01:00 min
toronews toro approfondimenti Baroni e quella tendenza al 4-2-3-1: “Voglio due attaccanti sugli esterni”
Il tema

Baroni e quella tendenza al 4-2-3-1: “Voglio due attaccanti sugli esterni”

Davide Bonsignore Redattore 
Così, pur cambiando verso un modulo risolutivo, la Lazio dell'anno scorso si ripresenta sotto la Mole

"A disfare le squadre si fa velocemente, a ricostruirle ci vuole più tempo", ha dichiarato Marco Baroni nella conferenza stampa alla vigilia di Torino-Roma. Questo a spiegare una stagione tremendamente altalenante da parte del suo Torino, partito con un'idea di gioco, costretto a cambiarla dopo 45 minuti e che per alcune giornate ha dovuto vagare alla ricerca di una soluzione, arrivata con il 3-5-2. Da lì l'adattamento: un percorso in cui si è provato a disfare quanto studiato in precedenza, nel tentativo di adattarsi a qualcosa di nuovo, completamente diverso. Un percorso complicato, tutt'ora in corso, che ha visto alcuni momenti di gioco anche visivamente piacevole e altre situazioni di confusione totale e incapacità calcistica. Ma di certo, una trasformazione che non ha messo in difficoltà soltanto i giocatori: Baroni in primis si è dovuto adeguare. L'impressione - e le parole della conferenza ne sono la conferma - è che non solo il tecnico si sia adattato al modulo, ma che abbia anche adattato il modulo a sé.

Baroni e il 3-5-2: un adattamento reciproco

—  

La conclusione anticipata della relazione tra Baroni e la Lazio ha stupito in estate: vero è che i biancocelesti non hanno raggiunto le coppe europee, ma è anche vero che il gioco espresso da Dia e compagni era di ottimo livello. Ciò si deve a precetti tattici di valore e ben adeguati alle caratteristiche dell'organico: mediani di interdizione ma anche di regia, coppia d'attacco in grado di scambiarsi tra i ruoli di falso nueve e velocista, esterni rapidi e con la tendenza a rientrare e terzini di spinta in sovrapposizione. Un connubio che ha portato un gioco di qualità. A Torino Baroni aveva l'intenzione di riproporre la stessa idea, ma gli imprevisti l'hanno costretto a rinunciare ai terzini e agli esterni d'attacco. Il 3-5-2 era il modulo più congeniale all'organico che un mercato evidentemente non perfetto ha messo a disposizione di Baroni in granata, lui si è adattato ma al tempo stesso ha cercato di mantenere la propria filosofia. Certo, differenze ce ne sono, ma con i giusti movimenti e qualche piccola modifica alle abitudini dei giocatori, il tecnico ha comunque potuto portare un po' di 4-2-3-1 sotto la Mole.

Aboukhlal e il gioco sugli esterni: "Devi attaccare"

—  

“E’ una scelta condivisa con il ragazzo. Lui mi sta dando il 100%",ha spiegato Baroni a proposito di uno dei cambiamenti più curiosi di questa stagione: Aboukhlal da esterno puro d'attacco a quinto di centrocampo. "Con questo sistema di gioco - ha analizzato il tecnico granata - vorrei avere due attaccanti sugli esterni perché devi attaccare. Lui sta mettendo energia, anche in fase difensiva, e quello che mi interessa è la sua disponibilità che è stata totale. Per me la sua crescita diventa un tassello fondamentale per la squadra”. Una spiegazione che offre tanti spunti d'analisi: intanto un grande plauso al giocatore, in grado di adattarsi a compiti differenti rispetto alla propria comfort-zone - e i miglioramenti in fase difensiva sono evidenti -. Poi la conferma di un'impressione che in molti avranno avuto: con il doppio ruolo degli esterni, Baroni è riuscito almeno in parte a trasformare un congeniale 3-5-2 nel suo solito 4-2-3-1. Con la spinta di un elemento offensivo come Aboukhlal, si arriva alla necessità di coprire un inevitabile buco difensivo. Così i centrali scalano, l'esterno opposto si abbassa a coprire e si stabilisce una difesa a quattro. Centralmente uno degli attaccanti viene incontro per creare superiorità numerica e smarcare le mezzali, mentre l'altra punta crea densità in avanti. Il ruolo di regista e del centrocampista vero (al ruolo di Vlasic si fa anche fatica a trovare un nome) sono la solida base dell'albero che permette al croato di essere il puntale. Il numero 10 granata svaria, si fa supportare dai due centrocampisti dietro, divenuti mediani, e si prende lo spazio apertosi anche sulla corsia opposta. Così Aboukhlal - proprio il giocatore da cui siamo partiti nell'analisi - può andare sul fondo e trovare almeno tre elementi pronti a ricevere in mezzo, uno di scarico e un altro ancora a rimorchio. Ripartenza completata, squadra scalata e... cosa vedete in campo? Un 4-2-3-1? Impossibile...