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GENOA, ITALY - FEBRUARY 22: Duván Zapata of Torino FC in action during the Serie A match between Genoa CFC and Torino FC at Luigi Ferraris Stadium on February 22, 2026 in Genoa, Italy. (Photo by Stefano Guidi - Torino FC/Torino FC 1906 via Getty Images)
Baroni non parla dopo Genoa-Torino. E in un dopopartita così, con un 3-0 pesantissimo al Ferraris e la panchina inevitabilmente sotto pressione, il silenzio vale quasi quanto una dichiarazione. Il Torino esce dalla partita senza attenuanti: perché i numeri non raccontano un risultato “bugiardo”, ma una gara controllata dal Genoa dall’inizio alla fine. Il possesso (62% a 38%) e il volume di passaggi (632 a 380) descrivono un match a ritmi e direzione rossoblù, ma è soprattutto entrando nei dati “caldi” che si capisce perché i granata non siano mai riusciti a restare davvero agganciati.
Le occasioni spiegano tutto. Il Genoa chiude con 1.88 di xG contro 0.60 del Torino e vince anche il dato più pesante: le grandi occasioni, 3 a 1. Poi arrivano i tiri: 16 a 7, con 5 conclusioni nello specchio contro 3. Ma la differenza vera sta nella zona in cui si tira e in cui si vive: i rossoblù arrivano 13 volte al tiro dentro l’area, il Toro appena 4, e anche i tocchi in area avversaria sono un segnale netto (25 a 10). Tradotto: il Genoa costruisce presenza e pericolo continuo, il Torino resta lontano dalla porta e finisce per produrre attacchi “corti”, poco sporchi e poco utili a cambiare l’inerzia.
Sul piano dell’atteggiamento, il Torino non riesce mai a trasformare la gara in battaglia. I contrasti sono pari (18-18), ma il Genoa ne vince di più (56% vs 50%) e soprattutto vince quelli che contano. Nei duelli a terra chiude avanti (33/63, 52% contro 30/63, 48%) e domina quelli aerei (11/19, 58% contro 8/19, 42%). Poi c’è il controllo del gioco con più ingressi nel terzo offensivo (54 a 46). Quando il controllo territoriale dell’avversario si somma alla scarsa produzione offensiva e a queste crepe, il risultato diventa conseguenza naturale, non casualità: il 3-0 è la fotografia di un Toro travolto, e la sensazione è che più che il punteggio a pesare sia l’assenza di segnali a cui aggrapparsi.
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