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l'opinione

Toro, oggi è proprio Blue Monday. Terzo ko e solite crepe

Toro, oggi è proprio Blue Monday. Terzo ko e solite crepe - immagine 1
"Era già tutto previsto", direbbe qualcuno: il Toro manca ancora un tris e sprofonda nella sua magia nera
Matteo Curreri

La giornata di oggi non è soltanto un già faticoso lunedì di riconnessione con le cose che solitamente più ci pungolano, ma cade nel peggior lunedì dell'anno. Così almeno si dice, visto che ricorre il Blue Monday. È lo psicologo della Cardiff University, Cliff Arnall, a stabilire come il terzo lunedì dell'anno sia la data sul calendario in cui il fattore di depressione tocchi un livello più alto rispetto al resto dei 364 giorni. E se, oltre a questa sentenza emotiva, si è anche sostenitori delle vicende granata, con il meteo tutt'altro che dalla parte dei torinesi, è tutto apparecchiato per un risveglio ben lontano dal rivitalizzante.

La mattinata lascia gli strascichi di un Toro che non riesce mai a fare tris. Se, sulla scia finale del 2025, il ko con il Cagliari non ha dato seguito ai due acuti con Cremonese e Sassuolo, alimentando un tabù dei tre successi consecutivi che si trascina dalla scorsa decade, a distanza di tre settimane non arriva un quasi improbabile tre su tre con la Roma dopo le due imposizioni all'Olimpico. Ma, ironia della sorte, i granata fanno invece i conti con la terza sconfitta consecutiva in campionato, oltre alla sesta in casa della stagione di fronte al proprio pubblico. E così, invece di toccare il 3, che sa di perfezione dantesca, ecco inserirsi nel triangolo della magia nera, profondamente torinese.

Nera come la bestia a cui Gasperini giustamente non crede, riferendosi a quel Baroni che sembrava indossare i panni di antidoto anti-Gasp, a cui invece il Toro è quantomeno giustificato a contemplarne l'esistenza. Ma, di preciso, cosa abbiamo fatto di male a Paulo Dybala per infierire consecutivamente da quattro stagioni e per trovare l'undicesimo gol contro i granata? (Ah, tra l'altro non faceva gol e assist da 13 mesi). Il suo è stato un simposio di bellezza tecnica, che fa bene all'anima e meno al cuore. Lui e Malen sembravano aver cominciato a giocare assieme dai pulcini e invece si erano appena stretti la mano e, magari, uno dei due ancora non si ricordava come si chiamasse l'altro, impegnati a dire bene il proprio nome.

"Arancia meccanica" per l'Orange, con il 14 sulle spalle, che ieri ha fatto a pezzi la già fragile difesa granata, presentandosi alla grande in Italia dopo l'esperienza in Premier.

"Era già tutto previsto" si legge nei commenti, tra chi già dalla vigilia masticava amaro conoscendo l'andazzo di questo Toro un po' Dr. Jekyll e un po' Mr. Hyde. E, pensando ai vergognosi schiamazzi durante il ricordo di Rocco Commisso, ci sta chiedersi effettivamente cosa sia l'antropologia. "Vedere", direbbe il professor Marotta in Parthenope, e chi segue abitualmente il Toro era già capace di leggere tra le righe di una serata in cui non c'era proprio scampo di uscirne più vivi di martedì scorso.

Mentre in conferenza stampa Baroni, rispondendo piccato a una richiesta di spiegazioni sull'esclusione di Maripan, ha mostrato di essere anche lui umano, togliendosi di dosso per una volta l'aplomb, esprimendo la sua frustrazione, oltre a portarsi con sé, come sempre, il cartello "lavori in corso", senza sbottonarsi su un mercato che finora gli ha portato solo Obrador e non il vitale rinforzo per la difesa. "Intanto bisogna chiedere scusa ai tifosi. Abbiamo lavorato per creare entusiasmo e oggi buttiamo tutto dalla finestra", ha detto Baroni, ma attenzione: il 24 novembre. Ma potrebbe averle pronunciate benissimo ieri sera.

Era la conferenza post Torino-Como, di quell'umiliante 1-5, e ora è in programma proprio la trasferta in riva al lago, sperando che il prossimo lunedì non sia blu come i colori sociali della squadra di Fabregas. Perdere sarebbe un vero bagno di sangue, in questo caso a tinte profondamente granata.