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tor toro Toro, Petrachi e il “patto del Bentegodi”: i granata evitano il ritiro punitivo

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Toro, Petrachi e il “patto del Bentegodi”: i granata evitano il ritiro punitivo

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Dopo il ko con il Cagliari, la vittoria a Verona scongiura la linea dura: il retroscena
Matteo Curreri

Domani, con l’Epifania, si chiude come da tradizione il periodo delle feste. Due settimane e qualcosa in più, durante le quali il morale attorno al Torino ha vissuto pesanti oscillazioni. Innanzitutto, i granata hanno festeggiato il Natale con maggiore serenità di quanto ci si potesse aspettare appena 17 giorni prima, il giorno dell’Immacolata, quando il Toro capitolava in casa contro il Milan dopo essere stato in doppio vantaggio e, in settimana, a pagare per tutti era stato il dt Davide Vagnati con il ritorno di Gianluca Petrachi.

Il reinsediamento del ds ha offerto risultati immediati, con due vittorie che hanno allontanato il Torino da una zona rossa che si stava avvicinando pericolosamente. Due successi di misura, entrambi per 1-0, ma con copioni differenti. Il primo, contro la Cremonese, arrivato con un sospirone di sollievo al triplice fischio; il secondo, contro il Sassuolo al Mapei, decisamente più convincente, tanto da far fiorire sorrisi nel post partita, battute e l’annuncio, a mezzo televisivo (o streaming), del giorno di tregua dagli allenamenti. Un Natale con i rispettivi nuclei familiari guadagnato grazie a una prestazione di rilievo, alla quale però avrebbe dovuto far seguito un’altra, quasi obbligatoriamente, contro il Cagliari.

Toro, dopo il Cagliari tanta amarezza

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Vincere con i sardi avrebbe significato continuità e il raggiungimento di una maturità testimoniata dall’abbattimento del muro delle tre vittorie consecutive, che mancano dal 2019 e rappresentano lo specchio dell’incompiutezza di almeno sei degli ultimi anni della gestione Cairo. Lo stesso presidente granata che, la sera del 27 dicembre, affermava sconsolato: «Purtroppo abbiamo preso due gol che non si possono guardare», ripensando allo stacco di Prati e allo slalom di Kilicsoy, con Baroni che confermava la nudità del suo Toro di fronte all’opportunità di fare “quel saltino” che passa tra una stagione anonima e un'altra ambiziosa.  Se il Natale è trascorso all’insegna della serenità, nessun fuoco d’artificio invece a Capodanno e massima concentrazione per il primo appuntamento del 2026 al Bentegodi. Le ore che hanno accompagnato la sfida sono state cariche di tensione, di un dentro o fuori per la credibilità interna di un gruppo che contro il Cagliari aveva rimarcato in modo evidente i soliti difetti di concentrazione e di capacità di restare dentro la partita. Un ko del genere, così come il reiterarsi degli stessi problemi, non potevano passare inosservati.

L'ipotesi ritiro fino alla Coppa Italia

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«Servono compattezza e senso di appartenenza, devono trasferirli ai ragazzi. Devono capire che cosa sia il Toro, che perdere o vincere non è la stessa cosa», affermava Gianluca Petrachi nella conferenza stampa di presentazione. E, a scanso di equivoci, il ds ha avuto modo di confrontarsi con mister Baroni per individuare una soluzione, poi esplicitata al resto della squadra. È emerso infatti un retroscena legato alle ore precedenti al successo di Verona. Come riporta Paolo Aghemo per Sky Sport Insider, in caso di sconfitta o di prestazione sottotono, dagli spogliatoi del Bentegodi fino alla gara di Coppa Italia contro la Roma, i granata si sarebbero compattati in un ritiro punitivo, comprendente anche la preparazione alle sfide con Udinese e Atalanta.

Pericolo scampato, ma...

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Alla fine, tutto è bene quel che finisce bene, con il Toro che ha riscattato la prova contro il Cagliari battezzando nel migliore dei modi l’anno nuovo. Un tris che ha coinvolto anche giocatori che sembravano aver già svuotato l’armadietto del Filadelfia, allontanandone quasi definitivamente altri che, invece, non hanno preso parte alla spedizione. Tuttavia, le buone sensazioni arrivate da Verona non possono restare un caso isolato. Il “patto del Bentegodi” non appare come un avvertimento fine a se stesso, ma come un monito a cambiare mentalità e ad assumersi una maggiore responsabilità collettiva. Ed è qui che la mano di Petrachi, indipendentemente da come agirà sul mercato, è fondamentale che attecchisca. Il ds non ha perso tempo: per chi sbaglia atteggiamento sono infatti già previste sanzioni. Segnali di non ritorno, perché il Torino, per Petrachi, non vuole essere uno step verso grandi palcoscenici, ma una cosa seria, da onorare con il massimo impegno quotidiano.