Cent'anni fa nasceva Sauro Tomà. Nato a Rebocco, frazione di La Spezia, il 4 dicembre 1925, si era trasferito dalla sua città a Torino nel 1947. Terzino grintoso ma elegante, arrivato come riserva di Virgilio Maroso, contribuì alla vittoria degli ultimi due scudetti del Grande Torino, poi perito il 4 maggio 1949 a Superga. Dal Torino si trasferì al Brescia, quindi al Bari, e si ritirò a soli 30 anni per un problema al menisco, lo stesso che gli aveva fatto saltare — per sua fortuna — la trasferta di Lisbona. Quel maledetto pomeriggio, dopo aver lavorato al Filadelfia nel suo percorso di riabilitazione, la moglie Giovanna lo accolse in lacrime, annunciandogli la notizia che non avrebbe mai dimenticato. Tomà salì sul colle di Superga e, alla vista di quella scena raccapricciante, una parte di lui morì.
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Sauro Tomà, il terzino che scampò a Superga: cent’anni dalla nascita
Una carriera spezzata dagli infortuni, un’esistenza segnata dalla tragedia che lo rese custode della memoria granata
Dopo il suo ritiro fece ritorno a Torino, vivendo a pochi passi dal Filadelfia. Per ricordare i suoi compagni scomparsi scrisse anche un libro intitolato Me Grand Turin. “Ero vivo, non ero partito. Ma puoi essere vivo quando porti la morte nel cuore?”, scriveva in quelle pagine. Dopo la scomparsa nel 2011 del portiere Renato Gandolfi, è stato l’ultimo giocatore del Grande Torino ad andarsene. Ci ha lasciati il 10 aprile 2018, a pochi giorni di distanza da un’altra leggenda granata, Emiliano Mondonico, scomparso il 29 marzo dello stesso anno.
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