Ventisette presenze, diciotto da titolare, una media di 66 minuti a partita e quattro gol tra campionato e Coppa Italia. I numeri di Cesare Casadei raccontano una stagione nel complesso positiva per l’ex Chelsea classe 2003, cresciuto sensibilmente dall’inizio del nuovo anno, quando ha iniziato a collezionare prestazioni di livello con maggiore continuità. Eppure, osservando la situazione più da vicino, qualcosa non torna. Il problema non è il rendimento del ragazzo - in crescita, seppur con qualche sbavatura - ma l’assetto di un centrocampo che ha trovato il proprio equilibrio attorno ad altri interpreti, relegando Casadei in una posizione scomoda: quella di chi merita spazio, ma fatica a trovarlo.

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Casadei, crescita e paradosso: l’ex Chelsea cerca spazio, D’Aversa lo prova in avanti
Equilibri trovati, spazi ridotti
—Uno dei pochi veri punti fermi della stagione granata è stata proprio la linea mediana. Sotto la guida prima di Marco Baroni e ora di Roberto D'Aversa, due giocatori hanno compiuto un percorso di crescita netto e convincente: Nikola Vlasic, ricollocato da trequartista con licenza di offendere ma anche con sorprendente disciplina difensiva, ed Emirhan Ilkhan, che in cabina di regia si è rivelato affidabile e in costante progressione. Due slot su tre, di fatto, sembrano blindati. Per il terzo, la scelta tecnica appare orientata verso Gineitis: mancino naturale, adatto a presidiare il lato sinistro e capace di garantire equilibrio. Una soluzione che ha una sua logica.
D'Aversa lo vede più avanti
—Proprio questa solidità, però, finisce per comprimere lo spazio a disposizione di Cesare Casadei. Perché se l’assetto funziona e gli equilibri sono stati costruiti con pazienza, diventa difficile intervenire senza alterare meccanismi ormai rodati. Eppure, quando Casadei entra, risponde. E la consapevolezza sembra chiara anche a D’Aversa, che all’antivigilia di Napoli-Torino lo ha descritto così: "Casadei è la classica mezzala d’inserimento, che può essere anche avanzata come trequartista. Magari non a piede invertito, ma sulla destra può essere sfruttato per buttarsi dentro e far valere il fisico". Parole che suggeriscono una strada precisa: più che intervenire sulla mediana, stravolgendo equilibri costruiti con fatica, la soluzione potrebbe arrivare da un aggiustamento più avanzato. Un 3-4-2-1 che, rinunciando a una punta, apra a Casadei uno spazio alle spalle dell’attaccante, valorizzandone gli inserimenti senza intaccare ciò che, alle sue spalle, già funziona.
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