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TURIN, ITALY - SEPTEMBER 21: Franco Israel of Torino FC reacts in disappointment after conceding a goal during the Serie A match between Torino FC and Atalanta BC at Stadio Olimpico di Torino on September 21, 2025 in Turin, Italy. (Photo by Chris Ricco/Getty Images)
Il mercato estivo del Torino aveva acceso aspettative interessanti, anche per una scelta in netta controtendenza rispetto alle abitudini del club. Storicamente, infatti, il Toro ha spesso privilegiato la formula del prestito con diritto di riscatto, riducendo il rischio e rimandando l’investimento pieno alla verifica del rendimento sul campo. Per Zakaria Aboukhlal e Franco Israel, invece, la società ha deciso di esporsi subito, puntando su due acquisti a titolo definitivo per un totale di 12 milioni di euro: 8 per l’esterno marocchino e 4 per il portiere uruguaiano. Oggi, però, il bilancio è tutt’altro che positivo. Entrambi sono scivolati ai margini delle gerarchie tecniche e rappresentano un nodo aperto nella costruzione della rosa.
La fotografia più chiara arriva dal campo e dalle parole di Marco Baroni dopo Torino-Cremonese 1-0, una gara che ha certificato in modo netto il nuovo assetto tra i pali e, di riflesso, la posizione sempre più defilata dell’ex Sporting. La scelta di Paleari titolare non è stata episodica, ma strutturale, come confermato dallo stesso Baroni nel postpartita: “Paleari titolare? In questo momento sono sincero, Israel sta lavorando ma deve ritrovare serenità. Paleari è una certezza perché è un uomo squadra e uomo spogliatoio, ha senso di appartenenza. Era giusto che oggi giocasse lui: non era completamente a posto ma ci serviva la sua voglia e la sua personalità”. Parole che vanno oltre la semplice lettura della partita e che delineano una gerarchia, almeno temporanea, chiara. Israel, arrivato come investimento e titolare sulla carta, è oggi superato da un portiere considerato più affidabile sul piano umano prima ancora che tecnico.
Per Aboukhlal, invece, il discorso è più tattico ma non meno grave. Il passaggio al 3-5-2 ne ha cancellato il ruolo naturale, trasformandolo di fatto in un esubero. Otto apparizioni complessive, nessuna giocata decisiva, tanti errori e imprecisioni: l’esterno marocchino non è mai riuscito a incidere né a ritagliarsi uno spazio credibile. Un investimento da 8 milioni che oggi appare fuori contesto e fuori progetto. In questo scenario, gennaio sembra già segnato: il Torino proverà a rientrare, almeno parzialmente, da uno spreco complessivo da 12 milioni che pesa sul bilancio e sulle ambizioni. Una gestione del mercato che impone riflessioni profonde, perché certe cifre, se mal indirizzate, rischiano di diventare un freno più che una risorsa.
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