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tor toro Torino verso il Napoli: i dubbi di D’Aversa tra difesa, Ilkhan e tandem d’attacco

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Torino verso il Napoli: i dubbi di D’Aversa tra difesa, Ilkhan e tandem d’attacco

Torino verso il Napoli: i dubbi di D’Aversa tra difesa, Ilkhan e tandem d’attacco - immagine 1
Al Maradona i granata cercano punti pesanti per la salvezza: difesa da valutare, Ilkhan torna tra le opzioni a centrocampo e davanti intriga la replica della coppia Zapata-Simeone
Matteo Curreri
Matteo Curreri Redattore 

“La partita sarà molto difficile ma anche bella da andare a giocare, ho un po’ di invidia per la squadra che potrà scendere in campo”. Questa la carica di Roberto D’Aversa in vista dell’impegno al Maradona, il suo secondo da quando, il 23 febbraio, ha accettato di guidare per quattro mesi il Torino per mantenerlo in massima serie. La partita contro l’amico fraterno Antonio Conte è cruciale: non saranno certo sei punti di distacco dal terzultimo posto a illudere che il peggio sia passato, e i granata già all’andata sono stati in grado di fare lo scherzetto ai campioni d’Italia. Il martello D’Aversa continuerà a battere da un’area tecnica calpestata in lungo e in largo, come contro la Lazio. No, non potrà scendere in campo, anche se la prolungata assenza da una panchina di Serie A non lo fa stare nella pelle. Conscio della spinosità del suo ruolo a Torino, toccherà a lui compiere delle scelte e mettere il punto ai dubbi di formazione che andremo a sviscerare.

Difesa in bilico: conferma per Ebosse? Ismajli punto fermo

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Le novità, i cambiamenti da una guida tecnica all’altra, possono essere terreno florido per un rimescolamento. Importa fino a un certo punto lo status acquisito in campo e in uno spogliatoio: c’è un nuovo uomo al comando da conquistare. Lo stesso che, da qui in avanti, potrebbe dare un’altra composizione al materiale umano a disposizione. “Ogni settimana si fanno delle scelte”, ha detto D’Aversa in conferenza stampa, rispondendo a una domanda sul reparto difensivo e aprendo a variazioni di spartito rispetto al successo di domenica scorsa. “Contro la Lazio le scelte sono ricadute su quei tre – (n.d.r. Coco, Ismajli ed Ebosse) – ma con tempo, lavoro e allenamenti potrebbero anche cambiare”. Saranno le caratteristiche dell’avversario a decidere su quale strada incanalarsi. Ma già una timida indicazione il tecnico l’ha offerta. “È importante per la costruzione di gioco, lo si è visto contro la Lazio. E anche a livello difensivo, perché si fanno scalate e un’eventuale scivolata si fa sul piede forte”, è stata la risposta a una domanda sull’importanza di poter schierare come terzo di sinistra un mancino. E il Torino, a corrispondere a quell’identikit, ne ha solo uno: Enzo Ebosse. Ma tutto resta in bilico, tranne verosimilmente per il fido Ismajli, collocato contro la Lazio al centro della difesa; una posizione che, da un allenatore all’altro, non sembra più affatto scontato porti il nome e cognome di Guillermo Maripan, anzi. Per quanto riguarda Coco, tornato sul suo piede naturale dopo un lungo periodo trascorso a sinistra, è possibile una conferma, ma scalpita Marianucci, che potrebbe assaggiare nuovamente l’erba del Maradona prima di gustarsela, con molta probabilità, dalla prossima estate.

Torino: rebus Ilkhan e il ruolo ibrido di Casadei

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Dall’esordio stagionale in Coppa Italia contro il Modena a Genova, quest’arco temporale in cui è racchiusa l’esperienza di Marco Baroni a Torino si apre e si chiude curiosamente nella figura di Emirhan Ilkhan. Quel 18 agosto fu il suo ingresso a indicare non che il turco fosse la soluzione ai problemi, ma il tentativo di trovare risposte in un play individuato in Kristjan Asllani. Fino a una semi-titolarità, dopo aver salutato l’albanese, e a quel rosso parecchio ingenuo nella notte fonda baroniana. La squalifica gli ha permesso di confrontarsi con il cambio in panchina soltanto nel dietro le quinte e ora può tornare nuovamente sotto i riflettori, in quel di Fuorigrotta. “Può ricoprire il ruolo da play in un centrocampo a tre, anche se contro la Lazio avevamo una mediana a due”, ha ricordato D’Aversa, sottolineando come Gineitis, parecchio ispirato contro i biancocelesti, abbia offerto una grande prova da mediano. “Ilkhan può giocare sia a tre che a due”, rassicura il tecnico. Ma quali sono le sue intenzioni? Lo getterà subito nella mischia come partner di un altro play? Il dilemma, per quanto il mister sottolinei come venga prima l’interpretazione del modulo, resta soprattutto di natura tattica. E che ne è di Casadei? Il doppio play, l’adozione del doppio trequartista dietro l’unico riferimento offensivo, potrebbe di conseguenza avanzarlo. Ma il tema, quando è lui il protagonista delle riflessioni, è quella dimensione ibrida che ancora non lo valorizza come si spererebbe. “Casadei è la classica mezzala di inserimento, che può essere avanzata come trequartista”, ha spiegato D’Aversa, oltre a spronarlo: “Ha già fatto tre gol, starà a lui dimostrare di poter essere un giocatore importante che può arrivare a sette o otto gol”.

Zapata-Simeone: continua la luna di miele? Adams osserva

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Infine, quel duo pronto a tornare a casa, in quella Napoli che per uno è stato il primo sguardo su una Serie A impreziosita da 126 reti personali, per l’altro un porto felice, dopo tanto girovagare, a cui non smette di ammiccare per manifesta riconoscenza dopo le gioie di due scudetti. L’esperimento del tandem Zapata-Simeone si è tradotto in reti pesanti e in una compatibilità riconosciuta sia da D'Aversa che dall'interpellato a proposito Cholito. I gol di entrambi non possono che essere una piacevole coincidenza in vista del prosieguo della stagione, ma è sicuro che D’Aversa darà continuità al duo che condivide lo stesso idioma? “Ci possono stare entrambe le cose”, riferito sia alle due punte sia all’ipotesi dell’unica punta, come già provato contro i biancocelesti, con Zapata più avanzato rispetto al compagno, pronto a dare il suo apporto sia in costruzione sia nell’attacco della profondità. A poter insidiare questa coppia giunta curiosamente soltanto a marzo ai primissimi flirt c’è Ché Adams, tornato dal problema al polpaccio e potrebbe essere della partita. Non resta che decifrarne la quantità e la qualità del minutaggio a lui concesso.