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IL TEMA

Toro, gli esoneri dell’era Cairo: da De Biasi a Baroni, storia di un cerchio che si riapre

Matteo Curreri
Vent’anni di panchine instabili, ritorni e strappi improvvisi: la storia degli allenatori granata sotto la presidenza Cairo

Marco se n’è andato e non ritorna più, per di più nella settimana di Sanremo. Si separano, dopo 263 giorni, i destini del Toro e di quel Marco, Baroni, che lo scorso 5 giugno, dopo un controverso e forse severo addio alla Lazio, aveva detto sì ai granata nella comune intenzione di rilanciarsi e tentare di uscire dal loop di stagioni anonime e ammazza-entusiasmo. Invece, fin dalla preparazione estiva cresceva gradualmente la sensazione che questo matrimonio non s’avesse da fare, conducendo il tifo da un’insopportabile apatia alla ben più esasperante paura di un finale indicibile (la seconda lettera dell’alfabeto, o proprio la lettera iniziale dell’ormai ex tecnico).

Proprio sulla riviera ligure è giunto il punto di non ritorno, anche se probabilmente individuato con fin troppa benevolenza e colpevole ritardo. Genova riporta alla memoria un altro 3-0 inflitto dal Grifone che, nei primi anni di presidenza Cairo, costò la panchina a un altro tecnico. Corsi e ricorsi storici di speranze infrante, risultati insoddisfacenti e colpi di scena fragorosi hanno accompagnato le pagine del libro dei ricordi di vent’anni e oltre con l’editore milanese-alessandrino al timone. Ripercorriamo le separazioni: dall’esonero a sorpresa di Gianni De Biasi nel lontano 2006 a quello che, fino a oggi, era l’ultimo. Da Marco a Marco, Baroni riapre un cerchio chiuso con Giampaolo nel 2021.

 

2006: De Biasi esonerato a tre giorni dall’inizio del campionato

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“Ho ritenuto di farlo, e di farlo adesso, perché credo che sia meglio (avendo io dei dubbi) farlo prima che cominci il campionato”. Era l’estate del 2006 e il Torino, dopo due anni di B, il fallimento e un’emozionante cavalcata nata dalle macerie, si ritrova a disputare nuovamente un campionato di Serie A. Il tecnico designato per quel ritorno alla dimensione più consona al blasone del club è lo stesso che lo ha reso possibile: Gianni De Biasi, che nel precampionato fatica però più del previsto. I granata perdono le amichevoli contro Cuneo, Alessandria e Genoa e, soprattutto, vengono eliminati dalla Coppa Italia per mano del Crotone.

Dagli abbracci della notte della promozione al Delle Alpi contro il Mantova si passa alla tensione di un’estate segnata da scelte di mercato discutibili, una su tutte quella del giapponese Oguro. “Mi trovavo a cena con il mio staff, ho risposto al telefono e il presidente mi ha detto: ‘Lo sa che la sua gestione non mi piace?’. E io, di rimando: ‘E allora?’. A questo punto Cairo mi ha risposto: ‘E allora la esonero’”. Così, l’8 settembre 2006, a due giorni dall’inizio del campionato, il patron granata presenzia alla conferenza. “Credo che con Zaccheroni possiamo iniziare un percorso lungo di valorizzazione del parco giocatori che abbiamo”. Zac, campione d’Italia col Milan nel ’99 ma appannatosi tra Lazio e Inter, firma per due anni a 800 mila euro netti a stagione. Il “percorso di valorizzazione” non valorizza il Toro e ha vita breve.

Tra gennaio e febbraio i granata inanellano sette sconfitte consecutive, finché Urbano Cairo si ritrova costretto a fare un passo indietro: “Io ho fatto un bagno d’umiltà, ora mi aspetto lo stesso atteggiamento da tutti”. Un clamoroso dietrofront, con Gianni De Biasi ancora alla guida dei granata. “Zaccheroni? L’ho chiamato alle 9.15 di stamattina, mi ha raggiunto nella mia casa di Masio, nell’Alessandrino, e gli ho comunicato la mia decisione. Mi è spiaciuto, come sempre quando si prendono provvedimenti del genere”. De Biasi, nelle quattordici partite restanti, salva il Toro dalla retrocessione, ma a fine stagione la scelta ricade su Walter Novellino.

Tra il Toro e De Biasi, in quegli anni, non è mai un addio, ma soltanto un arrivederci. Ecco il precedente della sconfitta contro il Genoa per 3-0 che, il 13 aprile 2008, è fatale a Novellino, che lascia i granata a più quattro sulla zona retrocessione. Viene allora richiamato il condottiero della promozione di due anni prima, che in quei giorni allenava un Levante in difficoltà economiche senza ricevere lo stipendio.

2008-2009: due esoneri e la retrocessione a Roma

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“Sì, è vero, fra noi è il terzo matrimonio, ma evidentemente il nostro è amore vero”, dice ironicamente De Biasi. Cairo racconta: “Riprendiamo il nostro rapporto come se non ci fosse mai stata un’interruzione. In passato ci sono stati momenti in cui non siamo stati in sintonia, ma ci siamo ritrovati subito. Abbiamo firmato nella notte, alle 3”. Poi annuncia: “Il rapporto è destinato a prolungarsi, ad andare oltre queste cinque partite che rimangono prima della fine del campionato, ma si tratta di un progetto evidentemente subordinato alla conquista della salvezza”. Salvezza che De Biasi porta a termine, cominciando anche la stagione successiva. L’8 dicembre 2008, dopo 12 punti in 15 partite e una sconfitta interna per 1-4 con la Fiorentina, arriva il divorzio definitivo, con il ritorno di Walter Novellino, ancora sotto contratto fino al giugno 2009. “Una seconda chance perché in tutte le occasioni passate ha dimostrato di essere un allenatore di qualità e di saper far bene”, spiega Cairo. Quella stagione racconta però qualcosa di inedito. Novellino si riappropria della panchina granata nel peggiore dei modi, con cinque reti incassate dal Bologna, per poi arrivare claudicante all’epilogo di marzo. È la prima volta che Cairo esonera due tecnici nell’arco di una sola stagione. L’operazione nostalgia, con il ritorno di Giancarlo Camolese, non dà i suoi frutti e il 31 maggio 2009, a Roma, arriva la sentenza della retrocessione in Serie B.

Toro in Serie B: due anni senza pace

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“Stavolta ci siamo fidanzati, l’obiettivo è sposarsi”, diceva Cairo alla presentazione di Camolese, ma per ripartire la scelta ricade su Stefano Colantuono. Il Toro parte fortissimo, con i 3-0 a Grosseto ed Empoli, ma poi qualcosa si inceppa e, dopo un parziale di due vittorie in undici partite, concluso con il ko interno con il Crotone, il 28 novembre 2009 salta anche l’ex tecnico dell’Atalanta. Il nuovo allenatore è Mario Beretta, che vince alla prima a Gallipoli per poi perdere tre gare su quattro. “Ho fatto tutto ciò che era nelle mie possibilità per cercare di rialzare la squadra. La sera vado a casa a testa alta – dice dopo la sconfitta di Cittadella –. Se sarò ancora l’allenatore del Torino da domani cercherò di mettere ancora più impegno per risolvere la situazione. In caso contrario, attenderò le decisioni della società al telefono”. Cairo opterà per la seconda opzione, con il ritorno in sella di Colantuono. Sarà la “rivoluzione dei Peones” manovrata da Petrachi e la rimonta fermata solo dal Brescia nella finale playoff. Il Toro si affiderà a Franco Lerda, ma anche la stagione successiva sarà a dir poco turbolenta. Il 7 marzo 2011 i granata capitolano a Vicenza e l’ex ragazzo del Fila viene esonerato con la squadra al settimo posto, a meno uno dai playoff. Cairo rispolvera una costante: l’insonnia. “Ci siamo incontrati nella notte e adesso risento del fatto di non aver dormito”, dice di fianco a Giuseppe Papadopulo, che esordisce così: “Non voglio illudere né preoccupare nessuno”. In effetti non avrà nemmeno il tempo di farlo, visto che dopo undici giorni ne fa le spese pure lui. “Avevamo ingaggiato Papadopulo affinché desse motivazioni e carattere alla squadra, sicurezza in difesa. Purtroppo in due settimane, un tempo abbastanza significativo, si è visto poco di tutto ciò”, spiega Cairo. Papadopulo parlerà, più avanti negli anni, di un complotto architettato nei suoi confronti dal patron granata, “perché due anni prima, allenando il Bologna, andai a decretare la retrocessione del Torino”.

Toro, all’idillio con Ventura agli esoneri di Mihajlovic e Mazzarri

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Anche con il Lerda bis non arriva la promozione, né la qualificazione ai playoff. A fine anno si pongono le basi per frenare la fame vampiresca di allenatori di Urbano Cairo. Giampiero Ventura porta il Toro in A, in Europa (anche se non dalla porta principale) e lo lascia dopo cinque anni. La sua eredità ricade sulle spalle di Sinisa Mihajlovic. Il tecnico ex Sampdoria e Milan chiude la sua prima stagione al nono posto, mentre la seconda si interrompe anticipatamente. Il 3 gennaio 2018 il Toro perde 2-0 allo Stadium il derby di Coppa Italia e la società comunica l’esonero del serbo. “Ma la partita con la Juve non c’entra – spiega ancora il presidente –: la decisione è arrivata al termine di un girone d’andata in cui ci aspettavamo di raccogliere di più”. Alla presentazione di Walter Mazzarri aggiunge: “Era da sette anni che non esoneravo un tecnico”. E ne passerà molto meno dal successivo. Mazzarri chiude la stagione confermando il Toro alla nona piazza e l’anno seguente è protagonista del settimo posto che vale, anche grazie al dietrofront del Milan, la qualificazione in Europa League. Un’occasione non capitalizzata, visto che i granata faticano a ritrovare compattezza fino a crollare definitivamente in una delle notti più brutte dell’era Cairo: lo 0-7 con l’Atalanta. L’agonia si protrarrà a Lecce, con un pesante 4-0 che ne decreta i titoli di coda sotto la Mole.

Da Giampaolo a Baroni, un cerchio che si riapre

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“È stata una risoluzione consensuale perché era il momento di farlo e lui stesso ne era consapevole”, è la chiosa di Cairo sul rapporto, prima di introdurre il nuovo tecnico Moreno Longo, che dopo essersi fregiato del tricolore Primavera ottiene questa opportunità in prima squadra. Longo condurrà il Toro a una salvezza tutt’altro che entusiasmante, resa ancora più pallida dallo stadio vuoto in epoca Covid. Ancor più sofferente la stagione successiva, cominciata con Marco Giampaolo. Alla diciottesima giornata i granata sono terzultimi e non hanno mai vinto in casa. Il 16 gennaio 2021 il Toro pareggia 0-0 con uno Spezia in dieci per 82 minuti. “Partita pessima, pensavo di vedere una squadra diversa. Giampaolo resta”, rassicura Cairo. Due giorni dopo arriva il comunicato ufficiale che ne certifica l’esonero.

La salvezza verrà portata in porto da Davide Nicola, lottando con le unghie e con i denti, con quel palo di Immobile in Lazio-Torino che decretò la permanenza in A. Fino a oggi, quella fu l’ultima stagione con avvicendamento in panchina. Tre anni di Juric, l'addio di Vanoli a campionato concluso, fino a Marco Baroni e un finale di stagione affidato a Roberto D’Aversa tutto da scoprire.