggi, sta nella continuità e nella capacità di prendersi spazio. Il salto tra i grandi è un passo che va ancora fatto e costruito, ma la direzione è chiara. E, soprattutto, è quella giusta.